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YARLUNG
Cina (Tibet)


Programma di Viaggio


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Paesi destinazione
 

 
 

• Un viaggio attraverso le alte terre percorse dallo Yarlung (il Brahamaputra) dove vive il popolo tibetano. Una terra incastonata tra le vette del Karakorum e dell'Himalaya a sud e del Kunlun a nord. Il tetto del mondo, il luogo più alto per la spiritualità dell'uomo che da sempre è l'unica cosa che conta, al di là di tutte le contrapposte rivendicazioni. Una cultura legata a doppio filo con la pratica religiosa che raggiunge altezze solo percettibili da noi occidentali. I Tibetani danno alla loro religione il nome di "Chos" che significa semplicemente "legge". Solo negli ultimi decenni si è potuto approfondire il significato profondo e non apparente di alcuni rituali che in passato sono stati spesso semplicisticamente liquidati come espressioni magiche e demoniache. Il buddismo tibetano, che lascia invece grande spazio alle modalità per raggiungere l'illuminazione, si fonda sul lamaismo (lama = guida spirituale) che venne introdotto nella regione nell'VIII secolo sovrapponendosi alle religioni primordiali autoctone animiste. Il lamaismo assorbe in particolare le caratteristiche della religione Bon e forma un quadro religioso che è la continuazione della religione antica seppure sotto nuove vie, forme e pratiche che mantengono saldamente la meta comune: l'illuminazione. Dice il XIV Dalai Lama: "Quando vi svegliate al mattino, se avete interesse allo sviluppo spirituale, dovete esaminare la vostra mente e cercare di sviluppare una giusta motivazione. Quindi ripromettetevi seriamente, con determinazione, di praticare in futuro, e in particolar modo oggi stesso, un corretto comportamento e un corretto modo di pensare. Pensate che aiuterete gli altri in modi corretti, e se ciò non sarà possibile, vi asterrete almeno dal nuocere loro. In seguito, durante il giorno, di tanto in tanto rammentate a voi stessi ciò che vi siete ripromessi al mattino. A sera ripercorrete la vostra giornata per vedere se l'avete davvero trascorsa come vi eravate ripromessi al mattino. Se trovate qualcosa di buono, bene, siatene lieti! Rafforzate la vostra decisione rallegrandovi delle buone azioni compiute e ripromettendovi di continuare così nel futuro. Se scoprite che nel corso della giornata avete commesso qualche azione negativa, provatene rimorso e rimproverate voi stessi, riflettendo sul fatto che le azioni negative commesse nel passato sono il motivo per cui state tuttora sperimentando conseguenze indesiderabili. Riflettete che se continuerete a indulgere in azioni simili nel futuro, si ripeteranno anche le conseguenze negative. Questo è il modo: provare e riprovare e riprovare ancora! Allora, col tempo, c'è speranza. C'è la possibilità di migliorarsi. Le benedizioni che vengono dagli altri non sono sufficienti. In quanto buddista so che ci sono migliaia e migliaia, milioni, miliardi di Buddha e Boddisatva nell'universo; ma noi siamo qui e ancora sperimentiamo mille difficoltà ogni volta che qualcosa non va. Dunque le benedizioni non bastano. Le benedizioni devono venire dall'interno. Senza il nostro sforzo, le benedizioni non possono raggiungerci". All'interno di queste riflessioni abbiamo ritrovato tutti gli elementi rituali, le espressioni, le maschere, gli oggetti simbolici, i costumi, le danze, la musica, le cerimonie del mondo tibetano e abbiamo identificato il filo sottile ma inossidabile che lega gli uomini gli uni agli altri. Con questo itinerario staremo sette notti in Tibet, nella regione dello Xizang, politicamente appartenente alla Cina. Esploreremo con un circuito ad anello il cuore del Paese, attraversando un territorio maestoso dove i pastori nomadi con i loro ovini e gli yak spostano da un punto all'altro le tipiche tende nere poligonali. Constateremo che uomini e donne vestono gli stessi abiti, un'ampia casacca di lana stretta ai fianchi da una fascia alta, berremo il loro tè, ascolteremo le loro musiche, pregheremo presso i loro monasteri constatando tutte le differenze con i Cinesi e lasceremo qualcosa di noi tra le vette dei monti. Più saggiamente prenderemo con noi qualcosa che ingombra, che riempirà il cuore e l'anima, il sentimento della compassione e della partecipazione che non ci abbandoneranno mai. Per partecipare al viaggio è necessaria una buona capacità di adattamento oltre a uno stato di buona salute fisica (polmoni, cuore, circolazione). La straordinarietà dei luoghi ripaga abbondantemente di qualche inevitabile scomodità. •


1° giorno ITALIA/PECHINO

Partenza per Pechino con volo di linea. Pasti e notte in volo.
 

2° giorno PECHINO/CHENGDU

Arrivo in tarda mattinata e coincidenza per Chengdu. Seconda colazione in volo. Cena e pernottamento.
 

3° giorno CHENGDU/LHASA(GONGGAR)/ZEDANG

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza molto presto per Gonggar, l'aeroporto di Lhasa. Arrivo e proseguimento per Zedang nella valle dello Yarlung, considerata la culla della civiltà tibetana. Zedang si trova a circa 100 Km ad un altitudine leggermente inferiore rispetto a Lhasa (3500 metri), consentendo così un adattamento altimetrico più graduale. Lungo il percorso, deviando leggermente dalla strada principale, sosta per la visita del bel monastero di Mindoling posto sull'accessibile cima di un'altura. Arrivo a Zedang e seconda colazione.
Pomeriggio libero per l'acclimatamento. Cena e pernottamento.
 

4° giorno ZEDANG

Prima colazione e visita del tempio-fortezza Yunbu la Kang che si trova circa 10 Km a sud di Zedang. Oggi abitato solo da alcuni monaci, fu dapprima il palazzo fortificato di Nyatri, padre dell'unificatore del Tibet Songtsen Gampo (VII sec.) e si sviluppa in cinque piani arroccati su una rupe. Nell'interno è conservato un vero e proprio tesoro composto da recipienti sacri e splendidi libri antichi. Seconda colazione e proseguimento per Samye. In circa 50 minuti si effettua un percorso di buona strada per poi prendere un traghetto attraverso il fiume Yarlung e proseguire per altri 15 minuti fino a raggiungere questa città monastica, la più antica del Tibet costruita da Trisong Detsen nel 779 per ricevere il monaco taumaturgo Padmasambava. Il complesso che si ispira al tempio indiano che era ad Otantapuri ha, visto dall'alto, la forma di un colossale mandala. Al centro si trova la sala maggiore che si eleva su tre piani a simboleggiare il Monte Meru, intorno si trovano 4 chorten disposti ai 4 punti cardinali, a nord il Tempio della Luna, a sud quello del Sole. Oltre a questi vi sono altri 7 templi dei 108 originali. Il complesso è ricchissimo di opere d'arte sacra tibetana spesso tempestate di pietre preziose. Rientro a Zedang, cena e pernottamento.
 

5° giorno ZEDANG/GIANTSE

Prima colazione e partenza per Giantse (330 Km, circa 9 ore). Dapprima si ridiscende la valle dello Yarlung fino al lago Yamdrok che si costeggia per un breve tratto, quindi si superano impervi passi montani di rara bellezza e si ammirano piccoli villaggi e campi coltivati. Seconda colazione al sacco. Arrivo a Giantse che assomiglia a un villaggio del vecchio west americano che si trova a circa 3800 metri nel cuore dell'antico Tibet. Un tempo era un importante centro commerciale sulle vie che collegavano all'India. Visita del complesso monastico del Palkhor Choide, che comprende il magnifico chorten Kumbum, costruito nel 1440, l'unico stupa nel quale sono ricavate splendide cappelle affrescate. Esso presenta un basamento quadrato ma con linee che si spezzano in un armonioso disegno geometrico. La torre, se così può chiamarsi, va rastremandosi verso l'alto con cinque piani sovrapposti su cui si affacciano 108 cappelle votive. Queste contengono magnifici affreschi murali che costituiscono il culmine dell'arte Newari, di origine nepalese. I pellegrini salgono sul Kumbum mediante un elaborato sistema di scale che sono da percorrersi nel senso delle lancette dell'orologio: è un modo di esprimere simbolicamente l'ascesa fino all'illuminazione buddista.
Cena e pernottamento.
 

6° giorno GIANTSE/SHIGATSE

Prima colazione e partenza per la città di Shigatse che si trova in una magnifica valle a 90 km e ad una altitudine di 3900 metri. Vi si giunge in circa tre ore attraversando un territorio intensamente coltivato e piccoli villaggi. Sosta per la visita del monastero di Shalu, a circa 20 Km a sud di Shigatse. Qui il famoso monaco Buston ha collezionato una quantità di testi canonici buddisti e qui si insegna una speciale tecnica di meditazione che permette il fenomeno della levitazione. Seconda colazione al sacco. Arrivo a Shigatse e visita della città monastica di Tashilumpo realizzata nel 1447 e trono abaziale del Panchen Lama, seconda autorità spirituale del buddismo lamaista. All'interno del Tashilumpo, dove oggi vivono circa mille monaci, vi è, oltre ad un gran numero di sale con splendidi affreschi, depositi, stamperie, sculture, archivi preziosi e opere d'arte pregevoli, la statua di Maitreya, il Buddha del futuro, interamente ricoperta da una spessa lastra d'oro e ornata con una ingente quantità di pietre preziose, capolavoro realizzato da artisti tibetani e nepalesi. Si tratta di un monastero molto bello, con terrazze imponenti, mura rosate e finestre in legno scuro. Tra le sue mura si pratica l'arte dei mandala, realizzati con sabbie colorate. Il mandala è uno strumento della tecnica di meditazione; riflette i diversi livelli di coscienza di chi lo contempla e rappresenta simbolicamente il processo di reintegrazione dell'esperienza individuale con il cosmo di chi lo realizza. Attraverso il concetto e la struttura del mandala l'uomo può essere proiettato nell'universo e l'universo nell'uomo. Nella grande sala della preghiera vi sono bellissime pitture murali risalenti al XV secolo, colossali statue in bronzo dorato, il chorten di argento massiccio del fondatore del monastero e la sontuosa tomba del quarto Panchen Lama, adorna di 8 Kg. di oro e gioielli. Noto in tutto il mondo buddista-lamaista, l'oracolo di Taschilumpo, nel corso di una suggestiva cerimonia giornaliera, elabora le sue divinazioni ed i suoi presagi. Cena e pernottamento.
 

7° giorno SHIGATSE/LHASA

Prima colazione e partenza molto presto per un lungo viaggio (250 km) fino a Lhasa percorrendo la via settentrionale della Strada dell'Amicizia. Il percorso ci porterà a superare tre passi montani e ad attraversare il fiume Yarlung (Brahamaputra). Seconda colazione al sacco. Arrivo a Lhasa nel pomeriggio, cena e pernottamento.
 

8° giorno LHASA

Pensione completa. È la capitale della regione autonoma del Xizang (Tibet) che si trova a 3680 metri di altezza. È detta anche la "terra degli Dei" e racchiude in sé due città contrapposte: una moderna, l'anonima città cinese, ed una più antica che è la vera e propria città tibetana ad est del Potala. Iniziamo con la visita del Norbulingka, il palazzo d'estate del Dalai Lama costruito dal VII Dalai Lama nell'XVIII secolo, immerso nel verde e nell'armonia di giardini ben curati, i più belli di Lhasa. In questo palazzo si riceverebbe il Dalai Lama se volesse visitare Lhasa. Da qui, nel 1959, poco prima che i Cinesi irrompessero violentemente nel Paese, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso partì per l'esilio in India, dove ancora vive. Vi si trovano bellissimi ambienti decorati con dipinti murali, templi ed altari con statue di splendida fattura, sale per la meditazione, biblioteche, fontane e corsi d'acqua. Proseguimento con la visita della città vecchia raccolta intorno al tempio dello Zuglakan che i Cinesi chiamano Jokhang, la prima istituzione religiosa e la più sacra dell'intero Tibet, edificata nel VII secolo durante il regno di Songtsen Gampo, meta giorno e notte di continui pellegrinaggi. All'interno si trova la statua sacra del Buddha Sakiamuni, posta propria al centro del Tibet, centro identificato in base a criteri geomantici e a complessi calcoli divinatori. La costruzione consta di tre piani quadrangolari attorno al quale si trova il percorso pedonale dei pellegrini, il Barkhor, che si deve compiere sempre in senso orario. Il nome Barkhor è usato per identificare il cuore di Lhasa, cuore propulsore dove vive l'essenza del popolo tibetano con tutte le sue tradizioni, i suoi riti, la sua spiritualità. Un incredibile mondo dove si ritrovano monaci, bambini, contadini, lama, pellegrini, raccolti in preghiera, giocando, salmodiando, recitando mantra alla luce delle lampade, sotto i raggi del sole che filtrano attraverso la polvere e invadono gli spazi dei bazar carichi di tutti gli oggetti che qui, in Tibet, hanno un'anima. Suggeriamo di percorrere più volte il perimetro del Barkhor, sarà sempre una sconvolgente emozione. Proseguimento con la visita di Ani Sangkung, un delizioso e lindo monastero, sempre nella città vecchia, abitato dalle monache che un tempo avevano il compito quotidiano di accendere le lampade del tempio di Zuglakan e che oggi producono rotoli di sutra e cavalli del vento. Pernottamento.
 

9° giorno LHASA

Pensione completa. Visita del Drepung, tra i monasteri più importanti di Lhasa alla periferia occidentale. Il nome "Drepung" deriva dalla città indiana nella quale il Buddha rivelò i testi esoterici della "ruota del tempo", ossia del Samsara. Il monastero fu fondato nel 1416 e rappresentò per secoli la prima università monastica del paese. Fu sede abbaziale dei Dalai Lama fino alla ricostruzione del Potala e ospitava due università nei cui collegi, dratsang, si insegnavano i diversi aspetti del buddismo. Vi vivono oggi circa 500 monaci contro i 10.000 di un tempo. Accanto al Drepung si trova il più piccolo monastero di Nechung che ospita una scuola teologica, un tempo la più famosa e all'avanguardia del Tibet. In uno degli edifici di questo complesso risiedeva l'Oracolo di Stato (Nechung Chogyal) che, cadendo in trance, consigliava il Dalai Lama sulle decisioni da prendere; nessun tibetano lo avrebbe mai smentito. Proseguimento con la visita del monastero di Sera dove per molti anni hanno vissuto monaci specializzati nell'esercizio delle arti marziali. Molti di questi monaci hanno combattuto durante le sommosse del 1959 al tempo della rivoluzione culturale. Rientro a Lhasa e visita del vero e proprio simbolo della città, l'imponente, austero e distaccato Potala, il più famoso monastero-fortezza del Tibet, quasi una città, articolata su tredici piani, che domina la valle dall'alto del Marpori (montagna del Buddha). Anche il Potala sembra risalire al VII secolo e pare che la sua distruzione nel IX secolo fosse stata causata dalla magia nera degli sciamani Bon. La fortezza venne ricostruita nella seconda metà del 1600 e dal 1755 divenne la residenza ufficiale del Dalai Lama (capo del potere temporale e autorità indiscussa della regione), che insieme al Panchen Lama (capo del potere spirituale) rappresentavano le massime autorità del paese come stabilì il movimento riformista dei Gelupka (berretti gialli). Il Potala si compone di due parti principali: il Palazzo Rosso, adibito alle funzioni religiose, accoglie le sontuose sepolture dei precedenti Dalai Lama e numerose altre cappelle; il Palazzo Bianco, ai due lati di quello rosso, ospitava invece la comunità dei monaci e gli uffici amministrativi; il tetto del Potala era invece la residenza temporale dei Dalai Lama. Pernottamento.
 

10° giorno LHASA/CHENGDU/PECHINO

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Chengdu. Arrivo previsto in tarda mattinata. Seconda colazione libera ed attesa del volo per Pechino. Arrivo e trasferimento in hotel. Cena e pernottamento.
 

11° giorno PECHINO/ITALIA

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per l'Italia dove si giunge nel primo pomeriggio.
 


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