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Pantheon

Il Pantheon è l'unica costruzione sacra dell'era imperiale completamente conservata fino ad oggi in tutta la sua struttura architettonica

A volere questo tempio, dedicato alle sette divinità planetarie, fu M. Vespasiano Agrippa, il genero di Augusto: l'edificio faceva parte del suo progetto urbanistico del 25 a.C. Distrutto da un incendio, fu completamente ricostruito nel 120 d.C. dall’imperatore Adriano, che non collegò il proprio nome a nessuno degli edifici da lui costruiti, anzi, in questo caso, fece addirittura rimettere sul timpano del pronao l'antica iscrizione che si riferisce al primo costruttore.

Il pronao è sorretto da sedici grandi colonne di granito grigio e rosa con capitelli corinzi; i portali di bronzo sono rimasti, i bassorilievi che ornavano il muro frontale del pronao non ci sono più, perché furono smontati e fusi da Urbano VIII Barberini per farne in parte cannoni per Castel Sant'Angelo, in parte colonne dell'altare della basilica di San Pietro.

Nel 1658 Clemente IX fece costruire una grata di ferro per porre fine al mercato, che da generazioni si era installato tra le colonne.

 Il diametro della cupola è identico all'altezza interna, le nicchie principali ospitano le statue degli dei planetari secondo la concezione tolemaica dell'universo (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno). La cupola, larga 43,30 m, era la più ampia in assoluto fino a quando fu completata la costruzione di quella di San Pietro, più larga di 78 cm e notevolmente più alta, frutto degli studi accurati di Bramante e di Michelangelo.

Costruita con un procedimento molto simile all’odierna colata di cemento, il materiale era malta di pozzolana. Il muro alla base è spesso 6 m, mentre nel punto più alto lo spessore è di 1,5 m e presenta un'apertura, un tempo rivestita di bronzo, che fa entrare un largo fascio di luce che a mezzogiorno illumina l'ingresso.

Il diametro di questo “occhio” è di 9 m. Il pavimento è leggermente concavo e nel centro ci sono dei canaletti che fanno defluire l'acqua piovana.