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I Luoghi dei Santi

La storia antica e moderna della Roma cristiana può essere ben rappresentata dalle figure di santi, di diverse nazionalità, che hanno vissuto o soggiornato in città. Ciascuna di queste figure costituisce, per l'attività svolta nel campo spirituale e sociale, lo specchio della realtà storica della sua epoca. Oltre ai santi Pietro e Paolo, che hanno sofferto il martirio a Roma, e ai quali sono dedicate le grandi basiliche in Vaticano e sulla Via Ostiense, numerosi altri santi sono giunti nella capitale pontificia, lasciando tracce importanti.

Il seguente itinerario illustrerà solo alcuni dei luoghi, dove l'accesso al pubblico è più facile.

In Via Monserrato sorge la Chiesa di San Girolamo alla Carità, costruita, secondo la tradizione, sopra la casa della matrona Paola che ospitò San Giacomo, chiamato a Roma nel 382 da papa Damaso. Nel XVI secolo, Papa Clemente VII donò la chiesa e il convento adiacente a una confraternita fiorentina, la "Compagnia della Carità", che ebbe il privilegio di avere con loro per oltre vent'anni il loro connazionale San Filippo Neri, che fondò il suo proprio oratorio qui nel 1551. Le stanze del convento furono anche utilizzate, ad esempio, da San Carlo Borromeo, San Lorenzo di Loyola e San Felice da Cantalice.

Nel 1654 la cappella Spada, la prima a destra dell'ingresso, fu costruita nella chiesa. A lungo ritenuto essere l'opera di Borromini, è molto probabilmente attribuibile al padre oratoriano Virginio Spada. La decorazione marmorea delle pareti simulava, imitando le tombe a camera etrusche, gli arazzi damascati domestici, su cui sono appesi medaglioni con i ritratti dei defunti.

Da Via Monserrato raggiungiamo la Piazza della Chiesa Nuova, dominata dalla facciata della chiesa, chiamata anche Santa Maria della Vallicella, costruita tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. La chiesa fu donata nel 1575 da Papa Gregorio XIII alla Congregazione dell'Oratorio, guidata da San Filippo Neri. Nella chiesa, che custodisce pregevoli dipinti di Pietro da Cortona, Federico Barocci e Rubens, sono custoditi i resti del Santo, contenuti in un cristallo alla fine del lato sinistro del transetto.

Dalla sagrestia della chiesa raggiungiamo le Stanze di San Filippo (per visitarle, applicare al sacrestano), che sono su due piani. È ancora possibile visitare la piccola cappella privata del santo e la sala rossa, in origine la dispensa del convento. Nella cappella interna di San Filippo è conservata anche parte della muratura della camera da letto del Santo, distrutta da un incendio nel 1620. Infine, di particolare interesse sono le reliquie e le opere d'arte esposte nelle sale.

La chiesa ha anche un'ampolla con il sangue di San Pantaleone che, ogni 27 luglio, festeggia il santo, liquefa e bolle. La Chiesa non ha ancora pronunciato ufficialmente il fenomeno, che avviene simultaneamente in altre città come Ravello e Madrid.

Per visitare la Sala di Santa Caterina da Siena, raggiungiamo il Pantheon, vicino al quale troviamo la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Sotto l'altare maggiore è esposto il corpo del Santo, patrono d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi; manca però la testa, ed è custodita nella Chiesa di San Domenico a Siena. Dalla sacrestia passiamo nella saletta dove morì il Santo il 29 aprile 1380. La stanza, originariamente nella casa di Paola Del Ferro, che offrì ospitalità a Caterina (in Via di Santa Chiara 14), fu trasportata qui nel 1637, insieme agli affreschi distaccati di Antoniazzo Romano (1482).

Santa Caterina da Siena è spesso ritratta nel momento in cui sposa Cristo in quello che è stato definito il Matrimonio Mistico. Si dice, infatti, che durante la notte di Carnevale del 1367, Cristo apparve a Caterina e le diede una fede nuziale, che teneva al dito per sempre, anche se era invisibile agli altri.

Dopo una breve pausa arriviamo facilmente in Piazza del Gesù, dove troviamo la casa dei gesuiti, costruita tra il 1599 e il 1623, come sede della Compagnia di Gesù, su progetto di Girolamo Rainaldi. All'interno (ingresso su Via delle Botteghe Oscure) è possibile visitare le Stanze di San Lorenzo di Loyola. Il monaco spagnolo, che fondò l'Ordine dei Gesuiti, si trasferì a Roma, nella sede della Compagnia di Gesù, dove morì nel 1556. Le stanze, che si raggiungono attraverso un corridoio splendidamente affrescato da Andrea Pozzo nel 1695, furono usate da Ignazio, che è ricordato qui con cimeli e arredi. Di particolare interesse è la visita alla stanza in cui il Santo ha studiato e dormito, così come la cappella in cui è morto.

Nella chiesa del Gesù, i resti di S. Ignazio sono sepolti nella tomba dell'altare, nel transetto sinistro, con bassorilievi di Alessandro Algardi.

Vi consigliamo di continuare la visita al Monastero delle Oblate a Tor de 'Specchi, aperto solo il 9 marzo, in Via del Teatro di Marcello 40, dove Santa Francesca di Roma, patrona di Roma insieme ai SS. Pietro e Paolo, vivi. Insieme a un gruppo di undici compagni, la nobildonna fondò gli Oblati di Maria, una società sotto la Regola di San Benedetto. Le donne devote, senza abbandonare le loro famiglie, si sono dedicate all'adorazione di Maria e alla Carità.

Rimasta vedova a quarant'anni, Frances decise di trasferirsi nella comunità di Tor de 'Specchi fondata da lei, dove morì nel 1440. Il suo corpo, tuttavia, riposa sotto l'altare maggiore della chiesa di Santa Maria Nova, meglio conosciuta come la Chiesa di Santa Francesca Romana, al Foro Romano.

Oltre il Colosseo inizia la Via di San Gregorio, dove sorge la maestosa Chiesa di San Gregorio Magno. È situato nell'area del Monastero di Sant'Andrea, fondato nel 575 sulle proprietà della famiglia di Gregorio. In uno dei tre oratori visibili a sinistra della chiesa, quello di Santa Barbara, San Gregorio era solito nutrire i poveri, offrendo loro i pasti su un tavolo di marmo che è ancora conservato. La leggenda narra che un giorno, mentre Gregory stava servendo la cena a dodici persone povere, una tredicesima persona si unì al tavolo: un angelo, a cui Gregory offrì il cibo. In seguito a questo evento, divenne consuetudine per i papi, fino al 1870, servire la cena del Giovedi Santo a tredici ospiti nell'oratorio del Celio. All'interno della chiesa, alla fine della navata di destra, si trova la Sala di San Gregorio, dove sono esposti un'antica sede in marmo, alcune reliquie del santo, il suo bastone pastorale e la pietra usata come cuscino.