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KAN YA MA KAN
Giordania


Programma di Viaggio
Giordania

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• Kan ya ma kan è la frase con cui gli arabi iniziano a raccontare le favole ai bambini, così come noi possiamo dire "C'era una volta..." Ma la frase araba porta in sé un significato realmente intraducibile se non con l'espressione di molti concetti che potrebbero essere "come si faceva una volta, come il mondo ricorda i fatti di una volta, come la memoria storica è presente nel mondo attuale e non si può vivere senza di essa". Un mondo racchiuso in una frase che dà il titolo a questo itinerario base pensato per i nostri viaggiatori indipendenti. Ad integrazione del viaggio base proponiamo alcune estensioni che consentono una propria personalizzazione. Il viaggio, sulla base delle 2 e 4 persone Partecipanti è assistito da un autista parlante italiano e dalle guide locali che si trovano in ogni sito. In aggiunta è possibile chiedere il servizio di un accompagnatore/guida locale che stia sempre con i Partecipanti il cui costo è quotato a parte; invece quest'ultimo è sempre incluso nella quota base prevista per i gruppi con un minimo di 8 persone.  •


Estensioni:
1° giorno MILANO MALPENSA/AMMAN

Partenza per Amman con volo di linea. Arrivo dopo circa 4 ore e mezza di volo e trasferimento in hotel. Pomeriggio libero. La città, conosciuta nei tempi biblici come Rabbath Ammon è oggi così diversa rispetto a cinquant'anni fa quando non era che un povero villaggio abitato da genti diverse nemmeno memori dell'antico splendore. Oggi, da città capitale, ha avuto una profonda trasformazione e un rapido sviluppo. Si trova in un territorio ricco d'acqua e alla convergenza di tre diverse zone topografiche e climatiche: la zona semi-arida con le steppe tipiche del deserto a est, la zona boscosa e collinare al centro e la fertile valle del Giordano a ovest. Cena e pernottamento.
 

2° giorno AMMAN/JERASH/MAR MORTO/AMMAN

Prima colazione e partenza per Jerash, poco distante, dove si vedono rovine tra le più belle al mondo, il 90% delle quali devono ancora essere portate alla luce. E' l'antica Gerasa che rimase sepolta sotto sabbia e detriti per secoli, fino a quando, nel 1806, fu scoperta dal viaggiatore tedesco Seetzen, seguito nel 1812 da Burckhardt e nel 1816 da Buckingham. Ma gli scavi iniziarono solo nel 1920 e gli utensili di pietra silicea trovati indicano che questa zona era abitata sin dal periodo neolitico, 6000-4000 a.C. Oggi Jerash è considerata una delle più importanti e meglio conservate città romane del Vicino Oriente ed il restauro della città vede impegnata una équipe internazionale di archeologi ed architetti. Conosciuta come Antioca Chrysoroas (fiume d'oro) o anche Gerasa, fu fondata come città dai soldati di Alessandro Magno il Macedone intorno al 332 a.C. in uno splendido scenario, per divenire una delle più lussuose e ricche città provinciali. Dopo la conquista da parte dei Romani nel 63 a.C., Jerash stabilì fruttuosi rapporti commerciali con i Nabatei di Petra e con altre città della Decapoli, la lega della Provincia Romana d'Arabia di cui la città fece parte dal 90 d.C. Gerasa visse per secoli in grande prosperità economica e culturale fino a quando l'ascesa di Palmira, in Siria, segnò l'inizio del suo declino. Nel 746 un forte terremoto provocò grandi distruzioni a Jerash e dintorni e nel XII secolo, con le conquiste crociate, essa fu saccheggiata e poi abbandonata fino al momento in cui iniziò ad essere ripopolata dai Circassi alla fine dell'ottocento. Nella città ora regna il silenzio: i suoi templi sono caduti, le strade abbandonate, i pozzi inariditi, spogli gli altari degli olocausti. Eppure, nonostante questo, Jerash lascia un'impressione indelebile. La visita può iniziare dalla parte sud dove si incontra subito l'arco dell'imperatore Adriano che lo stesso fece costruire nel 129 d.C. A cinquanta metri dall'arco sono stati scavati i resti della chiesa detta del vescovo Mariano, risalente al 570 d.C. Vi sono qui bei mosaici pavimentali ed essa fu probabilmente la cappella funeraria della necropoli. Proseguendo a sinistra, vi si trovano i resti dell'ippodromo che poteva ospitare sui sedili in pietra fino a 1500 spettatori. Superato il centro visitatori si incontra la porta sud, l'ingresso principale alla città, riccamente decorato da nicchie e colonne e costituito da una grande porta centrale e due più piccoli passaggi laterali con torri. La zona che si trova subito dopo l'ingresso fu sempre utilizzata come luogo di mercato e come sede di attività varie di scambio. Proseguendo, ci si trova dinnanzi all'imponente foro del I secolo d.C., unico per la sua forma ovale. Questa piazza dalla caratteristica forma è circondata da due colonnati dai capitelli ionici sormontati da una travatura continua perfettamente conservata. In essa si riuniva l'assemblea del popolo che accorreva per prendere parte a feste religiose, a processioni solenni, per discutere sulla politica, per apprendere notizie, per commerciare ed infine per esprimere le proprie opinioni. Dal foro partiva il grande cardo lungo circa 800 metri. Le splendide colonne ai bordi portano capitelli corinzi quasi tutti ritrovati nella posizione originaria. Questi capitelli, del II secolo, andarono a sostituire quelli ionici del primo cardo costruito nel I secolo. Sul colonnato si stendeva un acquedotto che approvvigionava ogni parte della città. Gerasa era una città ricca e piena di vita culturale e religiosa. Proseguendo lungo il cardo si trova la scalinata ed il tempio di Artemide, imponente monumento dedicato alla dea protettrice della città costruito nel II secolo d.C. La dea protegge i giovani e le giovanette che le dedicano culto particolare. Inoltre la sua protezione si estende sui boschi e sulle sorgenti, sui monti, sulla pastorizia, sulla caccia e sulle messi. Come nel mito, così nell'iconografia, essa appare bellissima nel corpo e nel viso, spesso fornita dei suoi attributi che sono l'arco, le frecce, la faretra e la falce lunare. Le sue raffigurazioni su monete, su vasi in terracotta, in marmo, in metalli anche preziosi sono innumerevoli. Continuando la visita si incontrano le terme del II secolo d.C. e più a nord un teatro per 1600 spettatori. Di maggiore importanza rimane il grande teatro della città, costruito nel I secolo e ancora oggi utilizzato per concerti e spettacoli. Esso può contenere 5000 persone e la sua acustica è pressoché perfetta. Nelle prossimità di questo teatro si trova il grande tempio di Zeus, sempre del I secolo ma costruito sulle rovine di un tempio ellenistico. Zeus era considerato custode dell'armonia del mondo, dio dei re e dei governanti, protettore delle città e dei popoli, patrono della famiglia e degli ospiti, dispensatore di profezie interpretate attraverso tuoni e lampi, uccelli e sogni. Nell'atmosfera e sullo sfondo di questa splendida città, ricca e pagana, è ambientato un famoso miracolo di Gesù, come narrato dall'Apostolo Marco (5,1-15). Il Vangelo ci dice che i Geraseni, spaventati dalla potenza del miracolo, respinsero Gesù. Il primo documento che parla di una comunità cristiana a Gerasa è un passo del Panarion di Epifanio che, discutendo della data del miracolo di Cana, ricorda di aver bevuto a "Gerasa in Arabia", dalla fonte che si trova nel Martyrion, l'acqua che ogni anno si cambia in vino, nello stesso giorno e nella stessa ora nella quale Gesù aveva comandato ai servi di Cana: "Fate assaggiare al capotavola". Seconda colazione in ristorante locale e proseguimento per il Mar Morto che si trova 55 Km a sud-est di Amman e a 392 metri sotto il livello del mare. E' un grande ed enigmatico lago salato, lungo 76 Km e largo 17. In questo cosiddetto mare nessuno potrà annegare in quanto la percentuale di salinità è del 30%, contro il 3,33% della media degli altri mari. Nel Mar Morto non c'è vita: non vi sono pesci, né molluschi, né coralli, né alghe. Il paesaggio intorno, anch'esso privo di vita vegetale, è incredibilmente suggestivo. Anche nella Bibbia, questo strano lago godeva di una fama particolare, tanto che in esso si dice siano sprofondate Sodoma e Gomorra, divenute simbolo della depravazione e dell'empietà (1900 a.C.). Questo specchio d'acqua salmastra ha sempre esercitato un fascino misterioso per gli echi della storia sacra che qui si odono. Il fiume Giordano muore qui, facendo evaporare circa 6 milioni e mezzo di litri d'acqua ogni giorno. Siamo quindi di fronte alla bara di questo fiume, una vera tomba geologica. Sulla costa orientale un altro fiume biblico vi muore ogni giorno: si tratta dell'Arnon, oggi chiamato in arabo al-Mujib, che col suo affluente Heidan muore nel Mar Morto in una zona selvaggia. Qui l'aria è ricca di ossigeno e non é inquinata ed inoltre la maggiore pressione atmosferica, assorbendo i raggi ultravioletti, permette lunghe esposizioni al sole. Il bromo, che evapora dal lago, calma gli eccitamenti nervosi ed inoltre le acque ricche di minerali curano l'artrite e la psoriasi. Rientro ad Amman, cena e pernottamento.
  

3° giorno AMMAN/VIA DEI RE/
UMM EL-RASAS/PETRA

Prima colazione e partenza per Petra percorrendo la mitica Via dei Re. È un'antica via carovaniera che collegava Aqaba con Bosra e Damasco. Aqaba era una tappa d'obbligo sul percorso delle carovane che portavano merci dall'Egitto alla Siria attraversando il Sinai e viceversa, la stessa via carovaniera che era stata usata fino dai tempi biblici e poi dai Greci e dai Romani. Infatti riprendendo l'antico percorso, una delle principali opere dei Romani in Giordania fu la costruzione della "Via Nova Traianea" (111-114 d.C.). La Via dei Re è ancora oggi un'arteria di primaria importanza che attraversa uno scenario suggestivo e tocca numerosi centri determinanti dal punto di vista storico ed archeologico. Il percorso antico, che si snoda parallelo a quello attuale, è perfettamente visibile nel tratto tra Shobak e Tafila fino a Kerak. Si osservano gli agglomerati massivi che segnano le postazioni di sosta ad interruzioni regolari e le pietre, una dopo l'altra, ancora disposte nella maniera originale.
Sosta al Monte Nebo dove si vivono emozioni particolari: qui, 3500 anni fa, dopo un peregrinare nel deserto durato quarant'anni, il popolo d'Israele vide per la prima volta la Terra Promessa. Per Mosé fu anche l'ultima e la tradizione vuole che vi sia morto. Dal monte, dove il vento soffia quasi ininterrottamente, nelle giornate più luminose, si riescono a vedere le cupole di Gerusalemme, la città santa "dove scorre latte e miele". Sul Monte Nebo gli archeologi cercano ancora la tomba di Mosé, noi visitiamo la chiesa a lui dedicata con pavimentazioni in mosaico che raffigurano scene di caccia e di vita campestre ed anche la chiesa dedicata a Lot e Procopio, patriarchi e martiri. I mosaici di questa chiesa, recuperati e custoditi dal padre francescano Michele Piccirillo, rivelano le qualità tecniche di disegno e il gusto coloristico del maestro che li mise in opera nel VI secolo d.C. Proseguimento per Madaba. Nella Bibbia, al tempo dell'Esodo, è citata con il nome di Medeba, cittadina moabita. Madaba è anche citata nel testo della stele di Mesha, re di Moab (840 a.C.). La città è giustamente famosa per gli stupendi mosaici che attualmente si trovano nelle case e nelle chiese, pregevoli testimonianze della cultura e della vita quotidiana di 1500 anni fa. Il prezioso mosaico raffigurante la carta della Palestina, conservato nella chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, fu ritrovato nel 1884 nel corso della costruzione di un tempio dedicato alla Vergine. Esso costituisce un eccezionale documento storico-geografico del tempo di Giustiniano ed indica 91 località corredate da brevi spiegazioni bibliche. Vi si legge un ritratto meraviglioso di Gerusalemme, circondata da monti, oasi, villaggi e fiumi. Tra questi soprattutto il Giordano, il fiume sacro del battesimo di Gesù, in mezzo ad un mondo smaltato di colori e di vita, attraversato da traghetti e segnato da villaggi. Il territorio rappresentato dalla carta, si estendeva dall'altezza di Tiro e Sidone a nord fino al delta egiziano a sud e dal Mare Mediterraneo al deserto. Essa è orientata verso est, come lo sono le città e gli edifici, con le loro leggende viste e lette da chi entrava in chiesa e si dirigeva verso l'altare. È corretto pensare ad una carta redatta nel VI secolo ad uso dei pellegrini, che visitavano la Terrasanta e che numerosi passavano anche da Madaba sulla via per il Monte Nebo. Proseguimento per Umm el Rasas, l'antica Mefaa citata nella Bibbia da Giosuè e da Geremia. La città divenne poi romana e bizantina, infine cadde in rovina e fu abbandonata. Di essa rimase traccia, per secoli, non nei libri bensì nella memoria dei beduini cristiani della regione. Finché la sera del 23 gennaio 1807 l'esploratore svizzero Seetzen, mentre riposava in un accampamento a sud del Mar Morto, udì dalla sua guida araba il seguente racconto: "Le rovine più meravigliose sono quelle di Umm el-Rasas. Questa città antica si trova a una mezza giornata di cammino a sud-est di Diban. Ha soltanto una porta, come quella di Jerash, ma più bella". La più grossa meraviglia di questa località sono le mura costruite di grosse pietre nere squadrate che al posto della malta hanno un fine strato di piombo. Gli scavi sono appena agli inizi e dureranno sicuramente molti anni; per il momento l'autentico tesoro è il pavimento a mosaico della chiesa che era stata dedicata a Santo Stefano, uno dei primi martiri cristiani. Questi mosaici raffigurano 26 città: 8 di Palestina, 8 di Giordania e 10 del delta del Nilo. Hanno incise due date: 756 e 758 d.C. e l'iscrizione "Staurachios il mosaicista". Continuando verso Petra si attraversa la valle dell'Arnon, il Wadi Mujib, una gola spettacolare che segnava il confine tra le terre dei Moabiti e quelle degli Aborriti e si giunge a Kerak. Qui, sulla sommità dell'altopiano, si trova la monumentale fortezza crociata costruita nel 1132 per ordine di Re Baldovino I. Ogni fortezza ha caratteristiche proprie ma poche possono vantare altrettanti episodi di cavalleria, coraggio e intrigo, quanto la fortezza di Kerak. Seconda colazione in ristorante locale. Arrivo a Petra, cena e pernottamento.
 

4° giorno PETRA

Prima colazione. Intero giorno dedicato alla visita di Petra. L'antica città degli arabi nabatei, scavata nella roccia rosa, si presenta come una straordinaria opera d'arte che un tempo fu città di culto e di grande importanza commerciale. Non esistono, purtroppo, riferimenti storici sui Nabatei; sappiamo soltanto che furono grandi ed abili commercianti. La zona archeologica è raggiungibile attraverso una gola lunga un chilometro e mezzo, in alcuni punti molto stretta. Questa gola, detta siq, origina da una faglia naturale nata nel punto in cui si era spaccata la montagna e offre uno degli spettacoli geologici più sensazionali al mondo. Il popolo di Petra approfittò di questo fenomeno naturale trasformando il siq nell'unico punto visibile di accesso alla loro città e Petra divenne una fortezza inespugnabile fino a che i Romani non la cinsero d'assedio nel 106 d.C. quando impedirono il rifornimento idrico che avveniva convogliando le acque lungo il siq. L'acqua doveva essere molto importante per il popolo nabateo che aveva approvvigionato l'intera città con un ingegnoso sistema di condutture al punto da lasciarci pensare ad un rapporto di culto con questo elemento. La divinità principalmente venerata a Petra era però Dushara, il cui nome è legato alle montagne Shara che si trovano nei dintorni. Dushara era contemporaneamente dio montano e dio astrale, alcune statue lo ritraggono come genio della vite. Il grande culto di questa divinità e la scarsa informazione su divinità minori porta a immaginare che il popolo nabateo fosse sulla strada del monoteismo. Nei monumenti di Petra si nota l'assenza di influenze ellenistiche e questo filone anticlassico mostra tutto il suo vigore. È vero che la pianta della città e gli edifici pubblici seguono i modelli romani, ma i luoghi di culto e le tombe nella loro ricca profusione costituiscono una manifestazione artistica indubbiamente originale. Seconda colazione all'interno della zona archeologica e, nel pomeriggio, proseguimento della visita. Cena e pernottamento.
 

5° giorno PETRA/DESERTO/AMMAN

Prima colazione e partenza per la visita del deserto di Giordania, un luogo bellissimo e tanto amato da Lawrence d'Arabia. Ogni sua porzione è diversa da un'altra e in certe zone pianeggianti a prima vista identiche, solo i nomadi che lo abitano sanno darne l'esatto riferimento. Ormai, dal 3000 a.C., il territorio desertico differisce sempre meno dal suo aspetto attuale. È uno scenario surreale di inaudita bellezza, con infinite tonalità di rosso e ocra interrotte di tanto in tanto solo dal nero di qualche tenda beduina o di un piccolo gregge. È il dominio incontrastato della superba spontaneità dei nomadi, ed ancora un luogo straordinariamente ricco di testimonianze archeologiche riferibili ai più antichi periodi della preistoria. Qui, cosa ancor più suggestiva, i grandi archeologi sono l'acqua ed il vento che, incidendo rocce e terreni, spostando dune sabbiose, lasciano tornare in superficie un po' ovunque strumenti litici, antichi villaggi con fondi di capanne, macine in pietra, manifestazioni artistiche, gioielli, ornamenti ed amuleti, suscitando l'illusione che qui il tempo si sia fermato come in un fatale incantesimo. Le incisioni del deserto sono oggetto di continua ricerca, seppure nessuno studioso ne abbia potuto dare fino ad ora una descrizione approfondita. È vero che le incisioni sono numerosissime e difficilmente databili, ad esclusione di quelle dei Nabatei che lasciarono una forte testimonianza della loro presenza anche nel deserto. Un aspetto particolarmente misterioso è che anche le incisioni antiche di millenni, paragonate alle più recenti, sono realizzate con la stessa tecnica, come se i popoli del deserto si fossero tramandati, generazione dopo generazione, il compito se non il dovere di testimoniare la loro esistenza proprio come in un libro. La particolare morfologia di questo luogo è il risultato di imponenti eventi geologici che hanno interessato quest'area negli ultimi 60 milioni di anni. Nella parte occidentale si eleva, al margine di Wadi Araba, una catena montuosa fatta di rocce granitiche di colore rosato, verde scuro o rosso cupo, creando strani disegni che talora rammentano la forma delle tende dei nomadi. Verso est invece, dopo una spianata sabbiosa interrotta da alcune basse e rade collinette di arenaria rosso scuro, si susseguono una serie di valli, tra loro parallele. Si potrebbe rimanere per ore ad osservare, incantati, le straordinarie sculture sulle pareti. La visita si effettua con moderne auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Amman. Cena e pernottamento.
  

6° giorno AMMAN/MILANO MALPENSA

Prima colazione. Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto. Partenza per Milano Malpensa.
 

ESTENSIONE AD AQABA
 

5° giorno PETRA/DESERTO/AQABA

Prima colazione e partenza per la visita del deserto di Giordania. La visita si effettua con moderne auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Aqaba. Cena e pernottamento.
 

6° e 7° giorno AQABA

Mezza pensione in hotel. Giorni liberi. Aqaba si trova nell'omonimo golfo sul Mar Rosso e, per la presenza di sorgenti d'acqua dolce, fu abitata fin dai tempi più remoti. La tribù nomade dei Madianiti, discendente da Abramo e menzionata nella Bibbia molte volte, occupava questo territorio o per meglio dire ne rivendicava il diritto di pascolo. Quando Mosè fuggì dall'Egitto, sposò proprio una donna madianita. Aqaba è l'antica Ezion-Gheber che la Bibbia ci presenta come una città con molte attività, la raffineria del rame, la manifattura di utensili di rame e di ferro, la costruzione di navi, il commercio marittimo ed il commercio carovaniero con l'Egitto ed i paesi dell'Arabia. In seguito è conosciuta come Ayla e più avanti, in epoca mamelucca, con il nome attuale di Aqaba. Nell'epoca romana raggiunse un periodo di particolare importanza giocando un ruolo strategico al centro delle più importanti piste carovaniere. In seguito, in epoca bizantina, fu sede di vescovado. Nel 1116 il re crociato Baldovino I occupò la città e fece costruire una fortezza sulla costa, Qasr Aqaba. Più tardi nel 1505 il Sultano mamelucco Qansuh el-Ghuri conquistò la città e costruì un forte ancora oggi in buono stato di conservazione. Fino al 1917, anno in cui Lawrence d'Arabia ne fece il proprio quartier generale nella lotta contro i Turchi, Aqaba subì il dominio dei Mamelucchi e quindi dei Turchi Ottomani. Oggi Aqaba, unico sbocco del Paese sul Mar Rosso, è un importante nodo commerciale per la presenza di un porto in piena attività soprattutto per l'esportazione di fosfati di cui il territorio è particolarmente ricco. Questa attività, intensificata dalla riapertura del canale di Suez nel 1975, rende Aqaba un porto di fama internazionale. Oltre a ciò Aqaba è un centro di notevole importanza soprattutto per la bellezza e la pescosità dei fondali marini. La vita della barriera corallina è ricca di pesci unici e piante di grande interesse per gli appassionati ed i più esperti fotografi sottomarini. Chi invece non può o non vuole godere delle meraviglie del mondo sottomarino potrà comunque godere, ad eccezione che nei mesi più freddi dell'anno, delle meraviglie del Mar Rosso seduto su una barca dal fondo di vetro. Spostandosi verso il confine con l'Arabia Saudita si trovano spiagge solitarie con la barriera corallina a pochi metri. Suggeriamo di visitare la Stazione di biologia marina, dove è allestito un interessante acquario. Ci si può poi spostare all'isola del Faraone in territorio egizio al largo del golfo di Aqaba. L'isola è piccola e scorgendola da lontano si vedrà il castello dalle mura merlate, che si proietta sullo sfondo delle montagne dorate e drammatiche del Sinai. Attorno all'isola, la sabbia bianca, piena di conchiglie multicolori e la trasparenza dell'acqua creano effetti di colore davvero eccezionali. Dal momento che la barriera corallina è vicina alla riva, a solo qualche metro sotto il livello dell'acqua, è consigliabile portare per questa escursione maschera, pinne e scarpe da scoglio.
 

8° giorno AQABA/AMMAN/MILANO MALPENSA

Prima colazione e trasferimento in aeroporto. Partenza per Amman e attesa del volo internazionale Milano Malpensa.
 

ESTENSIONE IN ISRAELE
 

6° giorno AMMAN/GERUSALEMME

Prima colazione e partenza per la visita del deserto di Giordania. La visita si effettua con moderne auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Aqaba. Cena e pernottamento.
 

7° giorno GERUSALEMME

Prima colazione e visita della città, posta nel cuore dei colli della Giudea, luogo scelto da Dio per proclamare la santità del Suo nome a tutti i popoli. Rappresenta la capitale mistica delle tre religioni più importanti del mondo; gran parte dell'umanità la considera Città Santa per eccellenza. Gli Ebrei vedono in Gerusalemme il simbolo delle glorie passate; i Cristiani commemorano qui la Settimana Santa, la passione, la morte di Gesù sulla croce e la Sua resurrezione; i Musulmani credono che il profeta sia stato assunto in cielo a Gerusalemme. Il nome della città significa "Pace", ma durante tutta la sua storia ha sofferto il peso di numerose guerre. Possiamo distinguere la città nuova, che si è ingrandita molto soprattutto negli ultimi trent'anni e la città vecchia, circondata dalle mura costruite dai turchi alla metà del XVI secolo. Nella città vi sono i resti delle mura del Tempio erodiano (il cosiddetto Muro del Pianto) nel quale si intratteneva Gesù e dove anche il Papa Giovanni Paolo II ha voluto soffermarsi nel suo ultimo viaggio in Terrasanta. Qui, fino al 1947, gli Ebrei piansero la distruzione del loro tempio ad opera delle legioni romane condotte dall'imperatore Tito. Oggi la nuova Israele non ama che si chiami Muro del Pianto, lo si chiama Muro Occidentale. Non si piange più. Si prega, ma la millenaria nostalgia è finita. Per i Cristiani, la grande attrazione spirituale è costituita dalla Via Dolorosa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro, che comprendono rispettivamente le stazioni della Via Crucis e la tomba di Cristo. Per quanto molte cose siano mutate nel corso degli ultimi due secoli e per quanto le lotte fra le varie confessioni religiose non abbiano permesso di realizzare una degna sistemazione dei luoghi più sacri della Cristianità, nessun visitatore potrà sottrarsi alla concreta impressione di camminare sulle orme di Cristo. Visita del Museo d'Israele con il Santuario del Libro. Pasti liberi. Pernottamento.
 

8° giorno GERUSALEMME/TEL AVIV/MILANO MALPENSA

Prima colazione e partenza per Tel Aviv. Trasferimento in aeroporto e partenza per Milano Malpensa.
 

 

ESTENSIONE IN SINAI
 

5° giorno PETRA/DESERTO/AQABA

Prima colazione e partenza per la visita del deserto di Giordania. La visita si effettua con moderne auto fuori-strada per circa quattro ore. Seconda colazione in corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Aqaba. Cena e pernottamento.
 

6° giorno AQABA/NUWEIBA/SANTA CATERINA

Prima colazione, trasferimento al porto ed imbarco per Nuweiba con aliscafo veloce. Arrivo dopo circa un'ora di navigazione e disbrigo delle formalità di frontiera. Seconda colazione e trasferimento all'oasi di Santa Caterina, nel cuore del Sinai.La penisola desertica del Sinai, lunga circa 370 Km e larga 240 nella sua parte settentrionale, con aride vallate bordate da imponenti speroni di roccia calcarea e granitica, ponte tra Africa ed Asia, è racchiusa su due lati dal Mar Rosso (Golfo di Suez e di Aqaba). Da millenni gli abitanti del Sinai sono i beduini discendenti da Ismaele, figlio di Abramo cacciato nel deserto. Essi hanno imparato a conoscere questo ambiente da ogni minimo segnale: sanno percepire l'arrivo di una tempesta di sabbia o ritrovare un'oasi in un paesaggio che sembra non offrire alcun punto di riferimento. Essi conducono da sempre la stessa vita, spostandosi secondo una logica che appartiene soltanto alla loro cultura e vivendo di poco: selvaggina di tanto in tanto, latte di cammella, farinacei e soprattutto datteri e fichi. Tra le distese desertiche e le montagne di roccia nuda, le oasi verdi offrono riposo e sollievo. Le maestose palme da datteri, le acacie sempre verdi, le tamerici in fiore e tante altre specie di vita vegetale abbondano intorno alle fresche sorgenti di acqua cristallina. Visita del monastero di Santa Caterina. Nel 342 Elena, la madre dell'imperatore Costantino, visitò il Monte Sinai ed ai suoi piedi fece erigere una piccola chiesa nel luogo in cui, una volta, le turbe degli Ebrei udirono la voce del Signore. Nel 557, Giustiniano fondò il convento di Santa Caterina, che prese il nome da una fanciulla cristiana martirizzata ad Alessandria. In un sarcofago riposano i resti mortali della Santa. La chiesa del convento è una basilica con due file di colonne di granito ed il soffitto sostenuto da grosse travi. La biblioteca contiene, oltre alle opere stampate, anche 2600 manoscritti; nel museo sono conservati doni offerti dai re e da grandi personalità del mondo cristiano: croci e diademi incastonati di pietre preziose. Il convento è abitato dai monaci di clausura di rito greco-ortodosso. Cena e pernottamento.
 

7° giorno SANTA CATERINA/TABA/EILAT

Partenza nelle primissime ore del mattino per raggiungere la cima del monte Jebel Musa, o monte di Mosè, salendo oltre 3400 gradini scavati nella roccia. Da qui si gode un magnifico panorama. Sulla vetta, due cappelle: una si trova presso la roccia sotto la quale si nascose Mosè quando udì la voce del Signore; l'altra nel luogo dove salì al cielo il santo dei beduini, Nebi Salih. Si può assistere al suggestivo spettacolo del sorgere del sole.
"Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte" (Es 19,1)
"Io sono il Signore, Tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me" (Es 20,2-3). Qui nasce il popolo d'Israele condotto all'indipendenza dall'uomo che ricevette i precetti di una legge divina monoteistica, riconosciuta come fondamento della legge etica anche dai così detti "non credenti". In realtà non si conosce con esattezza il percorso dell'Esodo e si avanzano diverse ipotesi sull'attraversamento del Sinai da parte del popolo condotto da Mosè. Il percorso tradizionale si spinge da sud a sud-est lungo la pista più occidentale della penisola fino alle miniere egiziane di rame e turchese. Giungendo al Monte Sinai il Profeta ricevette le tavole della Legge. Dalla vetta del monte lo spettacolo è grandioso, come scrive nel 1870 lo studioso Leonard Palmer: ".... la selvaggia desolazione di quelle rupi maestose, di quei precipizi deserti, di quelle vallate serpeggianti, sommate alle associazioni sacre e solenni della scena, non potevano fare a meno di impressionare l'osservatore.... E tuttavia la desolazione del Sinai non opprime l'animo, perché nel cielo limpido, nell'aria pura, nel silenzio incontaminato di antiche rocce e labirintiche valli, si cela la 'ancora debole voce' che ci dice di un Dio presente". Rientro in hotel e prima colazione. Partenza per Eilat sostando a Taba. Seconda colazione in corso di viaggio. Passaggio di frontiera. Arrivo ad Eilat e tempo libero. Cena e pernottamento.
 

8° giorno EILAT/TEL AVIV/MILANO MALPENSA

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Tel Aviv. Attesa del volo internazionale Milano Malpensa.
 

 

ESTENSIONE IN SIRIA
 

6° giorno AMMAN/BOSRA/DAMASCO

Prima colazione e partenza per la Siria. Disbrigo delle formalità di frontiera e proseguimento per Bosra, capitale della regione dell'Hauran attraverso la quale transitavano carovane commerciali e religiose. Oggi non si viaggia più come un tempo ma nei piccoli centri si conduce ancora una vita perlopiù contadina e legata ai valori del passato. I resti dell'antica Bosra sono costituiti da costruzioni nabatee, cisterne, abitazioni, ninfei, terme e soprattutto da un teatro in basalto perfettamente conservato che poteva ospitare 1500 spettatori. Seconda colazione e proseguimento per Damasco distante circa 140 Km. Cena e pernottamento.
 

7° giorno DAMASCO

Prima colazione e visita di questa città tipicamente mediorientale. Chiamata "la rivale del paradiso", "l'occhio dell'oriente", "la leggenda dei secoli", Damasco è menzionata nelle iscrizioni fin dal secondo millennio a.C. In particolare si visitano il museo Nazionale e la principale testimonianza dell'arte islamica: la moschea degli Omayyadi. Di notevole importanza anche la Tomba di Saladino, i vecchi suq, la moschea Techie Suleimanie, l'imponente palazzo Azem con il museo delle arti e delle tradizioni popolari e nel quartiere antico la chiesa di San Paolo, la Cappella di Anania, la Via Recta, Bab el-Sharqi e Bab el-Tuma (porta dell'Est e porta di San Tommaso). Seconda colazione in ristorante locale. Cena e pernottamento.
 

8° giorno DAMASCO/PALMIRA

Prima colazione e partenza per Palmira, nel cuore del deserto siriaco. Arrivo e visita della città di Zenobia, dei colonnati e delle tombe sotterranee. Questo mirabile luogo fu conquistato dai Romani nel 64 a.C. Successivamente, reso libero da Adriano, ricevette lo stato di colonia da Settimio Severo e visse il suo periodo di massimo splendore durante il regno di Odenato e durante quello della regina Zenobia che si oppose al dominio di Roma. Aureliano la sconfisse facendola prigioniera e radendo al suolo l'intera città. Palmira, in parte ricostruita, divenne una roccaforte militare romana. La sua straordinaria prosperità nei primi tre secoli dell'impero era dovuta alla posizione strategica lungo le vie carovaniere dell'Oriente. Qui la città e la regina Zenobia si fondono in una sola entità che ispira gli artisti e che attira i viaggiatori. Il tempio di Bel racchiude in sé tutte le caratteristiche architettoniche che hanno reso famosa Palmira e per questo è spesso il suo stesso emblema. Nello stesso tempo è il suo unico grande esempio di originalità stilistica. Viene costruito nel periodo in cui la città inizia ad assumere un importante ruolo internazionale, sia politico-militare, sia mercantile, e di conseguenza traduce l'entusiasmo ed il senso di potenza relativi al momento favorevole così da poterne diventare il simbolo. La sosta e l'osservazione all'interno del tempio possono sicuramente dare nuovi suggerimenti perché l'energia creativa che questo luogo sprigiona è inesauribile. Il più antico testo palmireno datato risale al 44 a.C. ed è stato trovato nella fondazione del tempio di Bel; ma questo non ci aiuta nell'individuazione dell'aspetto costitutivo della città prima dell'occupazione romana. Da un testo assiro del XII secolo a.C. Taad-mar en Amourrou, cioè Palmira che presso gli arabi conserva l'antico nome di Tadmor, sembra essere un luogo d'appuntamento per carovane e un buon rifugio per nomadi. Questi nomadi erano guerrieri ed abili montatori di cammelli e di cavalli; le divinità di origine araba sono infatti tutte vestite in costumi da guerra e questa tradizione influirà sull'abbigliamento delle divinità ancestrali di Palmira. Questi dati possono far meglio comprendere quanto la conformazione della popolazione di questa città fosse particolare, ma anche antica e orgogliosa delle sue origini. Nonostante l'urbanizzazione operata dai Romani, la città mantenne per questo l'espressione della propria cultura originale convogliandola negli schemi della "urbs" in una sorta di complementarietà che dà origine ad un sogno meraviglioso. Tutto questo si può meglio constatare guardando la città da vicino. Ricordiamo tra i resti il grande colonnato e le antiche tombe. Seconda colazione in corso di visita. Cena e pernottamento.
 

9° giorno PALMIRA/APAMEA/EBLA/ALEPPO

Prima colazione e partenza per Apamea, città seleucide, con resti romani e bizantini che, nonostante la distruzione ad opera di violenti terremoti, rimangono incontrastati e superbi protagonisti. Proseguimento con la visita di Ebla dove l'archeologo italiano Paolo Matthiae ha scoperto negli ultimi anni circa 2000 tavolette pressoché intatte riportanti oltre 15.000 iscrizioni nell'antica lingua semitico-eblaita, ritenute tra le più antiche della storia dell'uomo. Seconda colazione in corso di viaggio. Arrivo ad Aleppo in serata. Cena e pernottamento.
 

10° giorno ALEPPO

Prima colazione. Mattino dedicato alla visita di questa interessante e plurimillenaria città, oggi immediatamente dopo Damasco per importanza.
Aleppo rimase sempre un importante centro commerciale e manifatturiero pur avendo subito diverse dominazioni. Seconda colazione in ristorante locale. Nel pomeriggio visita della basilica di San Simeone che si trova a Qalat Samaan, circa 60 Km a nord di Aleppo. Qui, nel V secolo il Santo si ritirò per meditare e pregare negli ultimi 30 anni della sua vita dall'alto di una colonna ancora in sito. Il fervore religioso dei primi secoli cristiani portò alla costruzione di una già imponente chiesa successivamente ampliata e completata da un convento ai piedi della collina. Rientro ad Aleppo. Cena e pernottamento.
 

11° giorno ALEPPO/HAMA/CRAC DEI CAVALIERI/DAMASCO

Prima colazione e partenza per Hama dove l'acqua dell'Oronte scorre placida e fangosa tra cortine di salici. Gigantesche ruote di legno, le norie, la sollevano fino alle arcate degli acquedotti: è la perfezione di un sistema idraulico che funziona fin dall'antichità. Il cigolare lento delle norie, mosse dall'eterno scorrere del fiume, distribuisce acqua ai giardini ed alle case della città. Le norie giravano da secoli quando l'Europa cristiana, ignara di tutte le applicazioni della ruota idraulica, macinava ancora i suoi cereali col pestello o attaccava gli schiavi al palo della mola. La città è citata più volte nell'Antico Testamento quando fece parte del regno dei Mitanni e divenne capitale del regno aramaico di Hamath nell'XI secolo a.C. Ebbe sotto i Seleucidi il nome di Epifania, probabilmente in onore di Antioco IV Epifane. Hama è l'Emesa dei Romani, città dove fu educato Eliogabalo prima di diventare imperatore. Nel VII secolo d.C. diventò musulmana ed in seguito divenne dominio dei sultani mamelucchi di Egitto e degli Ottomani. Proseguimento con la visita del Crac dei Cavalieri, in arabo Qalat el Hosn e visita della fortezza che, con la sua mole imponente, è un classico esempio di architettura militare medioevale. Seconda colazione in corso di visita. Nel pomeriggio proseguimento per Damasco. Cena e pernottamento.
 

12° giorno DAMASCO/MILANO MALPENSA

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Milano Malpensa.
 

N.B. Il volo di rientro da Damasco della compagnia Alitalia potrebbe effettuarsi nella notte tra l'11° ed il 12° giorno.


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