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I Palazzi della Nobiltà

La presenza del papato a Roma ha indubbiamente influenzato fortemente la storia della città, influenzando anche il suo sviluppo urbanistico e monumentale. Il patronato di papi e cardinali, sostenuto da enormi risorse finanziarie provenienti da tasse sempre più pesanti imposte alla popolazione romana, ha lasciato copiosi esempi del lusso con cui le famiglie nobili amavano circondarsi. Oggi è ancora possibile visitare alcuni di questi splendidi palazzi, fortunatamente aperti al pubblico, dove non è difficile immaginare la sontuosa vita che si svolgeva al suo interno.

L'imponente Palazzo Doria Pamphilj, sede di una delle più prestigiose collezioni d'arte comprendente opere di Caravaggio, Raffaello, Tiziano, Velasquez e Bernini, è tuttora proprietà della famiglia nobile, che vive in un'ala dell'edificio che non è visitabile pubblico. Visitando le splendide sale, decorate con i preziosi arredi originali, sembrerà come se avessi fatto un salto di due o tre secoli indietro nel tempo, perché tutto è rimasto com'era. La storia dell'edificio, che nel XVI secolo era di proprietà degli Aldobrandini, è strettamente legata alle vicissitudini della famiglia di cui porta oggi il nome. Giovanni Battista Pamphilj, papa del 1644 con il nome di Innocenzo X, aveva costruito per sé e la sua famiglia lo splendido palazzo di Piazza Navona, oggi ambasciata del Brasile e quindi difficile da visitare. Secondo la tradizione, suo nipote Camillo fu nominato cardinale nipote, o meglio, come si diceva a quel tempo, "maestro cardinale", perché univa così tanti uffici che era, in pratica, il vero governatore dello Stato della Chiesa. Camillo, tuttavia, si innamorò di Olimpia Aldobrandini, che sposò dopo aver abbandonato il viola, suscitando grande indignazione nel suo papa zio e sua madre Olimpia Maidalchini. Quando la situazione si è raffreddata, la giovane coppia, che si è sposata in segreto fuori Roma, ha deciso di venire a vivere nel Palazzo Aldobrandini, che è stato ampliato e reso più bello, adatto a contenere il nucleo originario della collezione d'arte che può ancora essere ammirata oggi.

Continuamente abbellito nei secoli, il palazzo suscitò lo stupore e l'imbarazzo del Kaiser Wilhelm Il di Germania che, partecipando ad un ricevimento nel 1882, sentì il bisogno di scusarsi per non poter restituire tale ospitalità.

Da Piazza del Collegio Romano è possibile fare una piacevole passeggiata fino a Piazza della Minerva, percorrendo la Via del Piè di Marmo con i suoi caratteristici negozi. Il nome insolito deriva da un grande piede di marmo, che un tempo apparteneva a un'antica statua colossale, che oggi si trova all'inizio della Via di Santo Stefano del Cacco. Originariamente il piede si ergeva lungo la strada che porta ancora il suo nome, ma dovette essere rimosso nel 1878 perché ostruiva il passaggio del corteo funebre di Vittorio Emanuele Il sulla strada per il Pantheon.

Attraversando Via del Corso, arriviamo a Piazza Santi Apostoli, dove troviamo il Palazzo Colonna, un altro lato di una prestigiosa collezione d'arte, che appartiene ancora alla famiglia nobile. Il Colonna celebrò nel 2000, con una sontuosa accoglienza, il 900 ° anniversario della nascita della loro dinastia. Facendo riferimento alla magnifica vita che è sempre esistita qui, basta pensare all'usanza della festa dei Santi Apostoli, celebrata il 1 ° maggio. In questa occasione, in passato, dalle finestre del palazzo rivolte verso la chiesa dei Santi Apostoli, cibi e prelibatezze usavano "essere gettato in mezzo alla gente, che avrebbe combattuto l'uno con l'altro per mettere le mani sulle leccornie, e poi essere colpito da una pioggia di acqua fredda. Tutto questo ha avuto luogo davanti agli occhi divertiti dei nobili e del clero che hanno assistito alla scena. Un membro eccezionale della famiglia fu Marcantonio Colonna, il vincitore nel 1571 della Battaglia di Lepanto, che pose fine alla dominazione turca nel Mediterraneo. L'episodio è commemorato negli affreschi che adornano le stanze, e anche nelle sontuose mensole che hanno come base le figure di schiavi turchi in catene. Sui gradini che conducono alla galleria d'arte è conservata una palla di cannone sparata dal Gianicolo, che qui rimane incastonata, durante i combattimenti tra i francesi e le truppe garibaldine nella difesa della Repubblica romana nel 1849.

La magnifica arte gallely, una delle più belle di Roma, è stata la scenografia della famosa scena finale del film Vacanze Romane, con Audrey Hepburn e Gregory Peck.

Scendendo da Via della Pilotta e svoltando a destra in Via del Tritone, arriviamo a Piazza Barberini, dove possiamo visitare uno degli edifici più imponenti di Roma: Palazzo Barberini. L'elegante dimora aveva lo scopo di mostrare la posizione di prestigio occupata dalla famiglia in seguito all'elezione al trono papale di Urbano VIII nel 1623. L'intenzione fu raggiunta perfettamente grazie ad un'eccezionale triade di artisti - Bernini, Borromini e Pietro da Cortona - che lavorato insieme, lasciando uno degli esempi più vivaci del periodo barocco. Bernini e Borromini, la cui collaborazione era piena di polemiche e risentimenti, erano responsabili della parte architettonica, che era stata iniziata da Carlo Maderno. Infatti, fu Maderno a concepire un progetto innovativo, non chiuso con un cortile al centro, secondo la tradizione rinascimentale, ma aperto, con ali parallele unite da un volume centrale. Uno degli elementi più degni di nota del palazzo sono le scale: il Bernini a sinistra, largo e solenne, a pianta quadrata; Borromini è a destra, più piccolo ma pittoresco, con una forma elicoidale. Pietro da Cortona dipinse la volta della grande sala, con il Trionfo della Divina Provvidenza, giustamente considerata una delle vette della pittura barocca. La straordinaria composizione è una complessa allegoria che intende esaltare la famiglia del pontefice regnante, espressa con un linguaggio pieno di movimento, potenti effetti chiaroscurali, forme fluide e prospettive audaci e invenzioni illusionistiche.

Il sontuoso palazzo, che oggi ospita la Galleria Nazionale di Arte Antica, con dipinti di Filippo Lippi, Raffaello, Tiziano e Caravaggio, fu estremamente affascinante per Gabriele D'Annunzio, che, per un certo periodo, visse in Via Quattro Fontane, di fronte a il Palazzo.

Una piacevole passeggiata lungo la Via Veneto conduce a Villa Borghese, la villa più rinomata (parco) di Roma. Alla fine del Viale del Museo Borghese, è possibile vedere l'edificio che ospita la Galleria Borghese. È sorprendente notare quanti capolavori sono concentrati in un solo posto; questo grazie alla volontà del cardinale Scipione Borghese che, all'inizio del XVII secolo, usò tutti i mezzi, sia nel bene che nel male, per raccogliere questi inestimabili tesori. Non esitò ad avere la bellissima "Discesa dalla Croce" di Raffaello rubata durante la notte dalla chiesa di San Francesco a Perugia, causando una rivolta dei cittadini; usò una scusa banale per confiscare 107 dipinti del famoso pittore Cavalier d'Arpino, e fece addirittura imprigionare il pittore Domenichino, colpevole di non volergli consegnare la splendida Diana Cacciatrice, dipinta per un altro cliente. Il suo occhio esperto e l'insolito talento nel riconoscere nuovi talenti hanno portato il cardinale a circondarsi di giovani artisti che hanno prodotto autentici capolavori per decorare le sale della galleria. Tra questi, uno che spicca è Gian Lorenzo Bernini che, a soli ventitré anni, ha prodotto magnifici gruppi scultorei come Apollo e Dafne, Aeneas Fuga dal fuoco di Troia, Ratto di Proserpina e David. Anche da Bernini è il ritratto scultoreo del padrone di casa, Scipione. Stranamente, ce ne sono due, apparentemente identici, disposti l'uno accanto all'altro.

Ciò è dovuto al fatto che, durante la scultura del busto, lo scultore si rese conto che il blocco di marmo su cui stava lavorando era difettoso, e in una notte, per evitare di deludere il suo grande mecenate, riuscì a produrre una seconda versione. Nei primi anni del 1800, Camillo Borghese, che aveva sposato Pauline, sorella di Napoleone Bonaparte, fece fare a Antonio Canova il famoso ritratto di sua moglie raffigurato come Venus Victrix. La scultura è così bella e perfetta che, per poterla ammirare interamente, Canova concepì un meccanismo che permetteva alla statua di ruotare, con grande stupore degli ospiti della villa.

E pensare che questa era solo la casa di campagna! In realtà, l'attuale Palazzo Borghese, dove viveva la famiglia, si trova in Via della Fontanella Borghese. Chiamato il "cembalo" (il clavicembalo) per la sua particolare forma, l'edificio purtroppo non è aperto al pubblico.