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Piazza del Gelso - Libia e Tunisia (Tripolitania, Ghadames e Tunisia meridionale)


Programma di Viaggio
Giordania

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Paesi destinazione
 

 
 

• Questo viaggio si sviluppa in particolare nella regione nord-occidentale chiamata Tripolitania, visita Tripoli con la sua piazza Verde, oggi piazza dei Martiri e ci mostra alcune meraviglie archeologiche quali le grandiose Leptis Magna e Sabrata unite all'oasi di Ghadames, la città troglodita di mattoni di fango alle porte del deserto del Sahara sotto la protezione dell'Unesco. Intricato labirinto in cui volentieri ci si perde seguendo la scarsa luce che riesce a filtrare solo nelle piazzette aperte. Qui transitavano e sostavano al riparo le carovane che trasportavano merci e animali verso il Mediterraneo. Il viaggio poi propone un inconsueto epilogo attraversando a Nalut il confine con la Tunisia onde visitare le interessanti costruzioni berbere della Tunisia meridionale. Infine, giunti a Djerba, si potrà rientrare in Italia od estendere il soggiorno a piacimento. Un itinerario quindi che coglie molteplici aspetti, archeologici e naturalistici, di territori che velocemente si stanno offrendo alla curiosità del turismo internazionale. Fenomeno comprensibile, questo, vista la spettacolarità dei resti e la bellezza dell'ambiente che si fondono in tutt'uno che, come raramente accade, si presenta al visitatore in perfetta armonia. In realtà ci auguriamo che tanta bellezza venga un po' preservata, pur aderendo appieno al desiderio di rendere manifesto un patrimonio inestimabile, patrimonio dell'intera umanità. Per affrontare questo itinerario occorre senz'altro essere estimatori d'arte, appassionati viaggiatori a cui appartiene il senso dell'avventura. Occorre avere capacità di adattamento agli imprevisti che inevitabilmente possono essere dietro l'angolo, tolleranza e comprensione verso un popolo che offre volentieri allo straniero quello che ha, senza ancora tutti i pregiudizi tipici della cultura occidentale. Anche in questo caso i nostri gruppi oltre i 10 partecipanti sono assistiti da un archeologo.  •


1° giorno ROMA/TUNISI/TRIPOLI

Partenza per Tripoli, via Tunisi, con voli di linea. Arrivo e trasferimento in hotel. Cena libera. Pernottamento.
 

2° giorno TRIPOLI/LEPTIS MAGNA/TRIPOLI

Prima colazione e partenza per la visita di Leptis Magna, la stupenda città di Settimio Severo, l'imperatore africano nato, come il figlio Caracalla, a Leptis tra il 192 e il 211 d.C. quando la città superava già i 70.000 abitanti.
È certo che le imponenti architetture, l'estensione del sito, la splendida localizzazione prospiciente al mare, ne fanno una meta davvero unica. Basterebbe sedersi sulle gradinate alte del teatro, disposte in modo che gli spettatori avessero di fronte non solo la scena ma anche il mare, per riempire di emozione. La città era in origine un porto fenicio del I millennio a.C. e poi punico. I più antichi edifici venuti alla luce risalgono appunto al VII secolo a.C. nel periodo in cui la Libia diviene colonia cartaginese. I motivi dello straordinario sviluppo di Leptis vanno ricercati nei primi secoli di vita grazie ad una fiorente agricoltura (non a caso Cesare dopo la conquista impone un enorme tributo in olio di oliva), ai commerci dell'oro, di vari materiali preziosi e degli schiavi con zone dell'Africa tropicale. Sconfitti i Greci che si erano insediati in Cirenaica, i Cartaginesi con la distruzione di Cartagine, vengono cacciati dai Romani. Dalla fine del I secolo a.C. inizia a Leptis una grandiosa trasformazione urbanistica. Fu proprio Settimio Severo che per compensare un suo personale senso d'inferiorità rispetto ai Romani volle sistemare qui, nel suo luogo di nascita, una città senza confronti, trionfante nella sua imponenza e con una urbanistica d'eccezione che non si confronta con nessuna città della stessa epoca se non con i monumenti della stessa Roma imperiale. È in questa fase che molti degli edifici più significativi vengono costruiti utilizzando anche materiali provenienti dal Mediterraneo orientale. Successivamente nei primi decenni dell'epoca cristiana, la città deve fare fronte ai Garamanti provenienti dall'area del Fezzen chiamati da Tripoli con cui Leptis era in lotta. Molte le cause del lento sfiorire di questa città: la fine della dinastia dei Severi, la crisi della rotta commerciale centroafricana, il terremoto del 365 d.C., le lotte tribali tripolitanie della seconda metà del IV secolo e, soprattutto l'invasione dei Vandali del 455. A testimonianza di una parziale ripresa di vitalità, si possono notare alcune basiliche bizantine (Belisario occupa la città nel 533) e nuove mura che però delimitano un'area ridotta alla sola zona più vicina al mare. Ma le lotte delle tribù ribelli e le invasioni arabe del VII secolo infliggono il colpo finale alla vita di Leptis tanto che l'intera Tripolitania si trasforma in un territorio che vive di pastorizia nomade fino a giungere in epoca medievale quando l'area cittadina è utilizzata come pascolo. Nel secolo seguente la città viene completamente abbandonata e la sabbia, ricoprendo gran parte dei monumenti, riesce a preservare lungamente indicibili meraviglie fino a quando, ai primi del '700 il console francese si incarica di iniziare un'opera di scavo e di espoliazione di colonne e marmi che nel corso dei due secoli successivi vengono trasferiti in Francia, e non solo (ormai colonne di Leptis si trovano a Windsor come a Saint Germain des Prés). Fu solo con l'arrivo delle missioni italiane, tra le due guerre, che cominciano gli scavi sistematici che continuano ancora oggi. Questi scavi hanno portato alla luce un'intera, grande città. L'Arco dei Severi, con cui in genere s'iniziano le visite, risale al 203 d.C. quando fu eretto in occasione della visita dell'imperatore alla sua città natale. Ma quest'arco è solo uno dei segni d'omaggio che l'imperatore si auto-dedicò: molti altri monumenti e ritratti ornavano i luoghi più frequentati. Imponente, di forma quadrata, fu certo eretto proprio nel punto in cui il cardo incrocia il decumano (le due arterie principali dello schema urbanistico romano). Basta sostare qualche minuto all'interno, osservare le sculture che in alto decorano il monumento, per rendersi conto della straordinarietà del luogo. La Palestra, a forma ovale, un tempo era circondata da un portico di cui rimangono le colonne corinzie di sostegno. Le Terme di Adriano con piscine di cui sono visibili ancora parte dei marmi che le ricoprivano, il Frigidarium, il Tepidarium, il Caldarium: le più grandi terme al di fuori di Roma. Infine le particolari latrine, una quarantina, disposte a pianta quadrata senza pareti divisorie, per noi strano luogo di socializzazione. Perfettamente conservate con i "sedili" di marmo sotto cui scorreva un canaletto ancora visibile. Nel Nimphaeum le statue non ci sono più, ma un tempo ornavano il grande edificio semicircolare che contiene una fontana. Chi è stato in Giordania a Jerash, può confrontare la Via Colonnata che arriva sino al porto, con quella che a Jerash parte dalla Piazza Ovale. Anche l'enorme Foro dei Severi, non fosse altro che per le dimensioni, non sfugge al ricordo di quello imperiale di Roma. Grande più di un campo di calcio, ai lati sono ancora alcune teste marmoree giganti di Medusa. Si riconoscono immediatamente perché sono tra le immagini più diffuse dell'archeologia libica. La Basilica, sempre dei Severi, cui si accede direttamente dal Foro, conserva bellissime colonne, con artistici fregi floreali ed animali, che si elevano ai lati della struttura alle cui estremità si innalzano le semicupole delle due absidi. Il Mercato è un gioiello molto ben conservato in alcune sue parti: in uno spazio rettangolare, sorgono due padiglioni circolari da cui sembra che i venditori siano solo momentaneamente assenti. E stupisce il non vedere il cartello "torno subito". Altre piccole preziosità rendono ancora più interessante il luogo: il piano di esposizione di alcuni negozi è inclinato verso l'esterno per favorire una migliore esposizione della merce. Lo stesso munifico benefattore che fece costruire il mercato, contribuì pure alla realizzazione del pezzo forte di Leptis, il Teatro, costruito nell'anno I d.C. E poi l'Antico Foro, il Tempio della Magna Mater, il Chalcidicum... Perdersi tra i resti per poi ritrovarsi al vecchio porto, la zona più a riva ormai coperta di canneti, sarà la malinconica conferma che la splendida città, che può apparire ancora viva e palpitante di attività, è invece abbandonata e deserta se non fosse per i visitatori la cui limitata presenza rende il tutto, ancora più affascinante. Seconda colazione in ristorante locale all'interno del sito. Rientro a Tripoli. Cena e pernottamento.
 

3° giorno TRIPOLI/SABRATA/TRIPOLI

Prima colazione e visita di Tripoli, l'antica Oea fondata dai Fenici, capitale della Libia. Ha perso solo una parte del suo fascino antico e rimane centro di notevolissimo interesse in cui anche i recenti periodi turchi e italiani hanno lasciato segni architettonici rilevanti. Fondata nel V secolo a.C. dai Fenici, dopo la fase cartaginese, forma assieme a Leptis e Sabrata la "tripolis" romana. Dopo il fiorente periodo del II secolo, inizia un lento sfiorire cui segue l'invasione dei Vandali. La presenza dei Bizantini ne rallenta il declino. Del periodo romano rimane solo l'arco di Marco Aurelio perché, in seguito alla seconda invasione dell'XI secolo, la ricostruzione delle mura della città fu compiuta utilizzando quanto restava della presenza romana. Gli arabi ne favorirono lo sviluppo per tutto il XV secolo, periodo a cui vanno fatti risalire molti degli edifici islamici oggi presenti. Nel secolo successivo arrivarono gli Spagnoli e i Cavalieri di Malta che lasciarono un segno tangibile con l'ampliamento e consolidamento del castello di Tripoli che già nel passato, specie per opera degli arabi, durante la prima occupazione del VII secolo, aveva subito modifiche. Ai Turchi si devono invece molti monumenti che oggi si possono ammirare nella città vecchia. Alla dinastia dei Karamanli che dominò per tutto l'800 va fatta risalire l'edificazione di numerose strutture presenti all'interno del castello conosciuto anche come Cittadella o Hassai al-Hamra. Sino al XIX secolo Tripoli rimane però una piccola città coincidente quasi con l'attuale Medina. L'occupazione degli Italiani consente un grande sviluppo urbanistico con la costruzione di edifici in uno stile a noi familiare, e strade che si dipartono a raggiera dalla zona antistante il castello con i caratteristici porticati. Visita del museo e proseguimento per Sabrata in tempo per la seconda colazione. La città romana che possiamo visitare oggi, a 70 Km verso ovest da Tripoli, si è sviluppata su un precedente insediamento punico. Non se ne conosce l'esatta data di fondazione, ma la città è citata già in un testo del IV secolo a.C. Sono state ritrovate necropoli del III e II secolo a.C. e le rovine oggi visibili risalgono essenzialmente ai primi due secoli dopo Cristo, periodo di occupazione romana della Tripolitania. La città fu inizialmente costruita impiegando pietra arenaria locale. Solo dal II secolo d.C. fu utilizzato marmo di importazione in concomitanza di una fase di grande sviluppo economico ed urbanistico. Non a caso la costruzione del famoso teatro risale a questi anni. Molte delle notizie che ci sono pervenute di quel periodo si debbono al testo dell'"Apologia", l'autodifesa del filosofo Apuleio nato nel 125 d.C., pronunciata per rispondere all'accusa di essere riuscito a sposare per interesse un'anziana vedova, convincendola con arti magiche. Un'orazione durata quattro giorni che alla fine portò alla sua assoluzione e alla conoscenza, in seguito alla trascrizione del testo, dell'ambiente sociale e culturale della città. Le risorse economiche di Sabrata derivano, come per Leptis, dal commercio di animali e materiali preziosi dal centro dell'Africa verso le mete mediterranee. Infatti, sono state scoperte anche ad Ostia iscrizioni che fanno riferimento ad un "ufficio di rappresentanza commerciale dei sabratensi". I Romani, dopo la caduta di Cartagine, sovrappongono a quella esistente la classica pianta urbanistica regolare, favorendo lo spostamento del centro della città dall'area del vecchio foro a quella del teatro. La decadenza di Sabrata inizia col tremendo terremoto del 365 d.C. e prosegue, come per le altre città, con l'invasione dei Vandali. Questi ultimi dovevano essere proprio terribili se il termine che indicava tali popolazioni, provenienti dal nord Europa, è giunto fino a noi a definire atteggiamenti immotivatamente distruttivi. Quando i Bizantini si sostituiscono ai Vandali, la città è ridotta in pessime condizioni. L'arrivo degli Arabi ne determina l'inevitabile decadenza perché, trasferendo la sede dei traffici commerciali a Tripoli, privano la città dell'attività su cui aveva fondato il suo sviluppo. La visita della città, lasciato il museo vicino all'ingresso, può iniziare dal monumento funerario conosciuto come Mausoleo di Bes, struttura in arenaria a più piani con segni di rappresentazioni di divinità egizie. Oltrepassato il Tempio Sud e il Decumano si giunge alla Basilica detta di Apuleio per la vicenda processuale che qui lo vide protagonista. La costruzione che possiamo osservare oggi risale al V secolo d.C. ed è il risultato di successivi interventi. Attualmente si presenta come chiesa ma nel passato era un tribunale. Sulla piazza del Foro coesistono i tre edifici tipici di ogni foro: la Basilica, il Capitolium e la Curia. Su un altro lato un tempio dedicato a Liber Pater. Ciò che è visibile nel foro è databile al IV secolo d.C. ed è il probabile modesto risultato del restauro eseguito dopo il terremoto del 365. Sono invece del II secolo le colonne in granito grigio dei portici. Nel museo sono conservati sia l'enorme busto di Giove, trovato nel Capitolium che il bellissimo mosaico recuperato dalla Basilica di Giustiniano che testimonia dell'antica magnificenza della chiesa. Dei molti altri edifici segnaliamo solo il tempio di Iside che è situato all'estremità orientale della città, sul mare, in posizione particolarmente suggestiva. Questo tempio, del I secolo, era dedicato alla divinità egizia qui venerata come protettrice dei naviganti. Del monumentale ingresso rimane poco, è invece possibile osservare una fila di otto colonne corinzie all'interno del cortile. Il Teatro è il monumento più maestoso e più notevole di Sabrata. È stato restaurato ed in parte ricostruito da archeologi italiani negli anni trenta, per volere del Governatore della Libia Italo Balbo. Per i lavori di ricostruzione si sono utilizzate le stesse pietre arenarie che servirono per l'opera di innalzamento nel II secolo. È suggestivo il Teatro di Sabrata? Di più, è unico! Complessivamente le rovine del sito non possiedono l'imponenza di Leptis, ma le 108 colonne corinzie, i tre ordini della sorprendente scena, e persino gli spogliatoi, i camerini posti dietro la scena, impreziositi da magnifici pannelli di marmo, non temono confronti. Rientro a Tripoli. Cena e pernottamento.
 

4° giorno TRIPOLI/GHADAMES

Prima colazione e partenza per Ghadames. Si attraversa prima una zona collinosa abitata da popolazioni berbere e poi un territorio pre-desertico punteggiato di villaggi. Dopo una breve sosta presso i resti del piccolo mausoleo di Safit, di ispirazione romana, ecco apparire i villaggi fortificati di Kalaa, Yefren e Kabaw. Seconda colazione in corso di viaggio. All'altezza di Nalut inizia il deserto pietroso che lentamente digrada verso sud-ovest fino a giungere nella conca di Ghadames che si avvista proprio come un miraggio dopo aver percorso circa 650 Km. Cena e pernottamento.

 

5° giorno GHADAMES

Prima colazione e visita di questa città del deserto fuori del mondo abitata fin da tempi antichissimi grazie all'abbondanza delle sorgenti d'acqua che qui si trovano. Vi giunsero i romani che la chiamarono Cydamus, poi i bizantini e infine gli arabi che ne determinarono la cultura di base. Verso la metà del XIX sec. venne conquistata dai Turchi fino a quando nel 1913, dopo dura resistenza, finì nelle mani degli Italiani. Alla fine della II guerra mondiale, che causò gravi danni, il vecchio centro passò sotto il controllo francese. In seguito gli abitanti di Ghadames rimasero chiusi nella loro città vivendo comunitariamente fino a quando il colonnello Gheddafi iniziò il suo progetto di ammodernamento prevedendo la costruzione di nuove strutture abitative anche per gli abitanti di Ghadames, la perla del deserto. Il primo occidentale a visitarla e a diffondere in Europa la notizia circa la sua esistenza, fu l'esploratore Gordon Laing durante un viaggio verso Timbuctù nel 1824. La città antica costruita con i mattoni di fango, che è sotto la protezione dell'Unesco, è disabitata ma molto ben tenuta: gli abitanti delle nuove case hanno colorato di bianco ogni costruzione e stanno dipingendo con motivi tipici berberi e arabi gli ingressi di molte case. Alcune porte sono riccamente adornate da piccoli pezzi di stoffa colorata e specchietti, segno, dice qualcuno dei rari passanti, che i vecchi abitanti hanno compiuto il viaggio alla Mecca, così come in altri Paesi espongono colorate bandierine davanti alle case. Le autorità stanno cercando di valorizzarne le caratteristiche sponsorizzando la manutenzione di alcune case tradizionali che conservano arredi antichi e che si possono visitare perché trasformate in piccoli musei. Nonostante l'abbagliante biancore delle abitazioni, l'intricato sistema di vicoletti, spesso collegati fra loro da coperture, per consentire di fruire di un altro livello in cui si svolgeva la vita pubblica delle donne, crea un ambiente quasi privo di luce. Ciò unito al silenzio e all'assenza di abitanti immergono il visitatore in un'atmosfera irreale. L'unico rumore sempre presente è quello dell'acqua che scorre nei canaletti ancora oggi attivi. Quello principale sbocca nella piazza del Mercato in cui, in una nicchia, un vecchio guardiano misurava il tempo e l'acqua che era distribuita nelle varie abitazioni: riempiva d'acqua un secchio in cui era praticato un buco sul fondo, il tempo che passava finché si svuotasse indicava un'unità di tempo e di flusso d'acqua che il vecchio annotava con dei nodi su di una cordicella. Si poteva così stabilire non solo l'ora ma anche la quantità d'acqua distribuita. Un altro aspetto particolare della vita sociale prevedeva che dai ganci ancora oggi appesi sotto le volte degli archetti che delimitano le viuzze d'uscita dal paese, pendessero delle ceste in cui venivano depositate lettere che chi partiva per le destinazioni desiderate, fungendo da postino, si incaricava di consegnare. Le mura ricoperte di calce sono dentellate finemente come a realizzare merletti finissimi: essi appaiono improvvisamente quando un raggio di sole penetra i vicoli scuri che circondano le antiche piazze, tra queste le piazze del Gelso dove fervevano le contrattazioni degli schiavi. Per vivere un momento particolare, si può visitare il vecchio enorme cimitero, all'interno del quale si può anche osservare, su una roccia, un graffito a testimonianza dell'antica presenza dell'uomo in quest'area. Nelle vicinanze di Ghadames è possibile, oltre a fare un'escursione in una zona di altissime dune, visitare la Collina degli Spettri, o delle Teste Mozzate, dalla cui sommità si possono osservare il confine algerino e quello tunisino. Nel mese di ottobre si tiene un festival tradizionale, ancora autentico, dove la città rivive gli antichi fasti tra danze rituali e festeggiamenti che coinvolgono tutta la popolazione tuareg e berbera. Seconda colazione in ristorante locale. Cena e pernottamento.
  

6° giorno GHADAMES/NALUT/TATAUIN

Prima colazione e partenza per Nalut attraverso il deserto pietroso. Nalut è posta in alto sul ciglione di uno sperone a strapiombo. E' un antico presidio berbero che ha visto la presenza romana, bizantina, araba e turca e che si trova sulle alture del Jebel Nafusa. In posizione dominante si visita un imponente e fortificato granaio berbero conosciuto come Ksar, vecchio di trecento anni con centinaia di piccole camere dove venivano conservati i prodotti alimentari e i beni delle famiglie della zona. All'interno della città vecchia di Nalut raccolta intorno allo Ksar sono ancora visibili, tra le rovine, pozzi e moschee purtroppo in totale stato di abbandono. Seconda colazione e proseguimento verso la frontiera con la Tunisia. Espletate le formalità proseguimento per Tatauin. Cena e pernottamento.
 

7° giorno TATAUIN/CHENINI/MATMATA/DJERBA

Prima colazione e partenza per Chenini che si trova a soli 18 Km. Chenini è un vero e proprio nido d'aquila appoggiato su una sella rocciosa che si staglia contro il cielo azzurro. Al centro dello sperone roccioso su cui sorge l'antico villaggio, emerge la moschea bianca che divide i due lati della roccia. Al di sotto si sviluppa una sorta di anfiteatro nel quale sono state scavate le abitazioni e i granai. Salendo a piedi sullo sperone si può godere appieno della suggestiva bellezza del luogo. Gli abitanti si sono quasi tutti trasferiti nel nuovo villaggio chiamato "Nouvelle Chenini" che si trova a pochi Km dall'antico insediamento. Tornando sulla strada principale proseguimento per Matmata, famoso villaggio trogloditico della popolazione berbera. Le case a pozzo sotterranee, costruite in tal modo per sfuggire al caldo estenuante, sono ancora abitate o adibite all'immagazzinamento. Lo scenario è quanto mai suggestivo: pare di stare sulla luna tanto che qui sono state girate diverse scene del film "Guerre Stellari". Seconda colazione. Nel pomeriggio proseguimento per Djerba. Cena libera. Pernottamento.
 

8° giorno DJERBA/ROMA

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Roma con volo di linea.
 


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