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RISVEGLIO DEL PURO PAESE
Myanmar


Programma di Viaggio


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Paesi destinazione
 

 
 

• È la terra di diversi gruppi etnici vicini ai tibetani che seguendo il corso del fiume Irrawaddy da nord a sud vi si stanziarono intorno all'VIII secolo dando vita a potenti ed innumerevoli regni tra cui quello illustre di Pagan. Il primo impero formalmente costituito unendo i regni indipendenti risale al 1753. È l'impero birmano unificato, sempre travagliato e mai stabile perché non rappresentativo delle esigenze e della volontà di etnie tanto diverse, con capitali prima Sagaing, poi Ava e Amarapura. In seguito altre città si sono succedute quali capitali dell'impero in una alternanza che dipendeva dal concetto tipicamente buddista di provvisorietà. Il grande fiume lungo oltre 2000 Km ha avuto una determinante importanza per lo sviluppo della loro civiltà, come del resto ogni grande fiume ricordato dalla storia. I suoi rami si stendono nel paese penetrando i monti e permettendo grandi e intense coltivazioni; tra tutte quella del riso, determinante per le popolazioni orientali. Questi popoli sono buddisti fedeli; ecco come li descrive l'antropologa americana Margaret Mead agli inizi del secolo scorso: "Non conoscevano né la miseria né la ricchezza; i loro villaggi erano autonomi, non v'era polizia, leggi o autorità esterne; rari erano i delitti, i furti e le liti. Il villaggio birmano gravitava attorno a un monastero, in cui si imperniava, come in un centro regolatore del suo ritmo, la vita privata e pubblica degli abitanti. Le donne si occupavano per lo più dei lavori agricoli, delle faccende domestiche e del bilancio familiare. La terra era ricca, i bisogni modesti; restava molto tempo per le feste, le danze, le corse e le rappresentazioni teatrali. La gente lavorava spontaneamente, e non dava molti segni di inquietudine. L'uomo non si poneva per scopo di far fortuna. Ciò che si proponeva era di aumentare i suoi meriti per reincarnarsi a un più alto grado di perfezione; pensava di rendersi migliore non accumulando denaro ma donando generosamente, non ereditando ma lavorando, non scoprendo nuove vie verso l'avvenire ma percorrendo una strada già nota". Gli inglesi li ribattezzarono "gli irlandesi d'oriente" quando si accorsero che essi trasgredivano la legge e poi si presentavano da soli ai tribunali per la condanna. Infatti così continua la nostra antropologa: "Le abitudini che avevano i magistrati di infliggere pene severe per "dare un esempio", riuscivano del tutto incomprensibili per gente che aveva della pena un concetto personale, religioso e per la quale infliggere un castigo a titolo di esempio era come lavare due volte un vestito per pulirne un altro". Lo spirito di questa gente non è cambiato: lo si ritrova intatto in tutto il Paese, soprattutto nei piccoli villaggi dove la vita scorre al ritmo di sempre. Il Myanmar, termine antico che abbraccia tutte le popolazioni dell'area, è oggi una repubblica socialista sostenuta dalla Cina. Questo itinerario permette una visione abbastanza complessiva del Paese ed in modo approfondito. Nessun aspetto è trascurato tanto meno quello relativo alla popolazione birmana, crogiolo di etnie, di usi e culture originali. Pare di tornare indietro nel tempo ma inevitabilmente siamo costretti a chiederci: quale risveglio giungerà nel Paese? Con tutto il cuore ci auguriamo che il Myanmar non venga strumentalizzato dagli speculatori stranieri ma che il suo risveglio sia nella libertà, nel rispetto dei diritti umani e nel diritto che ogni uomo ha di progredire. Questo viaggio, per motivi climatici, si può effettuare solo da ottobre ad aprile. •



 

1° giorno ROMA/BANGKOK

Partenza con volo di linea dall'Italia per Bangkok. Cena e notte in volo.
 

2° giorno BANGKOK/YANGON (RANGOON)

Arrivo a Bangkok e volo in coincidenza per Yangon, capitale del Myanmar. Trasferimento in hotel. Seconda colazione ed inizio delle visite cominciando con il grande Buddha reclinato (Chaukhtatgy), custodito in un grande capannone poco distante dall'imponente pagoda Shwedagon, il simbolo del Paese. Qui, con un filo di vento il tintinnio delle campanelle d'oro e d'argento spediscono ai quattro angoli della terra meriti e preci raccolti all'ombra dello stupa d'oro coronato da un pinnacolo di migliaia di diamanti, rubini e zaffiri. All'interno della pagoda, come dice la tradizione, si trovano otto capelli di Buddha, donati dallo stesso a un mercante in cambio di un po' di miele. Nella pagoda, immensa e con infiniti spazi dedicati ai riti, vive una fervente umanità e non solo in preghiera. Qui si gioca, si conversa, ci si libera dai condizionamenti e tutto in una atmosfera di grande armonia e semplicità. Prosegue Piero Bellebono: "Shwedagon veglia su tutta la città, con la sua bellezza dorata che ti chiama, e se cento volte andrai a Yangon, cento volte incontrerai Shwedagon. E nel salire la scalinata, che ti porta alla grande terrazza guarderai sempre la merce artigianale esposta nei bazar che ti accompagnano nella salita dove innumerevoli tempietti e cappellette fanno da corona alla maestosa e dorata Shwedagon. È lì, un cono capovolto, dorato e luccicante, da ammirare, e la sfarzosità che la ricopre esalta il desiderio di spiritualità che cercavi. Da lassù puoi vedere il candore delle pagode disseminate a Yangon ma le pagode non sono gli unici luoghi di culto della città; vi sono le grandi chiese di fede cristiana tutte in mattoni rossi. La grande moschea ti indica il quartiere musulmano, dove tutto è islamizzato, dalle case ai cibi. Ed è così anche nel quartiere cinese, dove il tempio fitto di dragoni ornamentali e vari negozi ti fanno vivere un pezzo di Cina. Lo stesso vale per il quartiere indiano, impregnato di profumi di spezie, e il tempio protetto all'entrata da due buffe statue di guerrieri baffuti. Cena in ristorante locale con spettacolo di danze birmane. Pernottamento.
 

3° giorno YANGON/BAGO (PEGU)/YANGON

Prima colazione e partenza per la visita di Pegu, l'antica capitale del Myanmar meridionale fondata nel 573 d.C. che oggi si raggiunge con circa due ore di viaggio (84 Km). Un tempo la città si trovava sul fiume omonimo ed era importante non solo come centro religioso di pellegrinaggio ma anche per l'attività del suo porto commerciale. Oggi si presenta ricca di templi e pagode. Appena fuori la città, sosta per la visita di 4 grandi statue del Buddha seduto all'interno della pagoda Kyaik Pun. Giunti a Pegu, visita della imponente e grande pagoda dorata Shwemandaw che esiste da oltre mille anni, nonostante la devastazione subita nel tempo da innumerevoli terremoti. Poco lontano la piccola pagoda Hintha Gone sulla sommità di un collina da cui si gode di una bella vista. Dopo la seconda colazione visita della splendida statua del Buddha sdraiato di Shwethalyaung: una statua enorme lunga 55 metri considerata tra le più grandi immagini esistenti del Gautama. Seconda colazione in corso di visita. Rientro a Yangon, cena e pernottamento.
 

4° giorno YANGON/BAGAN (PAGAN)

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Pagan. Arrivo ed inizio delle visite. Pagan è un centro monumentale, antica capitale del regno omonimo fondato all'inizio dell'era cristiana. I monumenti sono circa 500 e quasi esclusivamente sacri dove l'architettura tipicamente birmana fortemente individualizzata esplode in una vasta sequela ben armonizzata con altre costruzioni di stile cingalese ed indiano. L'insieme è sorprendente, con una profusione di pinnacoli decorativi che si innalzano nell'arco di venti Km. Il fervore religioso che ha prodotto questo immenso complesso sacro fa intuire l'antico splendore di questa capitale che visse il suo periodo d'oro sotto Anawrahta, il sovrano che vi regnò dal 1044 al 1077. Certo oggi rimangono solo i monumenti sacri costruiti in pietra, seppure così innumerevoli: il resto della città non esiste più perché gli edifici erano costruiti con il materiale delle foreste, tek, palissandro, sandalo e bambù. La città fu abbandonata improvvisamente alla fine del 1200, forse a causa di un terremoto o per paura delle invasioni dalla Cina. Oggi intorno ai templi ed alle pagode vivono solo pochi contadini che coltivano il terreno e poco distanti dalle rovine gli abitanti della nuova Bagan, poveramente industriosi. Si possono acquistare lacche e terraglie che sono i prodotti tipici da sempre. Seconda colazione in corso di visita. Cena e pernottamento.
 

5° giorno BAGAN/SALAY/MONTE POPA/BAGAN

Prima colazione e partenza in battello sul fiume Irrawaddi per raggiungere l'antica città religiosa di Salay che fiorì al termine dell'epoca di Pagan per poi essere abbandonata fino quasi ai giorni nostri quando i Giapponesi hanno stimolato la ripresa delle attività produttive. Vi si trovano un gran numero di monasteri attivi al culto ed in generale una piacevole atmosfera. Visita alla più grande statua esistente del Buddha (Nan Paya) interamente in lacca (solo i polpastrelli misurano due metri) e al monastero tutto di legno di Yoe Soe Kyaung, il più antico e meglio conservato di tutta l'area. Al suo interno le pareti sono coperte da pannelli tridimensionali che illustrano la vita di Buddha. Proseguimento per il Monte Popa, un vulcano estinto monte sacro dei nat, 37 spiriti guardiani di derivazione animista associati agli elementi della natura. Nonostante l'ortodossia buddista che lo vieterebbe, il culto dei nat è molto forte. In pratica i Birmani hanno equamente diviso il loro culto indirizzandolo verso il Buddha per ciò che riguarda le vite future e verso i nat relativamente agli aspetti della vita presente. Per ogni evento e per tutti c'è un nat cui rivolgersi. Anche i viaggiatori ne hanno uno: si tratta di un discepolo illuminato del Buddha raffigurato con un ventaglio e un bastone di pellegrino, oggetti che portano fortuna a coloro che si mettono in cammino. La località si trova a circa 50 Km da Pagan. La salita al monte è faticosa, si effettua in circa mezz'ora ma la vista dall'alto, dove si trova un vasto complesso di templi, stupa e monasteri, è impressionante. Anche questo luogo è continuamente meta di pellegrinaggio. Seconda colazione in ristorante panoramico. Rientro a Pagan in tempo per il tramonto.
Cena e pernottamento.
 

6° giorno BAGAN/MINNANTHU/BAGAN

Prima colazione e partenza per la visita dei monumenti di Minnanthu, a sud-est di Pagan che sono da poco accessibili. I monumenti di questo luogo risalgono ad un periodo posteriore rispetto a quelli della parte centrale di Pagan e molti di questi contengono affreschi di pregevole fattura con evidenti influenze della cultura cinese, tibetana e indiana. Seconda colazione in corso di visita. Cena e pernottamento.
 

7° giorno BAGAN/MANDALAY/AMARAPURA
MANDALAY

Prima colazione,trasferimento in aeroporto e partenza per Manadalay. Arrivo e partenza per la visita di Amarapura, antica capitale sulla costa orientale del fiume Irrawaddy a pochi Km da Mandalay. Vi si visita il più grande monastero del Paese, il Mahagandhayon. Qui si può fare una esperienza davvero particolare, fra oltre 700 monaci-bambini e monaci-adulti amichevoli e ospitali. Le acque poco profonde di un lago che durante la stagione secca si prosciuga, sono attraversate da un vecchio ponte pedonale tutto in legno di tek chiamato U Bein. Vi si sosta per un breve ristoro. Avvicinandoci alle colline di Sagaing che si trovano sulla sponda occidentale del fiume, si osservano dall'alto i resti di palazzi, di belle e numerose pagode in un insieme spettacolare e ameno. Anche questa città, come Amarapura e Ava, fu per periodi alterni capitale dei potenti regni birmani (1300-1700). Inoltre, con l'ausilio di calessi, si visita la stessa Ava che si trova su una piccola isola in mezzo al fiume. La visione del tramonto dall'isola è splendida. Seconda colazione in corso di visita. Rientro a Mandalay, cena e pernottamento.
 

8° giorno MANDALAY/MINGUN/MANDALAY

Prima colazione e visita di Mingun, antica città a soli 11 Km a nord di Mandalay, sulla riva opposta dell'Irrawaddy. Vi si arriva con la barca a motore e il viaggio è molto piacevole. Sul posto vi è un piccolo villaggio, la bianca pagoda Myatheindan a terrazze concentriche, una campana in bronzo di dimensioni colossali intorno alla quale vive una sorridente e varia umanità, una casa buddista che ospita gli anziani dove l'atmosfera è serena e dove vi possono essere incontri memorabili e toccanti. Rientro a Mandalay per la seconda colazione. Nel pomeriggio visita di Mandalay. In particolare visita della pagoda Kuthodaw dove si trovano 730 lastre di marmo poste ognuna su un piccolo stupa e incise con iscrizioni relative alle regole buddiste. Quindi visita del monastero ligneo Shwenandaw che in passato faceva parte dello stesso comprensorio. Salita alla collina di Mandalay, alta 239 metri. Disseminati ai fianchi della stessa, piccoli templi e scalinate coperte, dove una moltitudine colorata di monaci, astrologi, venditori ambulanti pregano, mercanteggiano, divinano. Vicino alla sommità si trova una particolare statua del Buddha, unica al mondo per il suo mudra (posizione simbolica delle mani). Cena e pernottamento.
 

9° giorno MANDALAY/HEHO/LAGO INLE

Prima colazione e trasferimento in aeroporto. Partenza per Heho dove si trova l'unico aeroporto di questa regione e proseguimento per il lago Inle. Partendo dal canale navigazione del grande lago a bordo di lance a motore. Lo spettacolo naturalistico è molto interessante: il lago è coperto di ninfee, gigli d'acqua ed è circondato da una rigogliosa natura tropicale. Sulle sponde del lago, gli Intha vivono in case su palafitte esercitando la loro attività di coltivazione su orti galleggianti e di pesca con nasse (trappole coniche) e reti stando in piedi sulle fragili imbarcazioni e remando con i piedi in modo davvero singolare. Il lago è limpido, molto vasto e di particolare suggestione a causa di molteplici fattori ambientali, della serenità della gente e della soavità dei templi e delle pagode. Sosta per la visita del monastero Nga Pha Kyaung costruito su palafitte e del mercato galleggiante. Seconda colazione in corso di visita. Cena e pernottamento.
 

10° giorno LAGO INLE/HEHO/KENGTUNG

Prima colazione, trasferimento all'aeroporto di Heho e partenza per Kengtung, la capitale dello stato Shan, costruita attorno ad un lago, circondata da verdi montagne e crocevia tra Cina, Tailandia e Laos. Il gruppo Shan, considerato tra i più evoluti del Myanmar, non si è fatto mai dominare da nessuno, nemmeno gli Inglesi quando arrivarono nel Paese alla fine del 1800 poterono evitare di riconoscere l'autorità dei Sabuà (i re Shan chiamati "signori dell'alba" per distinguersi dai "signori del tramonto" del Paese occidentale) che erano capi di vari regni territoriali di cui il più importante risiedeva proprio a Kengtung. Inizio delle visite presso i villaggi di diversi gruppi etnici, quasi 40 in tutto questo territorio detto genericamente "triangolo d'oro". In particolare visita del villaggio dei Palaung le cui famiglie vivono insieme in grandi case comuni. Essi parlano una lingua euroasiatica, sono coltivatori di cereali, tabacco e tè e a loro volta si dividono in due gruppi affini. Il gruppo Palaung che vive in questa regione si chiama Palaung d'oro ed è solo parzialmente di religione buddista. Seconda colazione, cena e pernottamento.
 

11° giorno KENGTUNG

Prima colazione ed intero giorno di visite. Il territorio è una sorta di museo vivente della più varia umanità. Oltre agli Shan vi si incontrano molte altre tribù ciascuna con una propria lingua, costumi, tradizioni e usi sociali. Dopo un'ora e mezza di macchina si inizia un leggero trekking che ci permette di visitare tre villaggi isolati delle tribù di montagna appartenenti ai gruppi Akha, dagli splendidi vestiti e dai copricapi adornati da monete d'argento e Ann Lisu, detti "denti neri" per l'abitudine di masticare betel e Lahu.
Seconda colazione al sacco. Rientro a Kengtung. Cena e pernottamento.
 

12° giorno KENGTUNG/HEHO/PINDAYA

Prima colazione e visita del famoso mercato di Kengtung. Dopo la seconda colazione trasferimento in aeroporto e partenza per Heho. Arrivo e proseguimento per Pindaya. Cena e pernottamento.
 

13° giorno PINDAYA/HEHO/YANGON

Prima colazione e visita delle grotte affacciate sul lago nelle quali sono conservati innumerevoli Buddha votivi, alcuni artisticamente molto pregevoli. Le statue sono migliaia, di ogni dimensione e addossate una all'altra. Il luogo è profondamente sacro e frequentato da pellegrini che provengono da ogni parte della regione. In prevalenza i Birmani seguono la dottrina del buddismo theravada o del piccolo veicolo che si rifà all'insegnamento originale del Buddha il quale invita a compiere un cammino personale di purificazione per raggiungere il Nirvana. Ricordiamo invece che la dottrina del grande veicolo o mahayana forse più semplicisticamente, sostiene che il cammino verso la salvezza è collettivo e non dipende dall'impegno personale. Infatti alla salvezza di tutti basta l'impegno dei Bodhisatva, santi mistici e maestri impegnati totalmente nella dottrina. Seconda colazione in ristorante locale. Nel pomeriggio trasferimento all'aeroporto di Heho e partenza per Yangon. Cena e pernottamento.

14° giorno YANGON/BANGKOK/ROMA

Prima colazione e completamento delle visite. In particolare segnaliamo la pagoda Sule con lo stupa d'oro ottagonale al cui interno si trova una reliquia del Buddha storico e la pagoda Botataung con il suo tipico zedi cavo che contiene innumerevoli reliquie. Così ci racconta di Yangon Piero Bellebono: "È ancora buio ma Yangon chiama. Il ritmico suono dei timpani del vicino monastero è la prima serie di suoni che rompono il silenzio delle notti scure di Yangon. Poi le sirene delle navi che partono per altri porti, il gracchiare delle cornacchie che popolano sovrane il cielo, l'abbaiare dei cani randagi, il miagolio dei gatti, il cinguettio dei passerotti, la cantilena dei monaci per la questua mattutina, le secche grida delle molte venditrici di frittelle, frutta e riso. È come un'orchestra in crescendo, che ti vuole partecipe e il desiderio di incontrare l'amata è troppo forte, e sei già in strada a godere la fresca brezza della natura impregnata dagli inconfondibili odori di Yangon. L'anziano padrone di casa, poi sparpaglia sulla strada polverosa delle risaglie per i passerotti ed è pronto a donare ai bonzi le sue offerte di riso e denaro, e i bonzi lo ringraziano salmodiando l'offerente, e lui rincasa felice per i meriti già acquisiti agli inizi del giorno. Donne anziane e giovani domestiche escono di casa con capaci borsoni per la spesa mattutina, ogni strada è un mercato, ogni bancarella è un negozio che vende cibo di ogni tipo: banane, pannocchie fritte, verdure, riso, vermicelli di riso, Mohinga (il piatto nazionale). Le strade si illuminano delle tremule fiammelle dei fornellini schiacciati da grosse padelle nelle quali si frigge di tutto. A Yangon non c'è mezzogiorno, la gente mangia sempre, preparare il cibo è un rito, mangiare è un rituale. Musica birmana esce da ogni casa, studenti in uniforme linda e pulita si incamminano per raggiungere le fermate degli autobus, autisti zelanti lucidano le macchine giapponesi e verso il centro le strade si animano gioiose. I risciò bicicletta scampanellano continuamente ergendosi a fatica sui pedali, la nostra vespa con due panchine messe sul retro del cassoncino funge da taxi, autobus stracolmi penzolano da una parte per i passeggeri aggrappati esternamente; ma ovunque vai, le strade di Yangon sono sempre affollate. Ciò che più affascina di questa città è la gioventù, a Yangon tutto è giovane, bello e sorridente. La strada che costeggia il porto ti porta al colonialismo inglese, i più bei palazzi sono stati edificati lì e i vecchi birmani dicono che allora Yangon era più bella. Ora in ogni via si elimina qualche capanna, e si costruiscono palazzine tutte uguali, dove lavorano giovani operai serviti da ragazze dipinte in viso di tanakà (una crema giallastra che protegge la pelle e fa sembrare le donne guerriere), fiere di fare lavori pesanti e guadagnarsi qualcosa per il loro incerto futuro. E nel caldo pomeriggio non c'è niente di meglio che visitare le pagode di periferia immerse nel verde. Il Buddha disteso sul fianco destro ti sorride benevolo e forse si chiede se lui, prima principe poi eremita illuminato, meriti tanto sfarzo. I bonzi li incontri in città che camminano solitari assorti nella loro meditazione, incuranti della città che li ospita, per una settimana hanno scelto di vivere una vita ascetica, vivendo in monastero, rasati, con la tunica zafferano, con sandali ai piedi e il vaso per la questua. E il bonzo che si infila in un monastero potrebbe essere un primo ministro. I Birmani sono molto religiosi ma sono anche molto patriottici, motivo per cui si vedono molti militari per la città. Questi abitano in propri quartieri con la famiglia, avendo scuole, ospedali e negozi propri. Essere militare in Birmania significa avere un buon impiego, ma anche amare il proprio paese. E girando ti accorgi ben presto che Yangon è la strada, la via dove operai ottici lavorano gli occhiali, la via degli orologiai, dei meccanici, dei carrozzieri, dei gommisti che riciclano le vecchie gomme e le trasformano in secchi e sandali. E bancarelle di tutti i tipi, da quelli delle sigaraie a quelle dove vendono limoni, e poi stoffe, gioielli e cibo. Il traffico è più caotico, la gente ritorna e i vigili dirigono il traffico di biciclette, auto e autobus; e su ogni strada capeggiano i pannelli con la massima governativa: "senza disciplina non c'è progresso". I pochi spazi verdi o piazzette diventano campi di calcio dove folle urlanti incitano i giocatori improvvisati. Le bambine giocano sulla strada saltando tra le righe tracciate con un gesso; i bambini invece preferiscono il top, una trottolina avvolta in uno spago, che viene lanciata e ripresa per poi portarla sul palmo della mano dove si cercherà di farla roteare il più possibile. E Yangon piano piano si illumina, di fioche luci nelle viuzze e moderne luci nelle strade principali, di lampioni nei parchi, mentre da ogni casa, ogni locanda, si diffonde una musica allegra, perché Yangon non è una città triste. Ti puoi chiedere perché a Yangon vige questo contrasto, passando per la città vedi grandi residenze nascoste da alti banani e fusti di cocco, e tutt'intorno capannopoli. Ti chiedi come possano vivere i vari artigiani, contadini, muratori, operai e guerriere, se una pepsi costa metà del loro stipendio giornaliero e l'altra metà un pacchetto di Duja (le sigarette nazionali)? Eppure le case da tè, le locande, le bancarelle, i ristoranti sono affollati e i negozi sono aperti fino a tardi ed è tutto un sorriso, una terra felice. E piano piano Yangon si ritira, alla musica subentra il silenzio interrotto dell'abbaiare dei cani, e il Sayadaw, monaco capo dei bonzi, diffonde le sue litanie sulle onde degli altoparlanti, per tutta la notte allontanando così gli spiriti moderni dell'occidente. E l'aria fresca della notte senza stelle ti rilassa, e ripassi mentalmente questa magica atmosfera che solo Yangon ti può donare." Seconda colazione in ristorante locale. Sosta al caratteristico mercato Bogyoke conosciuto anche come Scott Market. Nel tardo pomeriggio trasferimento in aeroporto e partenza per l'Italia, via Bangkok. Notte in volo.
 

15° giorno ROMA

Arrivo in Italia nelle prime ore del mattino.
 


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