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• È la terra di diversi gruppi etnici
vicini ai tibetani che seguendo il corso del fiume Irrawaddy da nord a
sud vi si stanziarono intorno all'VIII secolo dando vita a potenti ed
innumerevoli regni tra cui quello illustre di Pagan. Il primo impero
formalmente costituito unendo i regni indipendenti risale al 1753. È
l'impero birmano unificato, sempre travagliato e mai stabile perché non
rappresentativo delle esigenze e della volontà di etnie tanto diverse,
con capitali prima Sagaing, poi Ava e Amarapura. In seguito altre città
si sono succedute quali capitali dell'impero in una alternanza che
dipendeva dal concetto tipicamente buddista di provvisorietà. Il grande
fiume lungo oltre 2000 Km ha avuto una determinante importanza per lo
sviluppo della loro civiltà, come del resto ogni grande fiume ricordato
dalla storia. I suoi rami si stendono nel paese penetrando i monti e
permettendo grandi e intense coltivazioni; tra tutte quella del riso,
determinante per le popolazioni orientali. Questi popoli sono buddisti
fedeli; ecco come li descrive l'antropologa americana Margaret Mead agli
inizi del secolo scorso: "Non conoscevano né la miseria né la
ricchezza; i loro villaggi erano autonomi, non v'era polizia, leggi o
autorità esterne; rari erano i delitti, i furti e le liti. Il villaggio
birmano gravitava attorno a un monastero, in cui si imperniava, come in
un centro regolatore del suo ritmo, la vita privata e pubblica degli
abitanti. Le donne si occupavano per lo più dei lavori agricoli, delle
faccende domestiche e del bilancio familiare. La terra era ricca, i
bisogni modesti; restava molto tempo per le feste, le danze, le corse e
le rappresentazioni teatrali. La gente lavorava spontaneamente, e non
dava molti segni di inquietudine. L'uomo non si poneva per scopo di far
fortuna. Ciò che si proponeva era di aumentare i suoi meriti per
reincarnarsi a un più alto grado di perfezione; pensava di rendersi
migliore non accumulando denaro ma donando generosamente, non ereditando
ma lavorando, non scoprendo nuove vie verso l'avvenire ma percorrendo
una strada già nota". Gli inglesi li ribattezzarono "gli
irlandesi d'oriente" quando si accorsero che essi trasgredivano la
legge e poi si presentavano da soli ai tribunali per la condanna.
Infatti così continua la nostra antropologa: "Le abitudini che
avevano i magistrati di infliggere pene severe per "dare un
esempio", riuscivano del tutto incomprensibili per gente che aveva
della pena un concetto personale, religioso e per la quale infliggere un
castigo a titolo di esempio era come lavare due volte un vestito per
pulirne un altro". Lo spirito di questa gente non è cambiato: lo
si ritrova intatto in tutto il Paese, soprattutto nei piccoli villaggi
dove la vita scorre al ritmo di sempre. Il Myanmar, termine antico che
abbraccia tutte le popolazioni dell'area, è oggi una repubblica
socialista sostenuta dalla Cina. Questo itinerario permette una visione
abbastanza complessiva del Paese ed in modo approfondito. Nessun aspetto
è trascurato tanto meno quello relativo alla popolazione birmana,
crogiolo di etnie, di usi e culture originali. Pare di tornare indietro
nel tempo ma inevitabilmente siamo costretti a chiederci: quale
risveglio giungerà nel Paese? Con tutto il cuore ci auguriamo che il
Myanmar non venga strumentalizzato dagli speculatori stranieri ma che il
suo risveglio sia nella libertà, nel rispetto dei diritti umani e nel
diritto che ogni uomo ha di progredire. Questo viaggio, per motivi
climatici, si può effettuare solo da ottobre ad aprile. •

| 1°
giorno ROMA/BANGKOK |
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Partenza con volo di linea dall'Italia per
Bangkok. Cena e notte in volo.
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| 2°
giorno BANGKOK/YANGON (RANGOON) |
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Arrivo a Bangkok e volo in coincidenza per
Yangon, capitale del Myanmar. Trasferimento in hotel. Seconda
colazione ed inizio delle visite cominciando con il grande Buddha
reclinato (Chaukhtatgy), custodito in un grande capannone poco
distante dall'imponente pagoda Shwedagon, il simbolo del Paese. Qui,
con un filo di vento il tintinnio delle campanelle d'oro e d'argento
spediscono ai quattro angoli della terra meriti e preci raccolti
all'ombra dello stupa d'oro coronato da un pinnacolo di migliaia di
diamanti, rubini e zaffiri. All'interno della pagoda, come dice la
tradizione, si trovano otto capelli di Buddha, donati dallo stesso a
un mercante in cambio di un po' di miele. Nella pagoda, immensa e
con infiniti spazi dedicati ai riti, vive una fervente umanità e
non solo in preghiera. Qui si gioca, si conversa, ci si libera dai
condizionamenti e tutto in una atmosfera di grande armonia e
semplicità. Prosegue Piero Bellebono: "Shwedagon veglia su
tutta la città, con la sua bellezza dorata che ti chiama, e se
cento volte andrai a Yangon, cento volte incontrerai Shwedagon. E
nel salire la scalinata, che ti porta alla grande terrazza guarderai
sempre la merce artigianale esposta nei bazar che ti accompagnano
nella salita dove innumerevoli tempietti e cappellette fanno da
corona alla maestosa e dorata Shwedagon. È lì, un cono capovolto,
dorato e luccicante, da ammirare, e la sfarzosità che la ricopre
esalta il desiderio di spiritualità che cercavi. Da lassù puoi
vedere il candore delle pagode disseminate a Yangon ma le pagode non
sono gli unici luoghi di culto della città; vi sono le grandi
chiese di fede cristiana tutte in mattoni rossi. La grande moschea
ti indica il quartiere musulmano, dove tutto è islamizzato, dalle
case ai cibi. Ed è così anche nel quartiere cinese, dove il tempio
fitto di dragoni ornamentali e vari negozi ti fanno vivere un pezzo
di Cina. Lo stesso vale per il quartiere indiano, impregnato di
profumi di spezie, e il tempio protetto all'entrata da due buffe
statue di guerrieri baffuti. Cena in ristorante locale con
spettacolo di danze birmane. Pernottamento.
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| 3°
giorno YANGON/BAGO (PEGU)/YANGON |
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Prima colazione e partenza per la visita di Pegu,
l'antica capitale del Myanmar meridionale fondata nel 573 d.C. che
oggi si raggiunge con circa due ore di viaggio (84 Km). Un tempo la
città si trovava sul fiume omonimo ed era importante non solo come
centro religioso di pellegrinaggio ma anche per l'attività del suo
porto commerciale. Oggi si presenta ricca di templi e pagode. Appena
fuori la città, sosta per la visita di 4 grandi statue del Buddha
seduto all'interno della pagoda Kyaik Pun. Giunti a Pegu, visita
della imponente e grande pagoda dorata Shwemandaw che esiste da
oltre mille anni, nonostante la devastazione subita nel tempo da
innumerevoli terremoti. Poco lontano la piccola pagoda Hintha Gone
sulla sommità di un collina da cui si gode di una bella vista. Dopo
la seconda colazione visita della splendida statua del Buddha
sdraiato di Shwethalyaung: una statua enorme lunga 55 metri
considerata tra le più grandi immagini esistenti del Gautama.
Seconda colazione in corso di visita. Rientro a Yangon, cena e
pernottamento.
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| 4°
giorno YANGON/BAGAN (PAGAN) |
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Prima colazione, trasferimento in aeroporto e
partenza per Pagan. Arrivo ed inizio delle visite. Pagan è un
centro monumentale, antica capitale del regno omonimo fondato
all'inizio dell'era cristiana. I monumenti sono circa 500 e quasi
esclusivamente sacri dove l'architettura tipicamente birmana
fortemente individualizzata esplode in una vasta sequela ben
armonizzata con altre costruzioni di stile cingalese ed indiano.
L'insieme è sorprendente, con una profusione di pinnacoli
decorativi che si innalzano nell'arco di venti Km. Il fervore
religioso che ha prodotto questo immenso complesso sacro fa intuire
l'antico splendore di questa capitale che visse il suo periodo d'oro
sotto Anawrahta, il sovrano che vi regnò dal 1044 al 1077. Certo
oggi rimangono solo i monumenti sacri costruiti in pietra, seppure
così innumerevoli: il resto della città non esiste più perché
gli edifici erano costruiti con il materiale delle foreste, tek,
palissandro, sandalo e bambù. La città fu abbandonata
improvvisamente alla fine del 1200, forse a causa di un terremoto o
per paura delle invasioni dalla Cina. Oggi intorno ai templi ed alle
pagode vivono solo pochi contadini che coltivano il terreno e poco
distanti dalle rovine gli abitanti della nuova Bagan, poveramente
industriosi. Si possono acquistare lacche e terraglie che sono i
prodotti tipici da sempre. Seconda colazione in corso di visita.
Cena e pernottamento.
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| 5°
giorno BAGAN/SALAY/MONTE POPA/BAGAN |
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Prima colazione e partenza in battello sul fiume
Irrawaddi per raggiungere l'antica città religiosa di Salay che
fiorì al termine dell'epoca di Pagan per poi essere abbandonata
fino quasi ai giorni nostri quando i Giapponesi hanno stimolato la
ripresa delle attività produttive. Vi si trovano un gran numero di
monasteri attivi al culto ed in generale una piacevole atmosfera.
Visita alla più grande statua esistente del Buddha (Nan Paya)
interamente in lacca (solo i polpastrelli misurano due metri) e al
monastero tutto di legno di Yoe Soe Kyaung, il più antico e meglio
conservato di tutta l'area. Al suo interno le pareti sono coperte da
pannelli tridimensionali che illustrano la vita di Buddha.
Proseguimento per il Monte Popa, un vulcano estinto monte sacro dei
nat, 37 spiriti guardiani di derivazione animista associati agli
elementi della natura. Nonostante l'ortodossia buddista che lo
vieterebbe, il culto dei nat è molto forte. In pratica i Birmani
hanno equamente diviso il loro culto indirizzandolo verso il Buddha
per ciò che riguarda le vite future e verso i nat relativamente
agli aspetti della vita presente. Per ogni evento e per tutti c'è
un nat cui rivolgersi. Anche i viaggiatori ne hanno uno: si tratta
di un discepolo illuminato del Buddha raffigurato con un ventaglio e
un bastone di pellegrino, oggetti che portano fortuna a coloro che
si mettono in cammino. La località si trova a circa 50 Km da Pagan.
La salita al monte è faticosa, si effettua in circa mezz'ora ma la
vista dall'alto, dove si trova un vasto complesso di templi, stupa e
monasteri, è impressionante. Anche questo luogo è continuamente
meta di pellegrinaggio. Seconda colazione in ristorante panoramico.
Rientro a Pagan in tempo per il tramonto.
Cena e pernottamento.
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| 6°
giorno BAGAN/MINNANTHU/BAGAN |
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Prima colazione e partenza per la visita dei
monumenti di Minnanthu, a sud-est di Pagan che sono da poco
accessibili. I monumenti di questo luogo risalgono ad un periodo
posteriore rispetto a quelli della parte centrale di Pagan e molti
di questi contengono affreschi di pregevole fattura con evidenti
influenze della cultura cinese, tibetana e indiana. Seconda
colazione in corso di visita. Cena e pernottamento.
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7°
giorno BAGAN/MANDALAY/AMARAPURA
MANDALAY |
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Prima colazione,trasferimento in aeroporto e
partenza per Manadalay. Arrivo e partenza per la visita di
Amarapura, antica capitale sulla costa orientale del fiume Irrawaddy
a pochi Km da Mandalay. Vi si visita il più grande monastero del
Paese, il Mahagandhayon. Qui si può fare una esperienza davvero
particolare, fra oltre 700 monaci-bambini e monaci-adulti amichevoli
e ospitali. Le acque poco profonde di un lago che durante la
stagione secca si prosciuga, sono attraversate da un vecchio ponte
pedonale tutto in legno di tek chiamato U Bein. Vi si sosta per un
breve ristoro. Avvicinandoci alle colline di Sagaing che si trovano
sulla sponda occidentale del fiume, si osservano dall'alto i resti
di palazzi, di belle e numerose pagode in un insieme spettacolare e
ameno. Anche questa città, come Amarapura e Ava, fu per periodi
alterni capitale dei potenti regni birmani (1300-1700). Inoltre, con
l'ausilio di calessi, si visita la stessa Ava che si trova su una
piccola isola in mezzo al fiume. La visione del tramonto dall'isola
è splendida. Seconda colazione in corso di visita. Rientro a
Mandalay, cena e pernottamento.
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| 8°
giorno MANDALAY/MINGUN/MANDALAY |
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Prima colazione e visita di Mingun, antica città
a soli 11 Km a nord di Mandalay, sulla riva opposta dell'Irrawaddy.
Vi si arriva con la barca a motore e il viaggio è molto piacevole.
Sul posto vi è un piccolo villaggio, la bianca pagoda Myatheindan a
terrazze concentriche, una campana in bronzo di dimensioni colossali
intorno alla quale vive una sorridente e varia umanità, una casa
buddista che ospita gli anziani dove l'atmosfera è serena e dove vi
possono essere incontri memorabili e toccanti. Rientro a Mandalay
per la seconda colazione. Nel pomeriggio visita di Mandalay. In
particolare visita della pagoda Kuthodaw dove si trovano 730 lastre
di marmo poste ognuna su un piccolo stupa e incise con iscrizioni
relative alle regole buddiste. Quindi visita del monastero ligneo
Shwenandaw che in passato faceva parte dello stesso comprensorio.
Salita alla collina di Mandalay, alta 239 metri. Disseminati ai
fianchi della stessa, piccoli templi e scalinate coperte, dove una
moltitudine colorata di monaci, astrologi, venditori ambulanti
pregano, mercanteggiano, divinano. Vicino alla sommità si trova una
particolare statua del Buddha, unica al mondo per il suo mudra
(posizione simbolica delle mani). Cena e pernottamento.
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| 9°
giorno MANDALAY/HEHO/LAGO INLE |
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Prima colazione e trasferimento in aeroporto.
Partenza per Heho dove si trova l'unico aeroporto di questa regione
e proseguimento per il lago Inle. Partendo dal canale navigazione
del grande lago a bordo di lance a motore. Lo spettacolo
naturalistico è molto interessante: il lago è coperto di ninfee,
gigli d'acqua ed è circondato da una rigogliosa natura tropicale.
Sulle sponde del lago, gli Intha vivono in case su palafitte
esercitando la loro attività di coltivazione su orti galleggianti e
di pesca con nasse (trappole coniche) e reti stando in piedi sulle
fragili imbarcazioni e remando con i piedi in modo davvero
singolare. Il lago è limpido, molto vasto e di particolare
suggestione a causa di molteplici fattori ambientali, della
serenità della gente e della soavità dei templi e delle pagode.
Sosta per la visita del monastero Nga Pha Kyaung costruito su
palafitte e del mercato galleggiante. Seconda colazione in corso di
visita. Cena e pernottamento.
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| 10°
giorno LAGO INLE/HEHO/KENGTUNG |
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Prima colazione, trasferimento all'aeroporto di
Heho e partenza per Kengtung, la capitale dello stato Shan,
costruita attorno ad un lago, circondata da verdi montagne e
crocevia tra Cina, Tailandia e Laos. Il gruppo Shan, considerato tra
i più evoluti del Myanmar, non si è fatto mai dominare da nessuno,
nemmeno gli Inglesi quando arrivarono nel Paese alla fine del 1800
poterono evitare di riconoscere l'autorità dei Sabuà (i re Shan
chiamati "signori dell'alba" per distinguersi dai
"signori del tramonto" del Paese occidentale) che erano
capi di vari regni territoriali di cui il più importante risiedeva
proprio a Kengtung. Inizio delle visite presso i villaggi di diversi
gruppi etnici, quasi 40 in tutto questo territorio detto
genericamente "triangolo d'oro". In particolare visita del
villaggio dei Palaung le cui famiglie vivono insieme in grandi case
comuni. Essi parlano una lingua euroasiatica, sono coltivatori di
cereali, tabacco e tè e a loro volta si dividono in due gruppi
affini. Il gruppo Palaung che vive in questa regione si chiama
Palaung d'oro ed è solo parzialmente di religione buddista. Seconda
colazione, cena e pernottamento.
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| 11°
giorno KENGTUNG |
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Prima colazione ed intero giorno di visite. Il
territorio è una sorta di museo vivente della più varia umanità.
Oltre agli Shan vi si incontrano molte altre tribù ciascuna con una
propria lingua, costumi, tradizioni e usi sociali. Dopo un'ora e
mezza di macchina si inizia un leggero trekking che ci permette di
visitare tre villaggi isolati delle tribù di montagna appartenenti
ai gruppi Akha, dagli splendidi vestiti e dai copricapi adornati da
monete d'argento e Ann Lisu, detti "denti neri" per
l'abitudine di masticare betel e Lahu.
Seconda colazione al sacco. Rientro a Kengtung. Cena e
pernottamento.
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| 12°
giorno KENGTUNG/HEHO/PINDAYA |
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Prima colazione e visita del famoso mercato
di Kengtung. Dopo la seconda colazione trasferimento in
aeroporto e partenza per Heho. Arrivo e proseguimento per
Pindaya. Cena e pernottamento.
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| 13°
giorno PINDAYA/HEHO/YANGON |
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Prima colazione e visita delle grotte
affacciate sul lago nelle quali sono conservati innumerevoli
Buddha votivi, alcuni artisticamente molto pregevoli. Le
statue sono migliaia, di ogni dimensione e addossate una
all'altra. Il luogo è profondamente sacro e frequentato da
pellegrini che provengono da ogni parte della regione. In
prevalenza i Birmani seguono la dottrina del buddismo
theravada o del piccolo veicolo che si rifà all'insegnamento
originale del Buddha il quale invita a compiere un cammino
personale di purificazione per raggiungere il Nirvana.
Ricordiamo invece che la dottrina del grande veicolo o
mahayana forse più semplicisticamente, sostiene che il
cammino verso la salvezza è collettivo e non dipende
dall'impegno personale. Infatti alla salvezza di tutti basta
l'impegno dei Bodhisatva, santi mistici e maestri impegnati
totalmente nella dottrina. Seconda colazione in ristorante
locale. Nel pomeriggio trasferimento all'aeroporto di Heho e
partenza per Yangon. Cena e pernottamento.
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| 14°
giorno YANGON/BANGKOK/ROMA |
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Prima colazione e completamento delle
visite. In particolare segnaliamo la pagoda Sule con lo stupa
d'oro ottagonale al cui interno si trova una reliquia del
Buddha storico e la pagoda Botataung con il suo tipico zedi
cavo che contiene innumerevoli reliquie. Così ci racconta di
Yangon Piero Bellebono: "È ancora buio ma Yangon chiama.
Il ritmico suono dei timpani del vicino monastero è la prima
serie di suoni che rompono il silenzio delle notti scure di
Yangon. Poi le sirene delle navi che partono per altri porti,
il gracchiare delle cornacchie che popolano sovrane il cielo,
l'abbaiare dei cani randagi, il miagolio dei gatti, il
cinguettio dei passerotti, la cantilena dei monaci per la
questua mattutina, le secche grida delle molte venditrici di
frittelle, frutta e riso. È come un'orchestra in crescendo,
che ti vuole partecipe e il desiderio di incontrare l'amata è
troppo forte, e sei già in strada a godere la fresca brezza
della natura impregnata dagli inconfondibili odori di Yangon.
L'anziano padrone di casa, poi sparpaglia sulla strada
polverosa delle risaglie per i passerotti ed è pronto a
donare ai bonzi le sue offerte di riso e denaro, e i bonzi lo
ringraziano salmodiando l'offerente, e lui rincasa felice per
i meriti già acquisiti agli inizi del giorno. Donne anziane e
giovani domestiche escono di casa con capaci borsoni per la
spesa mattutina, ogni strada è un mercato, ogni bancarella è
un negozio che vende cibo di ogni tipo: banane, pannocchie
fritte, verdure, riso, vermicelli di riso, Mohinga (il piatto
nazionale). Le strade si illuminano delle tremule fiammelle
dei fornellini schiacciati da grosse padelle nelle quali si
frigge di tutto. A Yangon non c'è mezzogiorno, la gente
mangia sempre, preparare il cibo è un rito, mangiare è un
rituale. Musica birmana esce da ogni casa, studenti in
uniforme linda e pulita si incamminano per raggiungere le
fermate degli autobus, autisti zelanti lucidano le macchine
giapponesi e verso il centro le strade si animano gioiose. I
risciò bicicletta scampanellano continuamente ergendosi a
fatica sui pedali, la nostra vespa con due panchine messe sul
retro del cassoncino funge da taxi, autobus stracolmi
penzolano da una parte per i passeggeri aggrappati
esternamente; ma ovunque vai, le strade di Yangon sono sempre
affollate. Ciò che più affascina di questa città è la
gioventù, a Yangon tutto è giovane, bello e sorridente. La
strada che costeggia il porto ti porta al colonialismo
inglese, i più bei palazzi sono stati edificati lì e i
vecchi birmani dicono che allora Yangon era più bella. Ora in
ogni via si elimina qualche capanna, e si costruiscono
palazzine tutte uguali, dove lavorano giovani operai serviti
da ragazze dipinte in viso di tanakà (una crema giallastra
che protegge la pelle e fa sembrare le donne guerriere), fiere
di fare lavori pesanti e guadagnarsi qualcosa per il loro
incerto futuro. E nel caldo pomeriggio non c'è niente di
meglio che visitare le pagode di periferia immerse nel verde.
Il Buddha disteso sul fianco destro ti sorride benevolo e
forse si chiede se lui, prima principe poi eremita illuminato,
meriti tanto sfarzo. I bonzi li incontri in città che
camminano solitari assorti nella loro meditazione, incuranti
della città che li ospita, per una settimana hanno scelto di
vivere una vita ascetica, vivendo in monastero, rasati, con la
tunica zafferano, con sandali ai piedi e il vaso per la
questua. E il bonzo che si infila in un monastero potrebbe
essere un primo ministro. I Birmani sono molto religiosi ma
sono anche molto patriottici, motivo per cui si vedono molti
militari per la città. Questi abitano in propri quartieri con
la famiglia, avendo scuole, ospedali e negozi propri. Essere
militare in Birmania significa avere un buon impiego, ma anche
amare il proprio paese. E girando ti accorgi ben presto che
Yangon è la strada, la via dove operai ottici lavorano gli
occhiali, la via degli orologiai, dei meccanici, dei
carrozzieri, dei gommisti che riciclano le vecchie gomme e le
trasformano in secchi e sandali. E bancarelle di tutti i tipi,
da quelli delle sigaraie a quelle dove vendono limoni, e poi
stoffe, gioielli e cibo. Il traffico è più caotico, la gente
ritorna e i vigili dirigono il traffico di biciclette, auto e
autobus; e su ogni strada capeggiano i pannelli con la massima
governativa: "senza disciplina non c'è progresso".
I pochi spazi verdi o piazzette diventano campi di calcio dove
folle urlanti incitano i giocatori improvvisati. Le bambine
giocano sulla strada saltando tra le righe tracciate con un
gesso; i bambini invece preferiscono il top, una trottolina
avvolta in uno spago, che viene lanciata e ripresa per poi
portarla sul palmo della mano dove si cercherà di farla
roteare il più possibile. E Yangon piano piano si illumina,
di fioche luci nelle viuzze e moderne luci nelle strade
principali, di lampioni nei parchi, mentre da ogni casa, ogni
locanda, si diffonde una musica allegra, perché Yangon non è
una città triste. Ti puoi chiedere perché a Yangon vige
questo contrasto, passando per la città vedi grandi residenze
nascoste da alti banani e fusti di cocco, e tutt'intorno
capannopoli. Ti chiedi come possano vivere i vari artigiani,
contadini, muratori, operai e guerriere, se una pepsi costa
metà del loro stipendio giornaliero e l'altra metà un
pacchetto di Duja (le sigarette nazionali)? Eppure le case da
tè, le locande, le bancarelle, i ristoranti sono affollati e
i negozi sono aperti fino a tardi ed è tutto un sorriso, una
terra felice. E piano piano Yangon si ritira, alla musica
subentra il silenzio interrotto dell'abbaiare dei cani, e il
Sayadaw, monaco capo dei bonzi, diffonde le sue litanie sulle
onde degli altoparlanti, per tutta la notte allontanando così
gli spiriti moderni dell'occidente. E l'aria fresca della
notte senza stelle ti rilassa, e ripassi mentalmente questa
magica atmosfera che solo Yangon ti può donare." Seconda
colazione in ristorante locale. Sosta al caratteristico
mercato Bogyoke conosciuto anche come Scott Market. Nel tardo
pomeriggio trasferimento in aeroporto e partenza per l'Italia,
via Bangkok. Notte in volo.
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| 15°
giorno ROMA |
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Arrivo in Italia nelle prime ore del
mattino.
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