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Ponte Vecchio

Come suggerisce il suo stesso nome, è il più antico ponte di Firenze: esiste infatti fino dai tempi della colonia romana, quando aveva piloni in pietra e la carreggiata in legno; distrutto da una piena nel 1117, rifatto interamente di pietra ma nuovamente crollato per la terribile alluvione del 4 novembre 1333, fu ricostrui­to definitivamente nel 1345 (forse dal pittore e architetto Taddeo Gaddi) a tre arcate, molto largo, per accogliere sui due lati le botteghe, previste fin da allora. Inizialmente vi si installarono i macellai (ma più tardi anche pizzicagnoli, fabbri, calzolai, etc.); furono loro che costruirono i caratteristici retrobottega che sporgono sull’Arno, sostenuti da mensole e puntelli. Nel 1591, però, Ferdinando I sfrattò tutti, per concedere le botteghe solo agli orafi, e da allora il ponte è divenuto quasi un’unica vetrina di preziosi, interrotta solo da due piazzole al centro; su quella a valle è un busto di Benvenuto Cellini, “maestro degli orafi”, di Raffaello Romanelli (1900).

Sulla via Guicciardini, che porta dal Ponte Vecchio a Palazzo Pitti, sorge nella piazzetta omonima, la Chiesa di S. Felicita, eretta sull’area di una basilica paleocristiana del IV secolo; rimaneggiata più volte, ha l’aspetto che le conferì il Ruggieri nel XVIII secolo. La parte anteriore-superiore della chiesa è attraversata dal Corridorio Vasariano che vi si apre con un palchetto dal quale la corte medicea poteva assistere alle funzioni religiose, giungendo per vie interne da Palazzo Pitti. All’interno, nella Cappella Capponi (la prima a destra), è collocata sull’altare la bellissima Deposizione del Pontormo (c. 1528), raffinata composizione dai colori diafani e cangianti; alla parete destra un 'Annunciazione, ancora del Pontormo. In sagrestia si trova un bel polittico di Taddeo Gaddi. Al termine di via Guicciardini, si staglia a sinistra l’imponente mole dorata di Palazzo Pitti.