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MAITREYA
Nepal e Tibet


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• Il Tibet, cuore delle Quattro Nobili Verità che stabiliscono i principi di causalità e di interdipendenza di tutti i fenomeni è certamente il cuore propulsore di tutta l'Asia buddista. L'invasione cinese del 1959 provocando la diaspora tibetana ha in realtà come aperto una cassaforte effondendo a piene mani il suo contenuto: quella che era una realtà segreta è divenuta quindi una realtà conosciuta da tutto il mondo. Ha consentito al Dalai Lama, supremo capo spirituale e simbolo di quella cultura e del popolo oppresso costretto a fuggire, di accendere nel mondo l'interesse per il buddismo tibetano e di guadagnarsi con la sua saggezza la simpatia politica per la causa dell'indipendenza e la solidarietà di tutte le culture occidentali. Al Tibet abbiamo congiunto il Nepal, vicino per cultura e tradizioni, dove il Buddha ebbe i suoi natali e dove si è venuta a creare una strana e misteriosa commistione di induismo e buddismo insieme. Come Maitreya, il Buddha del Futuro, ci interroghiamo sulla nostra capacità di cogliere l'Assoluto, la purezza, la spontaneità e la compassione attraverso un viaggio che è dunque un autentico banco di prova. Da Lhasa a Kathmandu, con un percorso ricco di grandi suggestioni offerte dall'attraversamento della catena himalaiana. La natura, la più maestosa che si possa immaginare, è lo scenario naturale perché l'uomo manifesti il suo essere interiore, il suo bisogno di mistico e di trascendente e le sue capacità espressive, oltre qualsiasi schema intellettuale, oltre qualsiasi alterazione. Un viaggio avventura sicuramente impegnativo, con molti pasti al sacco e con sistemazioni e servizi semplici, essenziali ma comunque molto migliorati negli ultimi anni. Raccomandiamo questo tipo di viaggio a coloro che hanno già avuto esperienze in alta montagna, che sono allenati e non temono lunghe camminate per la visita dei templi che spesso sono in posizioni dominanti. Infine per partecipare al viaggio è necessaria una generale capacità di adattamento oltre ad un ottimo stato di salute mentale e fisico (polmoni, cuore, circolazione) dato che i passi montani che si devono superare giungono anche fino a 5000 metri. Uscendo dal Tibet percorriamo la spettacolare strada dell'amicizia transhimalaiana ultimata solo negli anni '70 che porta fino a Kathmandu. Suggeriamo di effettuare questo percorso nella stagione che va da maggio a ottobre quando le nevi si sciolgono permettendo il transito anche se esiste, in questo periodo, il rischio che la strada venga interrotta a causa delle precipitazioni monsoniche che potrebbero generare smottamenti del terreno. Per questo i tempi di percorrenza che abbiamo indicato da una località all'altra potrebbero anche variare. È necessario un adeguato equipaggiamento in previsione di forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, soprattutto in Tibet quando le temperature possono oscillare da 30° a 0°, a seconda delle diverse altitudini. I percorsi principali si effettuano in auto fuori-strada. La straordinarietà dei luoghi ripaga abbondantemente delle inevitabili scomodità. •


1° giorno ITALIA/KATHMANDU

Partenza per Kathmandu con voli di linea. Pasti e notte in volo.
 

2° giorno KATHMANDU

Arrivo in mattinata a Kathmandu, capitale del Nepal, terra dei guerrieri gurca e degli agricoltori sherpa, il più grande dei regni himalaiani. Trasferimento in hotel. Seconda colazione libera. Nel pomeriggio visita della città con la sua piazza del palazzo, la piazza Durbar e i tanti vicoli che la circondano, stracolmi di templi, tempietti e palazzi meticolosamente realizzati in legno di tek da abili scultori Newari. Qui, in una atmosfera unica al mondo, si trovano tanti monumenti tra i quali il Palazzo Reale, il Palazzo Kumari, la dea-bambina fino alla pubertà, epifania vivente della dea Taleyu. Proseguimento con la visita della collina di Swayambunath, dove si trova il tempio buddista più antico del Nepal le cui origini sono contemporanee alla vita stessa del Buddha. Accolti da grandi statue del Buddha vestite di rosso e da una infinità di scimmie si può salire sulla cima della collina con una lunga scala. Vi si trova il grande stupa ricoperto d'oro sormontato da un blocco quadrato che porta dipinti su ogni lato i grandi occhi indagatori ed ipnotici del Buddha che pare proteggere la città. Il naso a forma di punto interrogativo è il numero "uno", simbolo di unità; il terzo occhio è invece simbolo di una maggiore conoscenza. La base dello stupa dipinto di bianco simboleggia i quattro elementi della natura: acqua, aria, terra e fuoco mentre la parte oltre il blocco quadrato è composto da 13 gradinate piramidali concentriche a simboleggiare i 13 stadi che conducono al Nirvana rappresentato dall'ombrello, simbolo di regalità, posto sulla cima. Cena e pernottamento.
 

3° giorno KATHMANDU

Prima coalzione. Visita di Pashupatinath dove si trova, sulle rive del fiume Bagmati, il più importante santuario induista dedicato a Shiva Pashupati, ossia pastore di animali e di esseri umani. Si dice che questa divinità protegga le sorti del Nepal, tanto che il re la invoca in ogni discorso ufficiale e si reca in pellegrinaggio al tempio prima di intraprendere ogni viaggio. Ai fedeli non è consentito l'accesso al tempio con scarpe di cuoio (perché fatte con pelle di bovino, animale sacro), mentre a chi non professa la religione indu è del tutto vietato. Dall'esterno è comunque possibile scorgere la grande statua di Nandi, il toro veicolo di Shiva, risalente allo scorso secolo. La zona del tempio è di grande interesse per i visitatori: grandi folle di pellegrini provenienti da tutto il subcontinente indiano si susseguono portando fiori, incenso ed altre offerte al dio. Altri si immergono nel Bagmati, fiume considerato sacro. Lungo le sue sponde sorgono inoltre numerosi "ghat", ossia i luoghi dove avvengono le cremazioni: non è raro poter assistere ad una di tali cerimonie; sarà tuttavia opportuno tenersi ad una certa distanza, in segno di rispetto, e limitare l'uso di macchine fotografiche e videocamere. Sempre nella zona di Pashupatinath sorgono alcuni altri templi oltre a numerose statue di Shiva, una statua d'oro del re ed una del Buddha. Proseguimento con la visita di Bodnath, dove vive una numerosa comunità di Tibetani. Queste località sono vere e proprie città museo dove si trovano tra i più bei templi e monumenti della religione e dell'arte himalaiana. Lo stupa di Bodhnat è il più grande del Nepal e fra i più grandi di tutto il mondo. Gli stupa sono monumenti buddisti generalmente destinati alla custodia di reliquie e si crede che in quello di Bodhnat vi sia un frammento osseo del Buddha. Anche su questo stupa, ai quattro lati alla base della guglia, sono dipinti i grandi occhi onniveggenti del Buddha. L'epoca di costruzione dello stupa non è accertata ma appare probabile la sua realizzazione per volere del sovrano tibetano Songtsen Gampo, cui si deve l'introduzione del buddismo in Tibet. Attorno allo stupa sorgono numerosi "gompa", monasteri del buddismo tibetano, decorati con affreschi multicolori assai suggestivi. Ricordiamo che per la visita di questi luoghi occorre togliersi le scarpe e in generale mantenere un contegno rispettoso dei luoghi sacri, limitando soprattutto l'uso di macchine fotografiche con flash. Seconda colazione libera. Pomeriggio libero. Cena e pernottamento.
 

4° giorno KATHMANDU/LHASA/ZEDANG

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Gonggar dove si trova l'aeroporto di Lhasa. Seconda colazione in volo. Arrivo in tarda mattinata e proseguimento per Zedang, piccolo e tranquillo centro cittadino che si trova a circa 100 Km ad un altitudine un po' inferiore rispetto a Lhasa (3500 metri), consentendo così un adattamento altimetrico più graduale. Cena e pernottamento.
 

5° giorno ZEDANG/YUNBU LA KANG/SAMYE/ZEDANG

Prima colazione e visita del tempio Yunbu la Kang che si trova circa 10 Km a sud di Zedang. Il tempio, oggi un monastero abitato solo da alcuni monaci, fu dapprima il palazzo fortificato di Nyatri, padre dell'unificatore del Tibet Songtsen Gampo (VII sec.) e si sviluppa in cinque piani arroccati su una rupe. Nell'interno è conservato un vero e proprio tesoro composto da recipienti sacri e splendidi libri antichi. Seconda colazione e proseguimento per Samye. In circa 50 minuti, si effettua un percorso di buona strada per poi prendere un traghetto attraverso il fiume Yarlung e proseguire per altri 15 minuti fino a raggiungere questa città monastica, la più antica del Tibet costruita da Trisong Detsen nel 779 per ricevere il monaco taumaturgo Padmasambava. Il complesso che si ispira al tempio indiano che era ad Otantapuri ha, visto dall'alto, la forma di un colossale mandala. Al centro si trova la sala maggiore che si eleva su tre piani a simboleggiare il Monte Meru, intorno si trovano 4 chorten disposti ai 4 punti cardinali, a nord il Tempio della Luna, a sud quello del Sole. Oltre a questi vi sono altri 7 templi dei 108 originali. Il complesso è ricchissimo di opere d'arte sacra tibetana spesso tempestate di pietre preziose. Rientro a Zedang, cena e pernottamento.
 

6° giorno ZEDANG/LHASA

Prima colazione e rientro a Lhasa che si trova a circa 200 Km. Sosta per la visita del monastero di Mindolin e oltrepassando l'aeroporto di Gonggar arrivo presso il monte Ksanchori dove prima dell'occupazione cinese si trovavano, in corrispondenza di altrettante sorgenti, centinaia di templi in legno riccamente decorati. Fra questi se ne visita uno recentemente restaurato. Proseguimento con la visita del piccolo monastero Drolmalakhang con le sue belle immagini e i suoi stupa ben conservati. Seconda colazione in corso di viaggio. Arrivo a Lhasa. Cena e pernottamento.
 

7° giorno LHASA

Pensione completa. È la capitale della regione autonoma del Xizang (Tibet) che si trova a 3680 metri di altezza. È detta anche la "terra degli Dei" e racchiude in sé due città contrapposte: una moderna, l'anonima città cinese, ed una più antica che è la vera e propria città tibetana ad est del Potala. Iniziamo con la visita del Norbulingka, il palazzo d'estate del Dalai Lama costruito dal VII Dalai Lama nell'XVIII secolo, immerso nel verde e nell'armonia di giardini ben curati, i più belli di Lhasa. Da qui, nel 1959, poco prima che i Cinesi irrompessero violentemente nel Paese, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso partì per l'esilio in India, dove ancora vive. Vi si trovano bellissimi ambienti decorati con dipinti murali, templi ed altari con statue di splendida fattura, sale per la meditazione, biblioteche, fontane e corsi d'acqua. Proseguimento con la visita della città vecchia raccolta intorno al tempio dello Zuglakan che i Cinesi chiamano Jokhang, la prima istituzione religiosa e la più sacra dell'intero Tibet, edificata nel VII secolo durante il regno di Songtsen Gampo, meta giorno e notte di continui pellegrinaggi. All'interno si trova la statua sacra del Buddha Sakiamuni, posta propria al centro del Tibet, centro identificato in base a criteri geomantici e a complessi calcoli divinatori. La costruzione consta di tre piani quadrangolari attorno al quale si trova il percorso pedonale dei pellegrini, il Barkhor, che si deve compiere sempre in senso orario. Il nome Barkhor è usato per identificare il cuore di Lhasa, cuore propulsore dove vive l'essenza del popolo tibetano con tutte le sue tradizioni, i suoi riti, la sua spiritualità. Un incredibile mondo dove si ritrovano monaci, bambini, contadini, lama, pellegrini, raccolti in preghiera, giocando, salmodiando, recitando mantra alla luce delle lampade, sotto i raggi del sole che filtrano attraverso la polvere e invadono gli spazi dei bazar carichi di tutti gli oggetti che qui, in Tibet, hanno un'anima. Suggeriamo di percorrere più volte il perimetro del Barkhor, sarà sempre una sconvolgente emozione. Proseguimento con la visita di Ani Sangkung, un delizioso e lindo monastero, sempre nella città vecchia, abitato dalle monache che un tempo avevano il compito quotidiano di accendere le lampade del tempio di Zuglakan e che oggi producono rotoli di sutra e cavalli del vento. Pernottamento.
 

8° giorno LHASA

Pensione completa. Intero giorno dedicato alla continuazione delle visite. Visita del vero e proprio simbolo della città, l'imponente, austero e distaccato Potala, il più famoso monastero-fortezza del Tibet, quasi una città, articolata su tredici piani, che domina la valle dall'alto del Marpori (montagna del Buddha). Anche il Potala sembra risalire al VII secolo e pare che la sua distruzione nel IX secolo fosse stata causata dalla magia nera degli sciamani Bon. La fortezza venne ricostruita nella seconda metà del 1600 e dal 1755 divenne la residenza ufficiale del Dalai Lama (capo del potere temporale e autorità indiscussa della regione), che insieme al Panchen Lama (capo del potere spirituale) rappresentavano le massime autorità del paese come stabilì il movimento riformista dei Gelupka (berretti gialli). Il Potala si compone di due parti principali: il Palazzo Rosso, adibito alle funzioni religiose, accoglie le sontuose sepolture dei precedenti Dalai Lama e numerose altre cappelle; il Palazzo Bianco, ai due lati di quello rosso, ospitava invece la comunità dei monaci e gli uffici amministrativi; il tetto del Potala era invece la residenza temporale dei Dalai Lama. Proseguimento con la visita del monastero Drepung, alla periferia occidentale, il cui nome deriva dalla città indiana nella quale il Buddha rivelò i testi esoterici della "ruota del tempo", ossia del Samsara. Il Drepung fu fondato nel 1416 e rappresentò per secoli la prima università monastica del paese. Fu sede abbaziale dei Dalai Lama fino alla ricostruzione del Potala e ospitava due università nei cui collegi, dratsang, si insegnavano i diversi aspetti del buddismo. Vi vivono oggi circa 500 monaci contro i 10.000 di un tempo. Accanto al Drepung si trova il più piccolo monastero di Nechung che ospita una scuola teologica, un tempo la più famosa e all'avanguardia del Tibet. In uno degli edifici di questo complesso risiedeva l'Oracolo di Stato (Nechung Chogyal) che, cadendo in trance, consigliava il Dalai Lama sulle decisioni da prendere; nessun tibetano lo avrebbe mai smentito. Proseguimento con la visita del monastero di Sera dove per molti anni hanno vissuto monaci specializzati nell'esercizio delle arti marziali. Molti di questi monaci hanno combattuto durante le sommosse del 1959 al tempo della rivoluzione culturale. In una certa ora del pomeriggio si potrà assistere ad un particolare dibattito fra i monaci che abitano nel monastero. Pernottamento.
 

9° giorno LHASA

Pensione completa. Partenza per la visita del monastero di Gandem, il più antico monastero dei Gelupka che si trova a circa 60 Km ad est di Lhasa. Esso fu distrutto durante la Rivoluzione Culturale ma i monaci che lo abitano lo stanno ricostruendo con tecniche e sistemi del XV secolo. Rientro a Lhasa e nel pomeriggio salita sulla piccola montagna Ciokpuri dove si trovano i resti del tempio della Medicina e dalla cui sommità si gode di una splendida vista del Potala. Nelle prossimità, intorno a una piccola grotta, si trova un tempietto del VII secolo dove si dice meditasse Songsten Gampo. Pernottamento.
 

10° giorno LHASA/GYANTSE

Prima colazione e partenza per Gyantse, superando due grandi passi che si elevano fino ai 5000 metri. Il paesaggio è magnifico tra cime innevate, vallate silenziose, acque cristalline e monasteri fuori dal tempo. Seconda colazione al sacco. Superando un terzo grande passo si arriva a Gyantse dopo aver percorso circa 250 Km. La piccola città che assomiglia a un villaggio del vecchio west americano si trova a circa 3800 metri nel cuore dell'antico Tibet. Un tempo era un importante centro commerciale sulle vie che collegavano all'India. A Gyantse sorge il complesso monastico del Palkhor Choide, che comprende il magnifico stupa (chorten) Kumbum, costruito nel 1440, l'unico stupa nel quale sono ricavate splendide cappelle affrescate. Esso presenta un basamento quadrato ma con linee che si spezzano in un armonioso disegno geometrico. La torre, se così può chiamarsi, va rastremandosi verso l'alto con cinque piani sovrapposti su cui si affacciano 108 cappelle votive. Queste contengono magnifici affreschi murali che costituiscono il culmine dell'arte Newari, di origine nepalese. I pellegrini salgono sul Kumbum mediante un elaborato sistema di scale che sono da percorrersi nel senso delle lancette dell'orologio: è un modo di esprimere simbolicamente l'ascesa fino all'illuminazione buddista. Cena e pernottamento.
 

11° giorno GYANTSE/SHIGATSE

Prima colazione e partenza per Shigatse che dista circa 90 Km e che si trova ad una altitudine di 3900 metri. Dopo la seconda colazione visita della città monastica di Tashilumpo realizzata nel 1447 e trono abaziale del Panchen Lama, seconda autorità spirituale del buddismo lamaista. Il lamaismo è una forma particolare di buddismo che racchiude in sé elementi delle religioni primitive di tipo animistico e del Mahayana. All'interno del Tashilumpo, dove oggi vivono circa mille monaci, vi è, oltre ad un gran numero di sale con splendidi affreschi, depositi, stamperie, sculture, archivi preziosi e opere d'arte pregevoli, la statua di Maitreya, il Buddha del futuro, interamente ricoperta da una spessa lastra d'oro e ornata con una ingente quantità di pietre preziose, capolavoro realizzato da artisti tibetani e nepalesi. Proseguimento con la visita del monastero di Shalu, a circa 20 Km a sud di Shigatse. Qui il famoso monaco Buston ha collezionato una quantità di testi canonici buddisti e qui si insegna una speciale tecnica di meditazione che permette il fenomeno della levitazione. Cena e pernottamento.
 

12° giorno SHIGATSE/XEGAR

Prima colazione ed intero giorno di viaggio per raggiungere Xegar, circa 250 Km ad ovest. Dopo circa 130 Km si giunge a Sakya, deviando per circa 25 Km dalla strada principale all'altezza del passo Po La (La significa passo). Qui si trova una città monastica fondata nel 1073 e abitata da monaci della via non riformata dei Sakya. Nei suoi templi sono conservate reliquie sacre, antichissime biblioteche, incredibili mandala (sacri diagrammi cosmici), preziose statue di Buddha, pregiate tangke (dipinti verticali su tela) e stupa d'argento di grande valore. Seconda colazione al sacco e proseguimento per Xegar. Cena e pernottamento.
 

13° giorno XEGAR/KATHMANDU

Prima colazione e di buon mattino rientro in Nepal costeggiando le cime dell'Himalaya (dimora delle nevi in sanscrito), la catena che riunisce le vette più suggestive del mondo. L'Everest (8848 metri), la vetta più alta della terra che si eleva a cavallo della frontiera prende il nome da Sir George Everest, un funzionario britannico vissuto in India nel XIX secolo. È affiancato superbamente dai suoi monti gregari Chartsé e Nuptsé e lo spettacolo dato dalla vista dell'insieme è sublime. Tutto intorno altre vette, il Pumori, il Cho Oyo, il Gyachung Kang, il Nanga-la, il Manglungtse, il Gauri Shankar ed altre ancora in una successione ineguagliabile. Seconda colazione al sacco ed arrivo a Zhangmu (Khasa) a 2000 metri per il passaggio di frontiera. La città si trova in posizione panoramica tra foreste di pini, gole e cascate. Dopo aver attraversato a piedi il Ponte dell'Amicizia si giunge a Kodari in territorio nepalese. Proseguimento per Kathmandu dove si giunge in tarda serata. L'ora di arrivo può variare di volta in volta perché dipende dalle condizioni in cui si trova l'intera strada. Cena e pernottamento.
 

14° giorno KATHMANDU

Prima colazione. Visita di Patan, la città della bellezza che dista pochi chilometri da Kathmandu ormai un tutt'uno con essa. Nella sua piazza Durbar si trovano numerosi templi di un'armonia stupefacente costruiti durante la dinastia Malla tra cui il Hianya Varna Mahavihar ed il Machendra Nath e ancora gli stupa di Ashoka, convertitosi al buddismo nel III secolo a.C. e che si dice ne abbia costruiti un numero enorme in tutto l'impero Maurya. Seconda colazione libera. Pomeriggio libero. Cena e pernottamento.
 

15° giorno KATHMANDU

Prima colazione. Visita di Bhadgaon (Bhaktapur) con grandi templi e palazzi superbamente decorati. Il villaggio, nonostante qualche ammodernamento, conserva intatto il fascino e l'aspetto di un tipico centro medioevale, con gli stessi ritmi e le stesse attività. Si differenzia dalle altre località per la tranquillità del suo centro storico, dove circolano pochissime auto; il viaggiatore ha quindi la possibilità di compiere un piacevole percorso a piedi per la via che attraversa tutta la città e lungo la quale si affacciano grandiosi templi e monumenti e si aprono le principali piazze. Il nucleo originale di Bhaktapur è costituito da Tachupal Tole, in posizione decentrata verso est. Tra i secoli XIV e XVI, quando la città fu capitale della valle, ci fu lo sviluppo verso ovest ed il centro divenne la Piazza Durbar. Seconda colazione libera. Pomeriggio libero. Cena e pernottamento.
 

16° giorno KATHMANDU/ITALIA

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per l'Italia con voli di linea. Arrivo previsto in serata.
 


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