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• Scriveva Sheik Nurudin, poeta sufi,
profeta della non-violenza e propagatore del sufismo in Kashmir:
"Dio è ovunque e ha mille nomi ma non c'è foglia d'erba che non
lo riconosca. Siamo venuti assieme sulla terra, perché non spartire
gioia e dolori?" e aggiungeva: "mai dividere gli indu dai
musulmani" in nome di una tolleranza religiosa condivisa da tutta
la gente semplice che abita in questo paradiso in terra. Eppure questi
territori di Jammu, Kashmir e Ladakh sono il pomo della discordia tra
Pakistan e India, le due potenze che armano la gente e incitano i
mercenari facendo leva su sentimenti di odio e intolleranza che nulla
hanno a che vedere con la realtà autentica della gente comune,
musulmani kashmiri e induisti ladakhi. Profittazione, repressione,
strumentale propaganda ideologica, giochi di potere che fanno vivere la
popolazione nel terrore, che oscurano il paradiso e vogliono trasformare
la dimora preferita degli imperatori moghul in un campo di battaglia e
addolorare la "valle felice" dei colonizzatori inglesi. Cosa
fare? Come lenire le ferite di tutte quelle madri che hanno visto morire
a centinaia i loro figli? Solo partecipare al dolore, sostenere che, per
esempio, i Kashmiri non hanno mai posseduto armi: finanche i remi delle
barche erano intagliati a forma di cuore. Cosa fare? Andare, riempire i
negozi, animare le case galleggianti, contemplare le altezze evanescenti
dei monti, i fiumi limpidi come cristalli, essere presenti con la nostra
sensibilità, il nostro amore per la vita ed i valori autentici, noi
occidentali, come Sheik Nurudin del terzo millennio. Partiamo da
Srinagar, la piccola città medioevale con un dolce clima tutto l'anno
sotto le vette dell'Himalaya che non potrebbe essere più bella con i
suoi paesaggi bucolici, i giardini in fiore, i romantici ponti sul fiume
Jhelum e sul lago Dal, le case galleggianti, le moschee di legno, le
case patrizie e i bazar raffinati. Proseguiamo in Ladakh adattandoci
lentamente alle diverse altitudini e cambiamenti di clima: alla quota
dei 3500 metri di Leh basta un alito di vento perché le condizioni
climatiche cambino radicalmente passando da temperature elevate a
temperature decisamente invernali. Un viaggio in Ladakh non è motivato
solo dalla visita delle fortezze medievali fortificate come quelle di
Leh e di Stock, dei gompa (monasteri buddhisti) di Shankar, Shey, Hemis,
Likir o Phyang resi minuscoli dai ghiacciai incombenti, delle città
monastiche come Lamayuru appollaiata sui monti e Alchi pigramente
distesa in pianura. Non è motivato solo dalle immense statue dorate
ricoperte di pietre preziose o dai dipinti unici e irripetibili come
quelli di Alchi. In Ladakh si va a cercare sé stessi, come si va in
Tibet, per lasciarsi pervadere dal suono, dalla luce e dal tempo. Ci si
va per rendersi conto che siamo vivi e assetati di sapere e allora non
ha importanza se i monaci di questo o quel monastero seguono la via
riformata dei "berretti gialli" o quella antica che, assieme a
Mila-Repa persegue l'illuminazione attraverso il controllo della propria
temperatura corporea, se quella statua rappresenta il Buddha storico
Sakyamuni o quello del futuro Maitreya; non ha più importanza che
l'albergo di Leh sia semplice ed essenziale, basta che sia pulito, non
si teme più una notte in tenda se il cielo notturno che la sovrasta è
talmente pieno di stelle da parere d'argento. In Ladakh si va per
sentire il melanconico salmodiare dei monaci al crepuscolo, per vivere
il lento danzare di monaci mascherati, per sentire sulla pelle il
baratto dei mercati e nelle orecchie gli zoccoli di yak infiocchettati
di rosso, di pecore e capre che pascolano sotto l'occhio vigile di
pastori che non hanno smesso gli abiti che i loro avi portavano mille
anni fa.
Le sistemazioni per la notte sono ovunque, ad esclusione di Delhi,
semplici, dignitose e sufficienti. Si viaggia in quattro persone su auto
tipo jeep 4x4 e su piccoli pullman. La varietà delle visite e la
bellezza dell'ambiente ripagano ampiamente dei disagi, dell'intenso
ritmo del viaggio e dell'impegno fisico necessario. Alcuni trasferimenti
sono lunghi ed impegnativi su strade spesso non asfaltate e tortuose,
seppure spettacolari. Suggeriamo di documentarsi sulle diverse culture
orientali ed in particolare sull'islam e sul buddismo prima di partire:
servirà a godere appieno dell'atmosfera e a tollerare improvvisi
cambiamenti di itinerario spesso dovuti al tentativo di non mancare una
cerimonia religiosa in questo o quel monastero o una festa tradizionale.
La nostra partenza prevista il 22 giugno coincide con il festival di
Hemis e quella del 13 luglio con il festival di Phyang. •

| 1°
giorno ITALIA/DELHI |
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Partenza dall'Italia per Delhi, via Zurigo, con
voli di linea. Pasti in volo. Arrivo in tarda serata e
trasferimento in hotel. Pernottamento.
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| 2°
giorno DELHI/SRINAGAR |
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Prima colazione, trasferimento in aeroporto e
partenza per Srinagar, capoluogo della valle del Kashmir posta a
1603 metri in un pittoresco bacino alluvionale del fiume Jhelum e
circondata a nord da cime nevose. Sistemazione in case
galleggianti. Pomeriggio libero. Cena e pernottamento.
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| 3°
giorno SRINAGAR |
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Prima colazione e visita del complesso dei
giardini moghul attorno al lago Dal. Srinagar era la residenza
estiva degli imperatori moghul che giunsero nel XVI secolo
dall'asia centrale. Essi costruirono qui i giardini terrazzati
più belli dell'oriente, stretti tra acqua e montagne. All'interno
vi sono padiglioni per il ristoro, fontane, aiuole piene di fiori
e alberi secolari tra cui pioppi, salici, aceri giganti e maestosi
come cattedrali. Dopo la seconda colazione navigazione dei laghi
di Srinagar, la Venezia dell'India, con l'ausilio delle shikara,
le tipiche lunghe imbarcazioni a remi simili a gondole. Il lago
Dal e il fiume Jhelum sono uniti da un canale circolare che
trasforma il centro commerciale della città in una specie di
isola collegata da molti ponti. Le acque del lago e dei canali
sono trasparenti, a volte nei toni della giada, ricoperte di
ninfee, fiori di loto e orti galleggianti realizzati intrecciando
fusti di piante acquatiche e fabbricando delle piattaforme
ricoperte di terra. L'acqua è vitale per la vita di questa
popolazione che è abituata a conviverci fin da tempi
antichissimi; una leggenda pare affermare che gli abitanti delle
case galleggianti discendano da Noè. Cena e pernottamento.
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| 4°
giorno SRINAGAR |
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Prima colazione e partenza per Gulmarg, a 2730
metri d'altezza e a 50 Km da Srinagar. Il percorso è incantevole,
si compie in circa due ore. La strada bordata dai pioppi attraversa
foreste, campi verdissimi coltivati a riso, campi di grano e di
frutta. Inevitabilmente gli imperatori moghul amavano questo luogo
che in primavera è un'esplosione di colori; qui si trova il campo
da golf a 18 buche più alto del mondo realizzato cento anni fa.
Seconda colazione al sacco. Rientro a Srinagar nel pomeriggio. Cena
e pernottamento.
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5°
giorno SRINAGAR/SONAMARG/ZOGI LA/DRAS
KARGIL |
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Prima colazione e partenza per un lungo viaggio
fra le montagne per raggiungere il Ladakh, nome che significa
"paese dei passi" (La, passo e dakh, paese). È un immenso
altipiano desertico qua e là punteggiato da qualche rara oasi
verdissima. Compresso fra l'Himalaya (a sud-ovest) e il Karakorum (a
nord-ovest) il Ladakh o "Piccolo Tibet" non sembra ancora
uscito dal suo secolare isolamento che ebbe inizio quando il
traffico carovaniero terrestre si interruppe a favore di quello
marittimo. Quando qui transitavano le merci il Ladakh era un regno
importante del Tibet occidentale, prosperavano le famiglie
imperiali, si costruivano monasteri imponenti e si fondavano
dinastie su dinastie. Poi, l'isolamento geografico e la mancanza di
scambi culturali ed economici ha costretto il Paese ad integrarsi
con le maggiori potenze. Amministrativamente parlando, è parte
dello Stato indiano del Kashmir e Jammu avendo rinunciato al suo
statuto monarchico e aderito all'Unione degli Stati Indiani al
momento dell'indipendenza nel 1947. E all'indipendenza risalgono le
ostilità tra i territori di confine contesi tra India, il paese
induista e il Pakistan, paese dei puri musulmani. Secondo l'accordo
venne chiesto ai capi della popolazione locale di schierarsi,
migrando da uno stato all'altro secondo il credo religioso e una
rigida politica decisa a tavolino. Tale divisione creò uno
sconquasso indicibile: per secoli le due comunità erano vissute in
pace una accanto all'altra ed ora si chiedeva loro uno schieramento,
una divisione del cuore. Inevitabile la tragedia che ne derivò. Si
può giungere a Leh in volo da Delhi ma fino a qualche anno fa
l'unica via di accesso al Ladakh era costituita dalla strada
nazionale Srinagar-Leh, lunga quasi 450 km e aperta solo da luglio a
settembre e che per un tratto segue il corso del fiume Indo. Da
pochi anni è stata aperta anche la strada militare Manali-Leh,
lunga 380 km quasi tutti percorsi a quote intorno ai 4000 m. Sosta a
Sonamarg poco prima di iniziare l'impressionante salita al passo
Zogi la (3529 metri). Seconda colazione al sacco. Sosta a Dras.
Arrivo a Kargil per la cena ed il pernottamento.
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6°
giorno KARGIL/MULBEKH/FATU LA/LAMAYURU
ULETOPKO |
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Prima colazione e partenza per un altro lungo
viaggio di trasferimento attraverso spettacolari paesaggi montani.
Sosta a Mulbekh dove si trovano due gompa (monasteri tibetani
buddisti) che si possono visitare effettuando una piccola salita a
piedi. Proseguimento per Lamayuru superando due passi, il Namika La
(3780 metri) ed il passo Fatu La (4091 metri), il più alto di
questo percorso verso Leh. Seconda colazione al sacco. A Lamayuru si
trova il monastero più antico del Ladakh, sorge circondato da alti
roccioni di mille tonalità spaccati da enormi e profonde fenditure.
Il suo nome si traduce nel "villaggio dei maestri" perché
ai tempi del suo massimo splendore ospitò fino a 400 monaci. Qui
storia e leggenda s'intrecciano dove le primitive credenze
superstiziose del Bon furono mitigate e, in parte, assorbite dal
Buddismo Mahayana che così si trasformò in Buddismo del veicolo
magico-gnostico. A Lamayuru si visitano il tempio maggiore, quello
del chorten, di Cenresik, delle cinque statue del Buddha,
biblioteche e stupa di ogni dimensione ed epoca. Superando quindi il
passo Khalsi (3350 metri) arrivo ad Uletopko per la cena ed il
pernottamento in un campo tendato.
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| 7°
giorno ULETOPKO/ALCHI/LIKIR/ BAGSO/PHYANG LEH |
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Dopo la prima colazione visita di Alchi, un
complesso monastico che si rifà alla via riformata dei Berretti
Gialli e che risale all'XI secolo. Alchi, voluto dal re Atisha è un
vero e proprio museo dei dipinti murali dove figurano le molteplici
epifanie dell'unica divinità che si esprime nelle forze dell'animo
e in quelle della natura assimilate nella simbologia magica del
tantrismo. Proseguimento per Likir dove si trova il monastero
dell'XI secolo che ospita un centinaio di monaci della via dei
Gelukpa, sorridenti custodi di splendide statue in legno di sandalo
di foggia tibetana. Seconda colazione e continuazione con la visita
del monastero fortezza di Bagso, quindi proseguimento per Phyang. Il
gompa è abitato da una settantina di monaci seguaci della via non
riformata il cui abate è uno dei cinque capi religiosi del Ladakh e
ricopre la carica di capo provincia. Il complesso di cinque piani
sorge disteso sui fianchi della montagna circondato da basse mura e
da chorten, comprende tre templi con dipinti murali, tangke (dipinti
su stoffe) e statue dell'VIII-X secolo. Da non perdere è la statua
del Buddha eretto in bronzo del IX secolo. Arrivo a Leh in serata.
Cena e pernottamento.
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| 8°
giorno LEH |
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Pensione completa. Visita di Leh, la minuscola
capitale fuori dal mondo, fuori dal tempo, in una dimensione dove
nemmeno le nuvole possono arrivare, in un'atmosfera fatta di spirito
dove i colori assumono toni d'intensità solare assoluta, dove i
suoni sono quelli dei campanelli d'argento e delle trombe di
conchiglia che invitano a pensare a sé come parte di un universo
infinito. Leh, poco più di un villaggio polveroso di 20.000 anime a
3500 metri, sorge a pochi chilometri dalle rive dell'Indo il cui
corso superiore è punteggiato da monasteri, templi, palazzi
medievali e chorten (stupa) dove la semplice pietà pastorizia ha,
nei secoli, accumulato milioni e milioni di ciottoli incisi con
preghiere e formule sacre (muri mani, pietre incise). Vi abitano un
crogiolo di razze, di popoli himalaiani come Kashmiri, Ladakhi e
Sikh che gravitano attorno alla strada del mercato dominata dal
medioevale palazzo reale fortificato che sbocca alla moschea. Tempo
libero per la visita del bazar dove si trovano i tipici oggetti
della tradizione tibetana, tessuti, cappelli, oggetti in cuoio ed in
legno.
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| 9°
giorno LEH/SHEY/TIKSE/HEMIS/LEH |
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Pensione completa. Visita del monastero di Shey
situato a 10 km da Leh lungo la strada che costeggia le sponde
dell'alto Indo. Questo gompa che si rifà alla via dei Berretti
Rossi custodisce una gigantesca statua in bronzo dorato del Buddha
che risale al VII secolo d.C. Proseguimento per Tikse, monastero del
XII secolo che ricorda per maestosità e struttura il Potala di
Lhasa e che si sviluppa su 12 piani. All'interno conserva una
magnifica statua di Maitreya, il Buddha del futuro, alta quanto due
piani, belle pitture parietali oltre a chorten e altre preziose
statue di divinità. A Tikse vivono un'ottantina di monaci della
scuola non riformata lamaista e, in un convento separato, alcune
monache appartenenti alla stessa scuola. Ancora quaranta minuti di
strada e si raggiunge Hemis, una delle città monastiche più grandi
e importanti del Ladakh che sorge in una valle laterale sulla
sinistra dell'Indo. La costruzione a tre piani che domina la valle
è in pietra locale intonacata con ampie balconate in legno
intarsiato e dipinto a vivaci colori. All'interno custodisce una
preziosa statua di Tara, (deità che rappresenta l'aspetto femminile
dell'illuminazione) sul trono di loto circondata da 84 arhat (santi
o saggi). Rientro a Leh.
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| 10°
giorno LEH/SHANKAR/SPITOK/LEH |
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Pensione completa. Visita del piccolo monastero
di Shankar che si trova a soli due chilometri a picco sopra Leh.
Conserva una rappresentazione con mille teste e mille braccia di
Avalokitesvara, fra i grandi Bodhisattva discepoli del Buddha
tornati sulla terra per aiutare gli altri uomini.
Proseguimento per Spitok dove si trova l'omonimo monastero arroccato
sulla montagna.
Rientro a Leh.
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| 11°
giorno LEH/DELHI/ITALIA |
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Prima colazione, trasferimento in aeroporto e
partenza per Delhi con volo di linea. Trasferimento in hotel e
pomeriggio a disposizione. Seconda colazione libera. Dopo la cena
trasferimento in aeroporto e partenza dopo la mezzanotte per
l'Italia. Notte in volo.
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| 12°
giorno ITALIA |
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Arrivo nelle prime ore del mattino.
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