Siesta Home Page

Bilad Asham
Siria e Libano


Programma di Viaggio


Pagina Iniziale
 
Paesi destinazione
 

 
 

• Un viaggio a tema per approfondire la conoscenza della "grande Siria mesopotamica", protagonista tra le antiche civiltà plurimillenarie, attraversando il deserto siro-arabico fino a raggiungere luoghi riscoperti solo recentemente. Oltre che di conoscere la Siria in senso generale, si cerca con questo itinerario, di arricchire le proprie conoscenze sulle prime culture del mondo, aiutati in questo dalle esposizioni dettagliate di un esperto e preparato accompagnatore. Il viaggio, che include la visita approfondita di Baalbeck in territorio libanese, è sicuramente impegnativo per il ritmo intenso, l'ampiezza del periodo storico cui si accede, alcuni lunghi percorsi in pullman, possibili ritardi alle frontiere e l'impegno fisico necessario per la visita dei siti, soprattutto nella stagione estiva.  •


1° giorno ROMA/ALEPPO

Partenza per Aleppo con volo di linea. Arrivo dopo circa tre ore e mezza di volo e trasferimento in hotel. Cena e pernottamento.
 

2° giorno ALEPPO/RASAFA/JABAR/HALABIE/DEIR EZZOR

Prima colazione e partenza per la visita delle località poste lungo la valle dell'Eufrate. Sosta a Rasafa (Sergiopolis), la più interessante città morta del deserto dopo Palmira. Fu menzionata negli annali assiri e nella Bibbia e più recentemente vi fu martirizzato San Sergio nel 205 d.C. Sotto i raggi del sole la città crea strani bagliori a causa del minerale biancastro con cui è costruita. Dirigendo verso la grande diga che forma il lago Assad visita dall'esterno della fortezza araba di Jabar che oggi emerge dalle acque. Prima che la diga esistesse la fortezza dominava la valle dalla sommità di uno sperone roccioso. Oggi, vedendola circondata dalle acque che riflettono il colore rosato delle mura e nonostante lo stato precario di conservazione, si ha comunque un'impressione di maestosità. Non esistono dati certi riguardanti la storia di Qaalat Jabar. Si suppone che Dawsar, il nome con cui era conosciuta, appartenne alla tribù dei Bani Numair e che nel 1146 il padre di Nureddin (precursore di Saladino) fu assassinato proprio davanti ad essa. In seguito, tra il 1104 ed il 1149, la fortezza fu occupata dai Crociati di Edessa e successivamente fu liberata da Nureddin che ne riedificò le parti distrutte. Il tunnel di ingresso è scavato nella roccia, la cinta muraria è interrotta da torri imponenti ancora in buono stato e sul punto più alto svetta un elegante minareto. Alla fortezza sono associate diverse leggende di amori e tradimenti che ne acuiscono il fascino misterioso. Seconda colazione e proseguimento per Halabie, una piccola città fortificata che durante l'apogeo della civiltà palmirena veniva chiamata Zenobia, in onore della celebre e potente regina araba. Le mura della città, in gran parte ancora esistenti, formano un triangolo rettangolo del quale un cateto costeggia l'Eufrate, mentre l'altro sale verso la sommità della collina sul cui fianco si stendono le rovine. In questo punto le montagne aride scendono a lambire le acque del fiume. Sulla riva opposta invece, le allontana un po' dal fiume una stretta pianura, verde e coltivata. Essa si allunga verso sud, terminando sotto lo sperone roccioso dal quale la fortezza di Zalabie sorveglia l'Eufrate dal lato orientale. Halabie è situata sulla riva destra dell'Eufrate, circa 55 Km a nord di Deir Ezzor. Fondata dai palmireni, durante il III secolo d.C., a difesa della integrità territoriale e degli interessi commerciali della ricca città carovaniera, Halabie sorvegliava un punto in cui l'Eufrate pare fosse facilmente guadabile, almeno in certi periodi dell'anno. Dopo la caduta di Palmira, nel 273 d.C., Halabie venne successivamente occupata da Romani e Bizantini, sempre con lo scopo di prevenire invasioni provenienti da oriente, attuate questa volta dai Persiani. Furono proprio costoro che la distrussero nel 610, sotto il comando dell'imperatore sasanide Cosroe II, detto il Vittorioso (590-628) dopo aver vinto l'imperatore bizantino Foca (602-610), ultimo della dinastia giustinianea. L'esistenza del sito è segnalata da vari studiosi che lo visitarono a partire dalla seconda metà del XIX secolo. All'interno della cinta fortificata, il cui lato lungo il fiume è quasi scomparso, mentre i due che salgono verso l'alto mostrano ancora le peculiarità architettoniche difensive ed estetiche, si trovano diversi monumenti. Alcuni di questi in uno stato di conservazione tale da rendere un'idea precisa delle prerogative e delle funzioni originali. Essi possono essere classificati per categorie: i monumenti civili, come i porticati, il foro, i bagni e la palestra; gli edifici religiosi, qui rappresentati da due basiliche bizantine; le costruzioni funerarie, sia del tipo a ipogeo che di quello a torre; le strutture militari, in particolare le mura di cinta costellate di torri a pianta rettangolare, piuttosto ravvicinate le une alle altre, e sporgenti sia verso l'interno che l'esterno. Non sono presenti resti del periodo palmireno e la maggior parte delle costruzioni esistenti risale all'impero di Giustiniano, ad esclusione della chiesa orientale, delle mura del lato meridionale e forse di qualche torre funeraria. L'atmosfera che si respira in questo luogo, tra il mormorio sommesso delle acque ed il grido degli uccelli rapaci, sole note sonore nell'immenso silenzio, insieme alla constatazione tangibile di come l'Eufrate fosse una frontiera vitale per gli antichi popoli meridionali, inducono il visitatore a prolungare la sosta. Zalabie appare sull'altra riva del fiume e la sua visione suggestiva rievoca subitaneamente le immagini di un passato glorioso. Procedendo verso est il deserto si fa più assoluto, le oasi rade e distanti. Arrivo a Deir Ezzor sull'Eufrate, il più grande fiume dell'Asia occidentale con i suoi 2600 Km. Questo fiume ha avuto una importanza decisiva per lo sviluppo delle civiltà mesopotamiche permettendo l'irrigazione del territorio desertico. Forse neppure oggi le sue acque sono sfruttate come lo erano in passato quando scorreva più vicino al Tigri ed era collegato ad esso attraverso numerosi canali. Nei documenti si parla spesso del canale Borsippa, del canale Pallukatu, del canale Kabaru. L'Eufrate era uno dei quattro fiumi che aveva la sorgente nell'Eden. Nei giardini delle case lungo il fiume le conversazioni non devono essere molto diverse da quelle dei caravanserragli sulla via dell'Eufrate, che oggi in forma di lunga autostrada taglia il deserto fino al confine iracheno, verso il Golfo Persico. Oggi la città è un importante nodo del traffico stradale e ferroviario sulla direttrice della Gezira. La pianura di Deir Ezzor è ricca di un patrimonio archeologico ancora nascosto e davvero considerevole. I cercatori abusivi hanno qui il loro paradiso e le collezioni private sono numerose e ricche quanto i più bei musei. Cena e pernottamento.
  

3° giorno DEIR EZZOR/DURA EUROPOS/MARI/PALMIRA

Prima colazione e partenza verso sud per la visita di Dura Europos. La località si trova 90 Km a sud-est di Deir Ezzor, lungo il corso dell'Eufrate. In lontananza appare come un fantastico regno di giganti o una città di chissà quale pianeta. Fu fondata verso la fine del IV secolo a.C. e condusse un'intensa vita politica ed economica per oltre cinque secoli, passando dai Seleucidi ai Parti, che la inglobarono nel loro impero, poi ai Romani, quindi venne occupata e distrutta dai Sasanidi nel 256 d.C. Il termine "dura" viene dall'assiro "duru" che significa forte, cittadella. Sorge sulla riva destra del fiume, ai bordi di un altopiano desertico che in questo punto termina bruscamente con un argine a picco sul fiume, sovrastando le acque di quasi cento metri. Era un porto fluviale e rappresentava un punto strategico fondamentale per la difesa dagli attacchi nemici provenienti dalla Mesopotamia. Ma soprattutto la città era una stazione carovaniera; il nodo di congiunzione di molte strade che, dopo averla superata, discendevano poi, costeggiando l'Eufrate, verso Seleucia e Ctesifonte per sboccare poi sul Golfo Persico. A Dura Europos furono effettuate ricerche archeologiche nel 1922 e nel 1937. Importanti reperti trovati possono essere ammirati nel Museo di Damasco, tra i quali le ragguardevoli pitture murali del III secolo d.C. rinvenute nella sinagoga. Viste dall'alto, le mura della città ricordano la forma di un'enorme pera, schiacciata su un lato, depositata lungo il bordo del fiume col picciolo verso la sorgente e con la base circondata da un profondo argine naturale: il letto di un affluente stagionale della riva destra dell'Eufrate. Il lato schiacciato, opposto a quello che costeggia il fiume, forma una linea retta chiusa da mura interrotte al centro dall'elegante e ben conservato complesso della Porta di Palmira, da cui si diparte l'arteria principale che conduce alla cittadella, situata sul bordo del fiume. Particolarmente degne di attenzione sono le torri quadrate che punteggiano questo tratto delle mura. All'interno si possono identificare, anche se con una certa difficoltà, i resti di circa una decina di templi dedicati a svariate divinità semitiche, greche e romane, oltre ad un edificio di culto cristiano e ad una sinagoga. Vi sono inoltre quartieri di abitazione, bagni, palazzi civili e militari e la grandiosa, imponente, romantica cittadella che specchia gli alti bastioni nelle acque veloci dell'Eufrate. Proseguimento verso Mari, l'attuale Tell Hariri. Il sito ha cinquemila anni, forse di più, e fu culla di quelle civiltà mesopotamiche l'eco dei cui splendori arrivava fino alle coste del Mediterraneo, anche se mai menzionata dalla Bibbia. La sua posizione, a metà strada tra Babilonia ed il Mar Mediterraneo, la rese particolarmente importante e fiorente fino a quando fu distrutta dal sovrano babilonese Hammurabi nel 1759 a.C. I mattoni di argilla delle numerose stanze del palazzo regale, rimesso in luce a partire dal 1933 da André Parrot, testimoniano esaustivamente l'antico splendore della città. Il palazzo, uno dei più grandi tra quelli conosciuti del mondo antico, copriva un'area di circa 60000 mq ed era anche la dimora del sovrano. Era la "grande casa" che raggiunse il suo aspetto più splendido sotto il regno di Zimri-Lim (XVIII sec.), ultimo re di Mari. Soltanto i templi potevano gareggiare con la grandiosità dei palazzi. Di fatto esso non era soltanto la casa del sovrano ma un simbolo di potere che riguardava l'intero popolo. Era un micromondo in cui, oltre alla famiglia reale, viveva un gran numero di persone: servi, scribi, artigiani, commercianti, agricoltori, guardiani dei magazzini, funzionari. Vi si trovavano inoltre alloggi per i visitatori stranieri, la cappella reale, quartieri per le truppe, botteghe e magazzini. Ed inoltre le sue mura di mattoni cotti affrescati con scene rituali o mitologiche hanno comprovato l'esistenza di una grande arte pittorica, manifestazione praticamente sconosciuta fino a quell'epoca in Mesopotamia. Ma la scoperta più sensazionale per l'ampliamento delle nostre conoscenze storiche consiste nel ritrovamento di circa 20000 tavolette con testi in carattere cuneiforme provenienti dall'archivio reale di stato. Esse contengono un numero sorprendente di informazioni legate alla vita di oltre trenta stati della Siria e della Mesopotamia antica. Esse inoltre ci narrano propriamente la vita degli abitanti del palazzo portando fino a noi l'esempio di una civiltà progredita nel campo giuridico, economico e religioso. I ritrovamenti a Mari sono tali e tanti che la distruzione ad opera di Hammurabi pare avvenuta fulmineamente, tanto da sorprendere gli abitanti del palazzo nel pieno svolgimento delle loro attività quotidiane, senza che essi abbiano avuto la possibilità di fuggire. Ad esempio le file di panche, gli scrittoi in terracotta e le mattonelle gettate sul pavimento, sembrano abbandonate in fretta e furia dai giovani scribi che stavano esercitandosi. Il patrimonio di Mari è inestimabile ed il giorno del suo ritrovamento fu per Parrot e gli archeologi francesi davvero un grande giorno. Rientro a Deir Ezzor per la seconda colazione e proseguimento per Palmira dove si giunge dopo circa due ore e mezza di viaggio. Si percorre velocemente il deserto siriano interrotto in lontananza dalle fantastiche e immaginarie lagune create dai miraggi. Finalmente la vallata si apre verso l'infinito e compare l'ultimo miraggio: una piccola oasi verdissima, circondata da tombe, da templi e da colonnati dal caldo colore dell'ocra. Siamo a Palmira. Cena e pernottamento.
 

4° giorno PALMIRA

Prima colazione e intero giorno dedicato alla visita dell'immenso sito archeologico. Dall'alto domina il paesaggio il castello dell'emiro Fakhr ad-Din II al-Ma'ani (il principe arabo che soggiornò a Firenze tra il 1613 ed il 1618, presso il granduca Cosimo II alla corte dei Medici). È la sorgente sulfurea Afqa l'elemento vitale dell'oasi ed attorno ad essa si creò un luogo di ristoro per le carovane che congiungevano l'oceano Indiano al Mediterraneo. Afqa è parola aramaica che significa "uscita". Presso la sorgente, attualmente in disuso, si praticavano cure termali sin dal neolitico. Durante l'epoca romana l'oasi prende il nome di Palmira con evidente riferimento ai suoi palmeti, ma l'attuale nome arabo è Tadmor e sotto lo stesso nome è citata in un'iscrizione dell'inizio del II millennio a.C., proveniente dall'archivio dei mercanti assiri residenti nella città di Knish (Kultepe), nell'Anatolia centro-meridionale. Tale nome ricorre pure in una tavoletta di Mari del II millennio a.C., in una tavoletta di Emar (Meskene) del secolo XIV o XIII e verso il 1100 a.C. compare anche negli annali del re assiro Tiglatpileser I. I resti degli antichi insediamenti tadmorei sono forse sotto il tempio di Bel. Sono andati pure distrutti gli edifici della città ellenistica, fiorita alla fine del IV sec. a.C. La maggior parte delle costruzioni, le cui grandiose rovine possiamo ora ammirare, risalgono ai primi tre secoli della nostra era. La Siria diventa romana nel 63 a.C., però Palmira rimane un principato arabo autonomo e, secondo Plinio il Vecchio, gode di una privilegiata posizione di equilibrio fra il primo impero romano e quello dei Parti. L'annessione all'impero avviene forse all'epoca di Tiberio (4-37 d.C.) ed è il chiaro risultato di una fusione di interessi economici fra Palmira e Roma, che è allora signora dei porti siriani, anatolici ed egiziani. Dopo la caduta di Petra nel 106 d.C., Palmira dispone delle più importanti strade dell'oriente e raggiunge il massimo splendore iniziando poi a decadere con la nascita dello stato sasanide, verso il 228, e la perdita graduale del controllo delle vie di comunicazione commerciale. Il compito di riassestare l'economia viene affrontato da Odenato, il capo di una nota famiglia araba, il quale riceve dai Romani il titolo di "Corrector Totius Orientis". Dopo il suo misterioso assassinio sale al trono sua moglie Zenobia che sottomette la Siria intera, occupa l'alto Egitto e l'Anatolia. La regina Zenobia, indissolubilmente legata al nome di Palmira, simboleggia la competenza politica, l'abilità diplomatica, l'intraprendenza commerciale, la destrezza economica, l'amore per la propria terra e la determinazione a difenderla, qualità che da sempre caratterizzano il popolo arabo. Il fascino leggendario della regina aleggia ancora oggi tra i resti della città carovaniera. Del fruscio dei suoi veli, del galoppo delle sue truppe ci parla il vento della sera che scende dalle montagne, accarezza le palme e si perde nel deserto infinito. Quando la grandezza di Palmira diventa un pericolo per la potenza imperiale di Roma, Aureliano vi pone immediatamente fine. Assedia quindi Palmira e la città si arrende. Zenobia è condotta prigioniera, catturata mentre fuggiva verso l'Eufrate. A causa di una rivolta del popolo palmireno al dominio di Roma, Aureliano incendia e saccheggia la città. Ecco le parole di Aureliano che tenta di discolparsi per la vandalica missione: "Apprendo, padri coscritti, che mi si rimprovera come un'azione indegna di un uomo, di aver trionfato di Zenobia. Ma quegli stessi che mi biasimano, non mi rifiuterebbero i loro elogi se sapessero di quale donna essi parlano; se ne conoscessero la prudenza nei consigli, la perseveranza nelle discussioni, la fermezza verso i soldati, la liberalità allorché l'occasione lo richiede, la severità quando le circostanze lo esigono". Zenobia figura nel corteo che celebra il trionfo di Aureliano nel 274 e conclude i suoi giorni non lontana da Roma. Palmira non riuscirà mai più a risollevarsi dal disastro subito. Seconda colazione, cena e pernottamento.
 

5° giorno PALMIRA/BAALBECK/DAMASCO

Prima colazione e partenza per Baalbeck, in territorio libanese, ai piedi del versante occidentale dell'antilibano e ai margini della piana della Beqaa in un paesaggio splendido. Della città antica resta un insieme colossale dominato da splendidi templi: l'acropoli con il tempio di Giove e le sue gigantesche colonne corinzie, il tempio di Venere e quello di Bacco abbellito da un grandioso colonnato. La città ha origini che si perdono nella notte dei tempi: vi si onorava il dio fenicio Baal-Shamash o Hadad, incarnazione del sole, padrone del mondo, fratello gemello del dio egizio Amon-Ra. In seguito si sovrapposero i culti al dio greco Heliopolis e a quello romano Giove insieme a molti altri culti per divinità minori che realizzarono un pantheon mitologico complesso e originale dando luogo ad una cultura eclettica che in un certo senso unì l'oriente all'occidente. Di conseguenza la mole dei monumenti visibili, i cui stili assimilano le conoscenze classiche dei romani a quelle orientali, impressiona e stupisce chiunque: come hanno potuto i costruttori trasportare gli enormi massi pietrosi, sicuramente da molto lontano, e posizionarli in maniera così aerea ed armoniosa? Come è stato possibile erigere a quei tempi le 54 colonne tuttora più grandi del mondo alte 22 metri e con un diametro di 2,2? Non vi sono che risposte circondate di mistero che strizzano l'occhio a possibili interventi di uomini straordinari venuti da molto lontano. Seconda colazione in ristorante locale. Nel tardo pomeriggio partenza per Damasco. Cena e pernottamento.
  

6° giorno DAMASCO

Prima colazione e intero giorno dedicato alla visita della città. In particolare si visitano il museo nazionale, la grande moschea degli Omayyadi, la moschea Techie Suleimanie, riguardevole esempio di architettura ottomana dove è possibile ritrovare begli oggetti di artigianato artistico, il palazzo Azem con il museo delle arti e tradizioni popolari e nel quartiere antico la chiesa di San Paolo, la Cappella di Anania, la Via Recta, Bab el-Sharqi e Bab el-Tuma (porta dell'Est e porta di San Tommaso). A conclusione visita dei vecchi suq di al Hamidiyye. Seconda colazione in ristorante locale. Cena e pernottamento.
 

7° giorno DAMASCO/SHAHBA/QANAWAT/ SUWEIDA/BOSRA/DAMASCO

Prima colazione e partenza per una escursione dell'intero giorno per la visita delle più significative città della valle dell'Hauran. A circa un'ora di strada da Damasco (90 Km), in un avvallamento fertile che si estende tra il Jebel al-Arab ed il Golan si trovano, ora occupate da un villaggio, le rovine dell'antica Filippopolis, così chiamata in onore di Filippo l'Arabo ed oggi conosciuta come Shahba. Figlio di uno sceicco arabo, ottenne la cittadinanza romana e nel 244, durante la guerra persiana, fece uccidere l'imperatore Giordano III ed egli stesso fu proclamato imperatore ottenendo il riconoscimento del senato. Sono visibili un piccolo museo, un teatro romano in rovina, avanzi di templi, di terme, di un acquedotto e delle mura di cinta. Quello che però più conta è il semplice villaggio con il ritmo della vita scandito dall'alternarsi dei lavori nei campi. A 10 Km da Shahba si trova Qanawat, la città drusa un tempo chiamata Canatha dai Nabatei e dai Romani, dove sorgono monumenti del II secolo (il tempio di Giove, quello di Helios ed il ninfeo) ed una basilica del IV secolo. Nel 60 a.C. divenne una città della Decapoli romana, grazie alla sua splendida posizione e poté godere di una certa floridezza fino al II secolo d.C. Anche oggi come un tempo il villaggio è morbidamente adagiato in una valle ricca di alberi, frutteti, prati e campi coltivati secondo tradizioni antiche. Proseguendo per altri 7 Km si giunge a Suweida. È l'antica Dionisyas fondata dai Nabatei nel I secolo a.C. ed oggi capoluogo di provincia. Vi si trovano alcune tracce di età romana, le rovine di una basilica del IV-V secolo ed un bel museo dove sono conservati molti oggetti di epoche successive ritrovati nell'Hauran, soprattutto terrecotte preistoriche e statue in basalto. Inoltre una parte del museo ricorda le tradizioni popolari. Molto interessanti sono i mosaici del IV secolo che provengono da Shahba. Proseguimento per Bosra percorrendo altri 30 Km circa e dove si giunge per la seconda colazione. La città si trova vicino all'attuale confine siro-giordano. Cosmopolitico centro commerciale ha svolto un ruolo fondamentale nella politica, nella cultura e nell'economia del mondo arabo, trovandosi all'incrocio delle grandi carovaniere che collegavano il golfo arabo-persico con il bacino del Mediterraneo e la penisola arabica con la periferia meridionale dell'impero bizantino. Nel VII secolo d.C. la fama di Bosra eguagliava quella di Damasco ed era nota nei più remoti paesi dell'oriente favoloso. A Bosra, durante il mese di Rajab, si teneva un grande mercato che si prolungava per tre giorni ed al quale convergevano le carovane delle più lontane regioni del mondo arabo, fin dallo Yemen, lungo la mitica pista che, costeggiando il Mar Rosso, attraverso le oasi di Mecca e di Tayf raggiungeva la Siria. Agli occhi del mondo arabo, ancora pagano o superficialmente cristianizzato, la fama di Bosra era legata alla leggiadria ed all'eleganza delle chiese e dei monumenti in pietra nera che colpivano la fantasia delle tribù del deserto e di coloro che la visitavano, provenienti dall'arida penisola arabica. Sembra che nel primo periodo islamico Bosra si presenti come il simbolo della vita urbana ed al tempo stesso come il cuore della civiltà cristiana. A Bosra, famosa per il teatro romano, ancora oggi in funzione per 15.000 spettatori, racchiusi all'interno della fortezza del XII secolo, come preziosi gioielli in un fantastico scrigno, possiamo ritrovare i segni dell'antico splendore. Della porta est si conserva un arco nabateo del I secolo a.C., uno dei pochi monumenti nabatei di Siria, insieme ad un bacino per la raccolta delle acque ed ai resti di un tempio, in parte ancora da disseppellire. La porta ovest, Bab al-Hawa (del vento) è testimoniata da un arco a due volte sovrapposte e lungo il decumano si apre un'altra porta del II sec. d.C., Bab al-Qandil (della lanterna). La cattedrale ci mostra grandiosi ruderi, relativi soprattutto alla complessa e ricca abside. Fu dedicata tra la fine del 512 e l'inizio del 513 dall'arcivescovo Giuliano ai santi martiri guerrieri Sergio, Bacco e Leonzio. Era decorata all'interno da un ornamento pittorico molto interessante per gli studiosi, data la presenza del cammello, tipico elemento iconografico delle miniature orientali. Si tratta di una rara testimonianza della pittura siriana del periodo medioevale ed allo stesso tempo, di un documento della lunga vita liturgica della chiesa e la prova della pacifica convivenza di musulmani e di cristiani a Bosra. Rientro a Damasco in serata. Cena e pernottamento.
 

8° giorno DAMASCO/MAALULA/CRAC DEI CAVALIERI/UGARIT/LATAKIA

Prima colazione e partenza per il pittoresco villaggio di Maalula. Alcuni abitanti di questa zona prevalentemente cristiana parlano ancora l'Aramaico, una lingua che risale a 2000 anni prima di Cristo. Anche Gesù parlava questa lingua che purtroppo oggi sta per essere completamente soppiantata dall'arabo. Ne sopravvive il ricordo in questi pochi villaggi a nord di Damasco e in alcuni villaggi a nord di Mosul, in Iraq. Maalula, a ridosso di una parete rocciosa, si presenta graziosamente disposta con le sue casette bianco-azzurre. Si cercherà di visitare entrambi i conventi, quello di San Sergio e quello di Santa Tecla.
Proseguimento per il Crac dei Cavalieri, l'imponente inaccessibile castello arabo, fortificato tra il XII e il XIII secolo dai crociati e poi ceduto per la gestione dei pellegrini cristiani che andavano in Terrasanta all'ordine dei Cavalieri Ospedalieri. Sorprende l'imponenza della costruzione che poteva ospitare autonomamente e per molto tempo migliaia e migliaia di soldati. Seconda colazione e proseguimento lungo la costa alla volta di Ugarit. Verso il 3000 a.C. i Fenici, semiti di provenienza ancora ignota, si stabilirono sulla costa di Canaan, abitata da genti di cultura paleolitica e neolitica, e fondarono numerosi porti e città tra le quali Ugarit (l'antica Ras-Shamra), situata di fronte alle coste orientali di Cipro. Città dedita principalmente al commercio marittimo, grazie alla sua posizione privilegiata intrattenne rapporti vantaggiosi sia con i popoli occidentali (Cretesi e Micenei), sia con quelli orientali (Assiri). Il commercio favorì indubbiamente gli interscambi e gli influssi artistici e rese possibile l'esistenza di un fiorente artigianato. Fu ad Ugarit che nel XV secolo a.C. si inventò un alfabeto di sole consonanti, al quale devono la loro esistenza tutte le scritture occidentali. Si tratta di 22 segni (ogni segno corrisponde ad una sola lettera) di forma piuttosto semplice e di un cuneo di separazione interposto tra le parole. Ricordiamo, come abbiamo osservato, che le forme di scrittura pre-esistenti consistevano nei caratteri geroglifici e cuneiformi che attribuivano un significato figurativo e non vocale ai segni. Le tavolette d'argilla che riportano questa scrittura e venute alla luce nel 1929 ci permettono di conoscere le idee religiose, fiorite da una ricca mitologia, attraverso contatti culturali con gli Ebrei e col mondo dell'Oriente antico. Sono stati scoperti inoltre notevoli esempi di manufatti lapidei, anche se gli artigiani fenici non hanno mai dimostrato in tale lavorazione una particolare abilità. Con la comparsa di tutti questi documenti comincia a rivivere la gloria di popoli regali formati da cortigiani, possidenti terrieri ed agricoltori che vivevano in queste terre ancor prima dell'arrivo degli Israeliti. Ora conosciamo i problemi quotidiani che il governo doveva affrontare, gli affari esteri ed il contenuto dei trattati con i re vicini e conosciamo perfino il caso di una principessa straniera sposa di un re di Ugarit e giustiziata per adulterio. Alcune tavolette elencano accuratamente la dote delle principesse straniere, secondo l'usanza, altre addirittura descrivono l'arredamento e scene di vita familiare. Eppure non è tutto: gli scavi, proseguiti quasi ininterrottamente per oltre 50 anni e tuttora in corso, non hanno rivelato che una parte dei segreti di Ras-Shamra. Per il momento i numerosi reperti e le migliaia di tavolette hanno arricchito i musei di Aleppo, di Damasco ed il Louvre di Parigi. Gli scavi hanno inoltre messo in luce un'acropoli, un'area in cui sorgevano palazzi, quartieri di case, laboratori, depositi, mura e templi del XII secolo. Arrivo a Latakia in serata. Cena e pernottamento.
 

9° giorno LATAKIA/HAFFE/APAMEA/HAMA

Prima colazione e partenza per Haffe situata sulla catena dell'Ansariya, a soli 33 Km da Latakia, celebre perché nelle immediate vicinanze vi sorge una delle prestigiose fortezze siriane medievali, quella di Shayud, denominata Saone dai Franchi e oggi detta di Saladino a ricordo della conquista araba del 1188. Posizione fortificata di origini molto antiche, doveva essere un punto strategico controllato dai Fenici. Nel X secolo d.C. apparteneva ai Bizantini ed all'inizio del XII passò nelle mani dei Crociati. Impressionante per le dimensioni e per la bellezza selvaggia del luogo, innalzato con tecniche architettoniche che, ancora oggi, destano stupore ed ammirazione, troneggia su una cresta rocciosa a forma di cuneo, delimitata da due profondi valloni boscosi. Proseguimento per Apamea, città che, con Antiochia sull'Oronte e Seleucia sul Tigri, fu al centro di un immenso impero che, all'inizio del III secolo a.C., si estendeva dal Mediterraneo orientale alla valle dell'Indo.
Seconda colazione e nel pomeriggio proseguimento per Hama, sull'Oronte. Qui sono ancora in funzione alcune grandi norie utilizzate fin dal XIV secolo. È la perfezione di un sistema idraulico che funziona fin dall'antichità: il cigolare lento delle norie, mosse dall'eterno scorrere del fiume, distribuisce acqua ai giardini e alle case della città. Cena e pernottamento.
 

10° giorno HAMA/EBLA/SAN SIMEONE/ALEPPO

Prima colazione e partenza per Ebla. Qui, nell'autunno del 1975, il piccone di un operaio della missione archeologica guidata da Paolo Matthiae affondò in un angolo dell'archivio reale, portando alla luce alcune tavolette in caratteri cuneiformi fittamente incise e datate 2300 a.C. In seguito, nel corso degli anni, ne sono state recuperate oltre 2000 che recano più di 15000 testi scritti nell'antica lingua semitico-eblaita, ancora oggi oggetto di laboriose traduzioni. Visita del piccolo ma interessante museo di Idlib dove sono conservati innumerevoli reperti rinvenuti ad Ebla. Proseguimento con la visita della più importante "città morta" dell'alta Siria: San Simeone. Visita della basilica dove 15 secoli fa visse e predicò il Santo stilita. Il luogo, divenuto per molti secoli centro di culto e pellegrinaggio, conserva un fascino e una suggestione senza eguali. Seconda colazione in corso di viaggio. Arrivo ad Aleppo in serata. Cena e pernottamento.
 

11° giorno ALEPPO

Prima colazione ed intero giorno dedicato alla visita della città. Aleppo, dopo Damasco, è la più importante città siriana. La sua cittadella è stata edificata nella sua forma attuale dagli Arabi nel XII secolo ma, sebbene sia stata successivamente sottoposta a parziali modifiche, costituisce ancora un valido esempio di architettura militare musulmana. Visita del museo nazionale, dei quartieri della città vecchia con cortili in stile ottomano, della grande moschea e dello splendido suq. Seconda colazione in ristorante locale. Cena e pernottamento.
 

12° giorno ALEPPO/ROMA

Prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Roma. Arrivo in tarda mattinata. 


Travel Italy Home Page Pagine realizzate da
  Travel Italy