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• Kan ya ma kan è la frase con cui gli
arabi iniziano a raccontare le favole ai bambini, così come noi
possiamo dire "C'era una volta..." Ma la frase araba porta in
sé un significato realmente intraducibile se non con l'espressione di
molti concetti che potrebbero essere "come si faceva una volta,
come il mondo ricorda i fatti di una volta, come la memoria storica è
presente nel mondo attuale e non si può vivere senza di essa". Un
mondo racchiuso in una frase che dà il titolo a questo itinerario base
pensato per i nostri viaggiatori indipendenti. Ad integrazione del
viaggio base proponiamo alcune estensioni che consentono una propria
personalizzazione. Il viaggio, sulla base delle 2 e 4 persone
Partecipanti è assistito da un autista parlante italiano e dalle guide
locali che si trovano in ogni sito. In aggiunta è possibile chiedere il
servizio di un accompagnatore/guida locale che stia sempre con i
Partecipanti il cui costo è quotato a parte; invece quest'ultimo è
sempre incluso nella quota base prevista per i gruppi con un minimo di 8
persone. •

| 1°
giorno MILANO MALPENSA/AMMAN |
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Partenza per Amman con volo di linea. Arrivo dopo
circa 4 ore e mezza di volo e trasferimento in hotel. Pomeriggio
libero. La città, conosciuta nei tempi biblici come Rabbath Ammon
è oggi così diversa rispetto a cinquant'anni fa quando non era che
un povero villaggio abitato da genti diverse nemmeno memori
dell'antico splendore. Oggi, da città capitale, ha avuto una
profonda trasformazione e un rapido sviluppo. Si trova in un
territorio ricco d'acqua e alla convergenza di tre diverse zone
topografiche e climatiche: la zona semi-arida con le steppe tipiche
del deserto a est, la zona boscosa e collinare al centro e la
fertile valle del Giordano a ovest. Cena e pernottamento.
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| 2°
giorno AMMAN/JERASH/MAR MORTO/AMMAN |
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Prima colazione e partenza per Jerash, poco
distante, dove si vedono rovine tra le più belle al mondo, il 90%
delle quali devono ancora essere portate alla luce. E' l'antica
Gerasa che rimase sepolta sotto sabbia e detriti per secoli, fino a
quando, nel 1806, fu scoperta dal viaggiatore tedesco Seetzen,
seguito nel 1812 da Burckhardt e nel 1816 da Buckingham. Ma gli
scavi iniziarono solo nel 1920 e gli utensili di pietra silicea
trovati indicano che questa zona era abitata sin dal periodo
neolitico, 6000-4000 a.C. Oggi Jerash è considerata una delle più
importanti e meglio conservate città romane del Vicino Oriente ed
il restauro della città vede impegnata una équipe internazionale
di archeologi ed architetti. Conosciuta come Antioca Chrysoroas
(fiume d'oro) o anche Gerasa, fu fondata come città dai soldati di
Alessandro Magno il Macedone intorno al 332 a.C. in uno splendido
scenario, per divenire una delle più lussuose e ricche città
provinciali. Dopo la conquista da parte dei Romani nel 63 a.C.,
Jerash stabilì fruttuosi rapporti commerciali con i Nabatei di
Petra e con altre città della Decapoli, la lega della Provincia
Romana d'Arabia di cui la città fece parte dal 90 d.C. Gerasa visse
per secoli in grande prosperità economica e culturale fino a quando
l'ascesa di Palmira, in Siria, segnò l'inizio del suo declino. Nel
746 un forte terremoto provocò grandi distruzioni a Jerash e
dintorni e nel XII secolo, con le conquiste crociate, essa fu
saccheggiata e poi abbandonata fino al momento in cui iniziò ad
essere ripopolata dai Circassi alla fine dell'ottocento. Nella
città ora regna il silenzio: i suoi templi sono caduti, le strade
abbandonate, i pozzi inariditi, spogli gli altari degli olocausti.
Eppure, nonostante questo, Jerash lascia un'impressione indelebile.
La visita può iniziare dalla parte sud dove si incontra subito
l'arco dell'imperatore Adriano che lo stesso fece costruire nel 129
d.C. A cinquanta metri dall'arco sono stati scavati i resti della
chiesa detta del vescovo Mariano, risalente al 570 d.C. Vi sono qui
bei mosaici pavimentali ed essa fu probabilmente la cappella
funeraria della necropoli. Proseguendo a sinistra, vi si trovano i
resti dell'ippodromo che poteva ospitare sui sedili in pietra fino a
1500 spettatori. Superato il centro visitatori si incontra la porta
sud, l'ingresso principale alla città, riccamente decorato da
nicchie e colonne e costituito da una grande porta centrale e due
più piccoli passaggi laterali con torri. La zona che si trova
subito dopo l'ingresso fu sempre utilizzata come luogo di mercato e
come sede di attività varie di scambio. Proseguendo, ci si trova
dinnanzi all'imponente foro del I secolo d.C., unico per la sua
forma ovale. Questa piazza dalla caratteristica forma è circondata
da due colonnati dai capitelli ionici sormontati da una travatura
continua perfettamente conservata. In essa si riuniva l'assemblea
del popolo che accorreva per prendere parte a feste religiose, a
processioni solenni, per discutere sulla politica, per apprendere
notizie, per commerciare ed infine per esprimere le proprie
opinioni. Dal foro partiva il grande cardo lungo circa 800 metri. Le
splendide colonne ai bordi portano capitelli corinzi quasi tutti
ritrovati nella posizione originaria. Questi capitelli, del II
secolo, andarono a sostituire quelli ionici del primo cardo
costruito nel I secolo. Sul colonnato si stendeva un acquedotto che
approvvigionava ogni parte della città. Gerasa era una città ricca
e piena di vita culturale e religiosa. Proseguendo lungo il cardo si
trova la scalinata ed il tempio di Artemide, imponente monumento
dedicato alla dea protettrice della città costruito nel II secolo
d.C. La dea protegge i giovani e le giovanette che le dedicano culto
particolare. Inoltre la sua protezione si estende sui boschi e sulle
sorgenti, sui monti, sulla pastorizia, sulla caccia e sulle messi.
Come nel mito, così nell'iconografia, essa appare bellissima nel
corpo e nel viso, spesso fornita dei suoi attributi che sono l'arco,
le frecce, la faretra e la falce lunare. Le sue raffigurazioni su
monete, su vasi in terracotta, in marmo, in metalli anche preziosi
sono innumerevoli. Continuando la visita si incontrano le terme del
II secolo d.C. e più a nord un teatro per 1600 spettatori. Di
maggiore importanza rimane il grande teatro della città, costruito
nel I secolo e ancora oggi utilizzato per concerti e spettacoli.
Esso può contenere 5000 persone e la sua acustica è pressoché
perfetta. Nelle prossimità di questo teatro si trova il grande
tempio di Zeus, sempre del I secolo ma costruito sulle rovine di un
tempio ellenistico. Zeus era considerato custode dell'armonia del
mondo, dio dei re e dei governanti, protettore delle città e dei
popoli, patrono della famiglia e degli ospiti, dispensatore di
profezie interpretate attraverso tuoni e lampi, uccelli e sogni.
Nell'atmosfera e sullo sfondo di questa splendida città, ricca e
pagana, è ambientato un famoso miracolo di Gesù, come narrato
dall'Apostolo Marco (5,1-15). Il Vangelo ci dice che i Geraseni,
spaventati dalla potenza del miracolo, respinsero Gesù. Il primo
documento che parla di una comunità cristiana a Gerasa è un passo
del Panarion di Epifanio che, discutendo della data del miracolo di
Cana, ricorda di aver bevuto a "Gerasa in Arabia", dalla
fonte che si trova nel Martyrion, l'acqua che ogni anno si cambia in
vino, nello stesso giorno e nella stessa ora nella quale Gesù aveva
comandato ai servi di Cana: "Fate assaggiare al
capotavola". Seconda colazione in ristorante locale e
proseguimento per il Mar Morto che si trova 55 Km a sud-est di Amman
e a 392 metri sotto il livello del mare. E' un grande ed enigmatico
lago salato, lungo 76 Km e largo 17. In questo cosiddetto mare
nessuno potrà annegare in quanto la percentuale di salinità è del
30%, contro il 3,33% della media degli altri mari. Nel Mar Morto non
c'è vita: non vi sono pesci, né molluschi, né coralli, né alghe.
Il paesaggio intorno, anch'esso privo di vita vegetale, è
incredibilmente suggestivo. Anche nella Bibbia, questo strano lago
godeva di una fama particolare, tanto che in esso si dice siano
sprofondate Sodoma e Gomorra, divenute simbolo della depravazione e
dell'empietà (1900 a.C.). Questo specchio d'acqua salmastra ha
sempre esercitato un fascino misterioso per gli echi della storia
sacra che qui si odono. Il fiume Giordano muore qui, facendo
evaporare circa 6 milioni e mezzo di litri d'acqua ogni giorno.
Siamo quindi di fronte alla bara di questo fiume, una vera tomba
geologica. Sulla costa orientale un altro fiume biblico vi muore
ogni giorno: si tratta dell'Arnon, oggi chiamato in arabo al-Mujib,
che col suo affluente Heidan muore nel Mar Morto in una zona
selvaggia. Qui l'aria è ricca di ossigeno e non é inquinata ed
inoltre la maggiore pressione atmosferica, assorbendo i raggi
ultravioletti, permette lunghe esposizioni al sole. Il bromo, che
evapora dal lago, calma gli eccitamenti nervosi ed inoltre le acque
ricche di minerali curano l'artrite e la psoriasi. Rientro ad Amman,
cena e pernottamento.
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3°
giorno AMMAN/VIA DEI RE/
UMM EL-RASAS/PETRA |
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Prima colazione e partenza per Petra percorrendo
la mitica Via dei Re. È un'antica via carovaniera che collegava
Aqaba con Bosra e Damasco. Aqaba era una tappa d'obbligo sul
percorso delle carovane che portavano merci dall'Egitto alla Siria
attraversando il Sinai e viceversa, la stessa via carovaniera che
era stata usata fino dai tempi biblici e poi dai Greci e dai Romani.
Infatti riprendendo l'antico percorso, una delle principali opere
dei Romani in Giordania fu la costruzione della "Via Nova
Traianea" (111-114 d.C.). La Via dei Re è ancora oggi
un'arteria di primaria importanza che attraversa uno scenario
suggestivo e tocca numerosi centri determinanti dal punto di vista
storico ed archeologico. Il percorso antico, che si snoda parallelo
a quello attuale, è perfettamente visibile nel tratto tra Shobak e
Tafila fino a Kerak. Si osservano gli agglomerati massivi che
segnano le postazioni di sosta ad interruzioni regolari e le pietre,
una dopo l'altra, ancora disposte nella maniera originale.
Sosta al Monte Nebo dove si vivono emozioni particolari: qui, 3500
anni fa, dopo un peregrinare nel deserto durato quarant'anni, il
popolo d'Israele vide per la prima volta la Terra Promessa. Per
Mosé fu anche l'ultima e la tradizione vuole che vi sia morto. Dal
monte, dove il vento soffia quasi ininterrottamente, nelle giornate
più luminose, si riescono a vedere le cupole di Gerusalemme, la
città santa "dove scorre latte e miele". Sul Monte Nebo
gli archeologi cercano ancora la tomba di Mosé, noi visitiamo la
chiesa a lui dedicata con pavimentazioni in mosaico che raffigurano
scene di caccia e di vita campestre ed anche la chiesa dedicata a
Lot e Procopio, patriarchi e martiri. I mosaici di questa chiesa,
recuperati e custoditi dal padre francescano Michele Piccirillo,
rivelano le qualità tecniche di disegno e il gusto coloristico del
maestro che li mise in opera nel VI secolo d.C. Proseguimento per
Madaba. Nella Bibbia, al tempo dell'Esodo, è citata con il nome di
Medeba, cittadina moabita. Madaba è anche citata nel testo della
stele di Mesha, re di Moab (840 a.C.). La città è giustamente
famosa per gli stupendi mosaici che attualmente si trovano nelle
case e nelle chiese, pregevoli testimonianze della cultura e della
vita quotidiana di 1500 anni fa. Il prezioso mosaico raffigurante la
carta della Palestina, conservato nella chiesa greco-ortodossa di
San Giorgio, fu ritrovato nel 1884 nel corso della costruzione di un
tempio dedicato alla Vergine. Esso costituisce un eccezionale
documento storico-geografico del tempo di Giustiniano ed indica 91
località corredate da brevi spiegazioni bibliche. Vi si legge un
ritratto meraviglioso di Gerusalemme, circondata da monti, oasi,
villaggi e fiumi. Tra questi soprattutto il Giordano, il fiume sacro
del battesimo di Gesù, in mezzo ad un mondo smaltato di colori e di
vita, attraversato da traghetti e segnato da villaggi. Il territorio
rappresentato dalla carta, si estendeva dall'altezza di Tiro e
Sidone a nord fino al delta egiziano a sud e dal Mare Mediterraneo
al deserto. Essa è orientata verso est, come lo sono le città e
gli edifici, con le loro leggende viste e lette da chi entrava in
chiesa e si dirigeva verso l'altare. È corretto pensare ad una
carta redatta nel VI secolo ad uso dei pellegrini, che visitavano la
Terrasanta e che numerosi passavano anche da Madaba sulla via per il
Monte Nebo. Proseguimento per Umm el Rasas, l'antica Mefaa citata
nella Bibbia da Giosuè e da Geremia. La città divenne poi romana e
bizantina, infine cadde in rovina e fu abbandonata. Di essa rimase
traccia, per secoli, non nei libri bensì nella memoria dei beduini
cristiani della regione. Finché la sera del 23 gennaio 1807
l'esploratore svizzero Seetzen, mentre riposava in un accampamento a
sud del Mar Morto, udì dalla sua guida araba il seguente racconto:
"Le rovine più meravigliose sono quelle di Umm el-Rasas.
Questa città antica si trova a una mezza giornata di cammino a
sud-est di Diban. Ha soltanto una porta, come quella di Jerash, ma
più bella". La più grossa meraviglia di questa località sono
le mura costruite di grosse pietre nere squadrate che al posto della
malta hanno un fine strato di piombo. Gli scavi sono appena agli
inizi e dureranno sicuramente molti anni; per il momento l'autentico
tesoro è il pavimento a mosaico della chiesa che era stata dedicata
a Santo Stefano, uno dei primi martiri cristiani. Questi mosaici
raffigurano 26 città: 8 di Palestina, 8 di Giordania e 10 del delta
del Nilo. Hanno incise due date: 756 e 758 d.C. e l'iscrizione
"Staurachios il mosaicista". Continuando verso Petra si
attraversa la valle dell'Arnon, il Wadi Mujib, una gola spettacolare
che segnava il confine tra le terre dei Moabiti e quelle degli
Aborriti e si giunge a Kerak. Qui, sulla sommità dell'altopiano, si
trova la monumentale fortezza crociata costruita nel 1132 per ordine
di Re Baldovino I. Ogni fortezza ha caratteristiche proprie ma poche
possono vantare altrettanti episodi di cavalleria, coraggio e
intrigo, quanto la fortezza di Kerak. Seconda colazione in
ristorante locale. Arrivo a Petra, cena e pernottamento.
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| 4°
giorno PETRA |
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Prima colazione. Intero giorno dedicato alla
visita di Petra. L'antica città degli arabi nabatei, scavata nella
roccia rosa, si presenta come una straordinaria opera d'arte che un
tempo fu città di culto e di grande importanza commerciale. Non
esistono, purtroppo, riferimenti storici sui Nabatei; sappiamo
soltanto che furono grandi ed abili commercianti. La zona
archeologica è raggiungibile attraverso una gola lunga un
chilometro e mezzo, in alcuni punti molto stretta. Questa gola,
detta siq, origina da una faglia naturale nata nel punto in cui si
era spaccata la montagna e offre uno degli spettacoli geologici più
sensazionali al mondo. Il popolo di Petra approfittò di questo
fenomeno naturale trasformando il siq nell'unico punto visibile di
accesso alla loro città e Petra divenne una fortezza inespugnabile
fino a che i Romani non la cinsero d'assedio nel 106 d.C. quando
impedirono il rifornimento idrico che avveniva convogliando le acque
lungo il siq. L'acqua doveva essere molto importante per il popolo
nabateo che aveva approvvigionato l'intera città con un ingegnoso
sistema di condutture al punto da lasciarci pensare ad un rapporto
di culto con questo elemento. La divinità principalmente venerata a
Petra era però Dushara, il cui nome è legato alle montagne Shara
che si trovano nei dintorni. Dushara era contemporaneamente dio
montano e dio astrale, alcune statue lo ritraggono come genio della
vite. Il grande culto di questa divinità e la scarsa informazione
su divinità minori porta a immaginare che il popolo nabateo fosse
sulla strada del monoteismo. Nei monumenti di Petra si nota
l'assenza di influenze ellenistiche e questo filone anticlassico
mostra tutto il suo vigore. È vero che la pianta della città e gli
edifici pubblici seguono i modelli romani, ma i luoghi di culto e le
tombe nella loro ricca profusione costituiscono una manifestazione
artistica indubbiamente originale. Seconda colazione all'interno
della zona archeologica e, nel pomeriggio, proseguimento della
visita. Cena e pernottamento.
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| 5°
giorno PETRA/DESERTO/AMMAN |
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Prima colazione e partenza per la visita del
deserto di Giordania, un luogo bellissimo e tanto amato da Lawrence
d'Arabia. Ogni sua porzione è diversa da un'altra e in certe zone
pianeggianti a prima vista identiche, solo i nomadi che lo abitano
sanno darne l'esatto riferimento. Ormai, dal 3000 a.C., il
territorio desertico differisce sempre meno dal suo aspetto attuale.
È uno scenario surreale di inaudita bellezza, con infinite
tonalità di rosso e ocra interrotte di tanto in tanto solo dal nero
di qualche tenda beduina o di un piccolo gregge. È il dominio
incontrastato della superba spontaneità dei nomadi, ed ancora un
luogo straordinariamente ricco di testimonianze archeologiche
riferibili ai più antichi periodi della preistoria. Qui, cosa ancor
più suggestiva, i grandi archeologi sono l'acqua ed il vento che,
incidendo rocce e terreni, spostando dune sabbiose, lasciano tornare
in superficie un po' ovunque strumenti litici, antichi villaggi con
fondi di capanne, macine in pietra, manifestazioni artistiche,
gioielli, ornamenti ed amuleti, suscitando l'illusione che qui il
tempo si sia fermato come in un fatale incantesimo. Le incisioni del
deserto sono oggetto di continua ricerca, seppure nessuno studioso
ne abbia potuto dare fino ad ora una descrizione approfondita. È
vero che le incisioni sono numerosissime e difficilmente databili,
ad esclusione di quelle dei Nabatei che lasciarono una forte
testimonianza della loro presenza anche nel deserto. Un aspetto
particolarmente misterioso è che anche le incisioni antiche di
millenni, paragonate alle più recenti, sono realizzate con la
stessa tecnica, come se i popoli del deserto si fossero tramandati,
generazione dopo generazione, il compito se non il dovere di
testimoniare la loro esistenza proprio come in un libro. La
particolare morfologia di questo luogo è il risultato di imponenti
eventi geologici che hanno interessato quest'area negli ultimi 60
milioni di anni. Nella parte occidentale si eleva, al margine di
Wadi Araba, una catena montuosa fatta di rocce granitiche di colore
rosato, verde scuro o rosso cupo, creando strani disegni che talora
rammentano la forma delle tende dei nomadi. Verso est invece, dopo
una spianata sabbiosa interrotta da alcune basse e rade collinette
di arenaria rosso scuro, si susseguono una serie di valli, tra loro
parallele. Si potrebbe rimanere per ore ad osservare, incantati, le
straordinarie sculture sulle pareti. La visita si effettua con
moderne auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione
in corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Amman. Cena e
pernottamento.
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| 6°
giorno AMMAN/MILANO
MALPENSA |
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Prima colazione. Tempo libero fino al
trasferimento in aeroporto. Partenza per Milano Malpensa.
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ESTENSIONE
AD AQABA
| 5°
giorno PETRA/DESERTO/AQABA |
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Prima colazione e partenza per la visita del
deserto di Giordania. La visita si effettua con moderne auto
fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in corso di
visita. Nel pomeriggio proseguimento per Aqaba. Cena e
pernottamento.
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6° e 7° giorno AQABA
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Mezza pensione in hotel. Giorni liberi. Aqaba si
trova nell'omonimo golfo sul Mar Rosso e, per la presenza di
sorgenti d'acqua dolce, fu abitata fin dai tempi più remoti. La
tribù nomade dei Madianiti, discendente da Abramo e menzionata
nella Bibbia molte volte, occupava questo territorio o per meglio
dire ne rivendicava il diritto di pascolo. Quando Mosè fuggì
dall'Egitto, sposò proprio una donna madianita. Aqaba è l'antica
Ezion-Gheber che la Bibbia ci presenta come una città con molte
attività, la raffineria del rame, la manifattura di utensili di
rame e di ferro, la costruzione di navi, il commercio marittimo ed
il commercio carovaniero con l'Egitto ed i paesi dell'Arabia. In
seguito è conosciuta come Ayla e più avanti, in epoca mamelucca,
con il nome attuale di Aqaba. Nell'epoca romana raggiunse un periodo
di particolare importanza giocando un ruolo strategico al centro
delle più importanti piste carovaniere. In seguito, in epoca
bizantina, fu sede di vescovado. Nel 1116 il re crociato Baldovino I
occupò la città e fece costruire una fortezza sulla costa, Qasr
Aqaba. Più tardi nel 1505 il Sultano mamelucco Qansuh el-Ghuri
conquistò la città e costruì un forte ancora oggi in buono stato
di conservazione. Fino al 1917, anno in cui Lawrence d'Arabia ne
fece il proprio quartier generale nella lotta contro i Turchi, Aqaba
subì il dominio dei Mamelucchi e quindi dei Turchi Ottomani. Oggi
Aqaba, unico sbocco del Paese sul Mar Rosso, è un importante nodo
commerciale per la presenza di un porto in piena attività
soprattutto per l'esportazione di fosfati di cui il territorio è
particolarmente ricco. Questa attività, intensificata dalla
riapertura del canale di Suez nel 1975, rende Aqaba un porto di fama
internazionale. Oltre a ciò Aqaba è un centro di notevole
importanza soprattutto per la bellezza e la pescosità dei fondali
marini. La vita della barriera corallina è ricca di pesci unici e
piante di grande interesse per gli appassionati ed i più esperti
fotografi sottomarini. Chi invece non può o non vuole godere delle
meraviglie del mondo sottomarino potrà comunque godere, ad
eccezione che nei mesi più freddi dell'anno, delle meraviglie del
Mar Rosso seduto su una barca dal fondo di vetro. Spostandosi verso
il confine con l'Arabia Saudita si trovano spiagge solitarie con la
barriera corallina a pochi metri. Suggeriamo di visitare la Stazione
di biologia marina, dove è allestito un interessante acquario. Ci
si può poi spostare all'isola del Faraone in territorio egizio al
largo del golfo di Aqaba. L'isola è piccola e scorgendola da
lontano si vedrà il castello dalle mura merlate, che si proietta
sullo sfondo delle montagne dorate e drammatiche del Sinai. Attorno
all'isola, la sabbia bianca, piena di conchiglie multicolori e la
trasparenza dell'acqua creano effetti di colore davvero eccezionali.
Dal momento che la barriera corallina è vicina alla riva, a solo
qualche metro sotto il livello dell'acqua, è consigliabile portare
per questa escursione maschera, pinne e scarpe da scoglio.
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| 8°
giorno AQABA/AMMAN/MILANO
MALPENSA |
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Prima colazione e trasferimento in
aeroporto. Partenza per Amman e attesa del volo internazionale
Milano Malpensa.
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ESTENSIONE
IN ISRAELE
| 6°
giorno AMMAN/GERUSALEMME |
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Prima colazione e partenza per la visita
del deserto di Giordania. La visita si effettua con moderne
auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in
corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Aqaba. Cena
e pernottamento.
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7° giorno GERUSALEMME
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Prima colazione e visita della città,
posta nel cuore dei colli della Giudea, luogo scelto da Dio
per proclamare la santità del Suo nome a tutti i popoli.
Rappresenta la capitale mistica delle tre religioni più
importanti del mondo; gran parte dell'umanità la considera
Città Santa per eccellenza. Gli Ebrei vedono in Gerusalemme
il simbolo delle glorie passate; i Cristiani commemorano qui
la Settimana Santa, la passione, la morte di Gesù sulla croce
e la Sua resurrezione; i Musulmani credono che il profeta sia
stato assunto in cielo a Gerusalemme. Il nome della città
significa "Pace", ma durante tutta la sua storia ha
sofferto il peso di numerose guerre. Possiamo distinguere la
città nuova, che si è ingrandita molto soprattutto negli
ultimi trent'anni e la città vecchia, circondata dalle mura
costruite dai turchi alla metà del XVI secolo. Nella città
vi sono i resti delle mura del Tempio erodiano (il cosiddetto
Muro del Pianto) nel quale si intratteneva Gesù e dove anche
il Papa Giovanni Paolo II ha voluto soffermarsi nel suo ultimo
viaggio in Terrasanta. Qui, fino al 1947, gli Ebrei piansero
la distruzione del loro tempio ad opera delle legioni romane
condotte dall'imperatore Tito. Oggi la nuova Israele non ama
che si chiami Muro del Pianto, lo si chiama Muro Occidentale.
Non si piange più. Si prega, ma la millenaria nostalgia è
finita. Per i Cristiani, la grande attrazione spirituale è
costituita dalla Via Dolorosa e dalla Chiesa del Santo
Sepolcro, che comprendono rispettivamente le stazioni della
Via Crucis e la tomba di Cristo. Per quanto molte cose siano
mutate nel corso degli ultimi due secoli e per quanto le lotte
fra le varie confessioni religiose non abbiano permesso di
realizzare una degna sistemazione dei luoghi più sacri della
Cristianità, nessun visitatore potrà sottrarsi alla concreta
impressione di camminare sulle orme di Cristo. Visita del
Museo d'Israele con il Santuario del Libro. Pasti liberi.
Pernottamento.
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| 8°
giorno GERUSALEMME/TEL
AVIV/MILANO MALPENSA |
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Prima colazione e partenza per Tel
Aviv. Trasferimento in aeroporto e partenza per Milano
Malpensa.
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ESTENSIONE
IN SINAI
| 5°
giorno PETRA/DESERTO/AQABA |
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Prima colazione e partenza per la visita
del deserto di Giordania. La visita si effettua con moderne
auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in
corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Aqaba. Cena
e pernottamento.
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6° giorno AQABA/NUWEIBA/SANTA
CATERINA
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Prima colazione, trasferimento al porto ed
imbarco per Nuweiba con aliscafo veloce. Arrivo dopo circa
un'ora di navigazione e disbrigo delle formalità di
frontiera. Seconda colazione e trasferimento all'oasi di Santa
Caterina, nel cuore del Sinai.La penisola desertica del Sinai,
lunga circa 370 Km e larga 240 nella sua parte settentrionale,
con aride vallate bordate da imponenti speroni di roccia
calcarea e granitica, ponte tra Africa ed Asia, è racchiusa
su due lati dal Mar Rosso (Golfo di Suez e di Aqaba). Da
millenni gli abitanti del Sinai sono i beduini discendenti da
Ismaele, figlio di Abramo cacciato nel deserto. Essi hanno
imparato a conoscere questo ambiente da ogni minimo segnale:
sanno percepire l'arrivo di una tempesta di sabbia o ritrovare
un'oasi in un paesaggio che sembra non offrire alcun punto di
riferimento. Essi conducono da sempre la stessa vita,
spostandosi secondo una logica che appartiene soltanto alla
loro cultura e vivendo di poco: selvaggina di tanto in tanto,
latte di cammella, farinacei e soprattutto datteri e fichi.
Tra le distese desertiche e le montagne di roccia nuda, le
oasi verdi offrono riposo e sollievo. Le maestose palme da
datteri, le acacie sempre verdi, le tamerici in fiore e tante
altre specie di vita vegetale abbondano intorno alle fresche
sorgenti di acqua cristallina. Visita del monastero di Santa
Caterina. Nel 342 Elena, la madre dell'imperatore Costantino,
visitò il Monte Sinai ed ai suoi piedi fece erigere una
piccola chiesa nel luogo in cui, una volta, le turbe degli
Ebrei udirono la voce del Signore. Nel 557, Giustiniano fondò
il convento di Santa Caterina, che prese il nome da una
fanciulla cristiana martirizzata ad Alessandria. In un
sarcofago riposano i resti mortali della Santa. La chiesa del
convento è una basilica con due file di colonne di granito ed
il soffitto sostenuto da grosse travi. La biblioteca contiene,
oltre alle opere stampate, anche 2600 manoscritti; nel museo
sono conservati doni offerti dai re e da grandi personalità
del mondo cristiano: croci e diademi incastonati di pietre
preziose. Il convento è abitato dai monaci di clausura di
rito greco-ortodosso. Cena e pernottamento.
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| 7°
giorno SANTA
CATERINA/TABA/EILAT |
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Partenza nelle primissime ore del
mattino per raggiungere la cima del monte Jebel Musa, o
monte di Mosè, salendo oltre 3400 gradini scavati nella
roccia. Da qui si gode un magnifico panorama. Sulla vetta,
due cappelle: una si trova presso la roccia sotto la quale
si nascose Mosè quando udì la voce del Signore; l'altra
nel luogo dove salì al cielo il santo dei beduini, Nebi
Salih. Si può assistere al suggestivo spettacolo del
sorgere del sole.
"Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal
monte" (Es 19,1)
"Io sono il Signore, Tuo Dio, che ti ha fatto uscire
dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non
avrai altri dei di fronte a me" (Es 20,2-3). Qui
nasce il popolo d'Israele condotto all'indipendenza
dall'uomo che ricevette i precetti di una legge divina
monoteistica, riconosciuta come fondamento della legge
etica anche dai così detti "non credenti". In
realtà non si conosce con esattezza il percorso
dell'Esodo e si avanzano diverse ipotesi
sull'attraversamento del Sinai da parte del popolo
condotto da Mosè. Il percorso tradizionale si spinge da
sud a sud-est lungo la pista più occidentale della
penisola fino alle miniere egiziane di rame e turchese.
Giungendo al Monte Sinai il Profeta ricevette le tavole
della Legge. Dalla vetta del monte lo spettacolo è
grandioso, come scrive nel 1870 lo studioso Leonard
Palmer: ".... la selvaggia desolazione di quelle rupi
maestose, di quei precipizi deserti, di quelle vallate
serpeggianti, sommate alle associazioni sacre e solenni
della scena, non potevano fare a meno di impressionare
l'osservatore.... E tuttavia la desolazione del Sinai non
opprime l'animo, perché nel cielo limpido, nell'aria
pura, nel silenzio incontaminato di antiche rocce e
labirintiche valli, si cela la 'ancora debole voce' che ci
dice di un Dio presente". Rientro in hotel e prima
colazione. Partenza per Eilat sostando a Taba. Seconda
colazione in corso di viaggio. Passaggio di frontiera.
Arrivo ad Eilat e tempo libero. Cena e pernottamento.
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| 8°
giorno EILAT/TEL
AVIV/MILANO MALPENSA |
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Prima colazione, trasferimento in aeroporto
e partenza per Tel Aviv. Attesa del volo internazionale Milano
Malpensa.
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ESTENSIONE
IN SIRIA
| 6°
giorno AMMAN/BOSRA/DAMASCO |
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Prima colazione e partenza per la Siria.
Disbrigo delle formalità di frontiera e proseguimento per
Bosra, capitale della regione dell'Hauran attraverso la quale
transitavano carovane commerciali e religiose. Oggi non si
viaggia più come un tempo ma nei piccoli centri si conduce
ancora una vita perlopiù contadina e legata ai valori del
passato. I resti dell'antica Bosra sono costituiti da
costruzioni nabatee, cisterne, abitazioni, ninfei, terme e
soprattutto da un teatro in basalto perfettamente conservato
che poteva ospitare 1500 spettatori. Seconda colazione e
proseguimento per Damasco distante circa 140 Km. Cena e
pernottamento.
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7° giorno DAMASCO
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Prima colazione e visita di questa città
tipicamente mediorientale. Chiamata "la rivale del
paradiso", "l'occhio dell'oriente", "la
leggenda dei secoli", Damasco è menzionata nelle
iscrizioni fin dal secondo millennio a.C. In particolare si
visitano il museo Nazionale e la principale testimonianza
dell'arte islamica: la moschea degli Omayyadi. Di notevole
importanza anche la Tomba di Saladino, i vecchi suq, la
moschea Techie Suleimanie, l'imponente palazzo Azem con il
museo delle arti e delle tradizioni popolari e nel quartiere
antico la chiesa di San Paolo, la Cappella di Anania, la Via
Recta, Bab el-Sharqi e Bab el-Tuma (porta dell'Est e porta di
San Tommaso). Seconda colazione in ristorante locale. Cena e
pernottamento.
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| 8°
giorno DAMASCO/PALMIRA |
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Prima colazione e partenza per Palmira,
nel cuore del deserto siriaco. Arrivo e visita della
città di Zenobia, dei colonnati e delle tombe
sotterranee. Questo mirabile luogo fu conquistato dai
Romani nel 64 a.C. Successivamente, reso libero da
Adriano, ricevette lo stato di colonia da Settimio Severo
e visse il suo periodo di massimo splendore durante il
regno di Odenato e durante quello della regina Zenobia che
si oppose al dominio di Roma. Aureliano la sconfisse
facendola prigioniera e radendo al suolo l'intera città.
Palmira, in parte ricostruita, divenne una roccaforte
militare romana. La sua straordinaria prosperità nei
primi tre secoli dell'impero era dovuta alla posizione
strategica lungo le vie carovaniere dell'Oriente. Qui la
città e la regina Zenobia si fondono in una sola entità
che ispira gli artisti e che attira i viaggiatori. Il
tempio di Bel racchiude in sé tutte le caratteristiche
architettoniche che hanno reso famosa Palmira e per questo
è spesso il suo stesso emblema. Nello stesso tempo è il
suo unico grande esempio di originalità stilistica. Viene
costruito nel periodo in cui la città inizia ad assumere
un importante ruolo internazionale, sia politico-militare,
sia mercantile, e di conseguenza traduce l'entusiasmo ed
il senso di potenza relativi al momento favorevole così
da poterne diventare il simbolo. La sosta e l'osservazione
all'interno del tempio possono sicuramente dare nuovi
suggerimenti perché l'energia creativa che questo luogo
sprigiona è inesauribile. Il più antico testo palmireno
datato risale al 44 a.C. ed è stato trovato nella
fondazione del tempio di Bel; ma questo non ci aiuta
nell'individuazione dell'aspetto costitutivo della città
prima dell'occupazione romana. Da un testo assiro del XII
secolo a.C. Taad-mar en Amourrou, cioè Palmira che presso
gli arabi conserva l'antico nome di Tadmor, sembra essere
un luogo d'appuntamento per carovane e un buon rifugio per
nomadi. Questi nomadi erano guerrieri ed abili montatori
di cammelli e di cavalli; le divinità di origine araba
sono infatti tutte vestite in costumi da guerra e questa
tradizione influirà sull'abbigliamento delle divinità
ancestrali di Palmira. Questi dati possono far meglio
comprendere quanto la conformazione della popolazione di
questa città fosse particolare, ma anche antica e
orgogliosa delle sue origini. Nonostante l'urbanizzazione
operata dai Romani, la città mantenne per questo
l'espressione della propria cultura originale
convogliandola negli schemi della "urbs" in una
sorta di complementarietà che dà origine ad un sogno
meraviglioso. Tutto questo si può meglio constatare
guardando la città da vicino. Ricordiamo tra i resti il
grande colonnato e le antiche tombe. Seconda colazione in
corso di visita. Cena e pernottamento.
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| 9°
giorno PALMIRA/APAMEA/EBLA/ALEPPO |
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Prima colazione e partenza per Apamea,
città seleucide, con resti romani e bizantini che, nonostante
la distruzione ad opera di violenti terremoti, rimangono
incontrastati e superbi protagonisti. Proseguimento con la
visita di Ebla dove l'archeologo italiano Paolo Matthiae ha
scoperto negli ultimi anni circa 2000 tavolette pressoché
intatte riportanti oltre 15.000 iscrizioni nell'antica lingua
semitico-eblaita, ritenute tra le più antiche della storia
dell'uomo. Seconda colazione in corso di viaggio. Arrivo ad
Aleppo in serata. Cena e pernottamento.
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| 10°
giorno ALEPPO |
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Prima colazione. Mattino dedicato alla
visita di questa interessante e plurimillenaria città, oggi
immediatamente dopo Damasco per importanza.
Aleppo rimase sempre un importante centro commerciale e
manifatturiero pur avendo subito diverse dominazioni. Seconda
colazione in ristorante locale. Nel pomeriggio visita della
basilica di San Simeone che si trova a Qalat Samaan, circa 60
Km a nord di Aleppo. Qui, nel V secolo il Santo si ritirò per
meditare e pregare negli ultimi 30 anni della sua vita
dall'alto di una colonna ancora in sito. Il fervore religioso
dei primi secoli cristiani portò alla costruzione di una già
imponente chiesa successivamente ampliata e completata da un
convento ai piedi della collina. Rientro ad Aleppo. Cena e
pernottamento.
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| 11°
giorno ALEPPO/HAMA/CRAC DEI
CAVALIERI/DAMASCO |
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Prima colazione e partenza per Hama dove
l'acqua dell'Oronte scorre placida e fangosa tra cortine di
salici. Gigantesche ruote di legno, le norie, la sollevano
fino alle arcate degli acquedotti: è la perfezione di un
sistema idraulico che funziona fin dall'antichità. Il
cigolare lento delle norie, mosse dall'eterno scorrere del
fiume, distribuisce acqua ai giardini ed alle case della
città. Le norie giravano da secoli quando l'Europa cristiana,
ignara di tutte le applicazioni della ruota idraulica,
macinava ancora i suoi cereali col pestello o attaccava gli
schiavi al palo della mola. La città è citata più volte
nell'Antico Testamento quando fece parte del regno dei Mitanni
e divenne capitale del regno aramaico di Hamath nell'XI secolo
a.C. Ebbe sotto i Seleucidi il nome di Epifania, probabilmente
in onore di Antioco IV Epifane. Hama è l'Emesa dei Romani,
città dove fu educato Eliogabalo prima di diventare
imperatore. Nel VII secolo d.C. diventò musulmana ed in
seguito divenne dominio dei sultani mamelucchi di Egitto e
degli Ottomani. Proseguimento con la visita del Crac dei
Cavalieri, in arabo Qalat el Hosn e visita della fortezza che,
con la sua mole imponente, è un classico esempio di
architettura militare medioevale. Seconda colazione in corso
di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Damasco. Cena e
pernottamento.
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| 12°
giorno DAMASCO/MILANO
MALPENSA |
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Prima colazione, trasferimento in
aeroporto e partenza per Milano Malpensa.
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N.B.
Il volo di rientro da Damasco della
compagnia Alitalia potrebbe effettuarsi nella notte tra
l'11° ed il 12° giorno.
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