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Palazzo Vecchio

Il Palazzo della Signoria, detto Vecchio dalla metà del XVI secolo, quando i Medici lo lasciarono per trasferirsi nel Palazzo Pitti, fu la residenza delle massime autorità cittadine, centro politico della città (tutt’oggi vi hanno sede il Consiglio e la Giunta Comunale di Firenze) e simbolo concreto della forza e dell’armonia delle istituzioni. Costruito a partire dal 1299, con tutta probabilità ne fu architetto il grande Arnolfo di Cambio. L’edificio originale, un possente cubo di bugnato rustico, diviso in tre piani e ingentilito da belle bifore, è coronato da un ballatoio aggettante su beccatelli, da cui si innalza, potente e bellissima, la torre; sotto gli archetti, fra le mensole, sono i nove stemmi (ripetuti) del Comune di Firenze, fra cui quello più noto, con il giglio rosso in campo bianco. Alcuni dei beccatelli sono muniti di botole (piombatoi) da cui, nel caso non infrequente di sommosse e rivolte, venivano gettati sugli assalitori pietre, olio bollente e piombo fuso. La torre, alta 94 metri, genialmente dislocata fuori asse, fu terminata nel 1310. Il palazzo fu poi ripetutamente ampliato, nel 1343, nel 1495 (dal Cronaca) e, nel XVI secolo, dal Vasari (che lo risistemò ampiamente nell’interno), da Giovanni Battista del Tasso e dal Buontalenti. L’interno del palazzo è ricchissimo di motivi di interesse, per le sale e le opere d’arte contenute. A piano terreno-, il bellissimo cortile michelozziano e la Sala d’Arme (ingresso sul lato sinistro; aperto solo in occasione di mostre temporanee) austera e disadorna, interessante in quanto si tratta dell’unico ambiente trecentesco che sia rimasto inalterato. Al primo piano: il grandioso Salone dei Cinquecento, con l’adiacente Studiolo di Francesco I; la Sala dei Dugento, dei fratelli da Maiano (1472-77), con bellissimo soffitto ligneo a cassettoni (già sede del Consiglio dei duecento cittadini che deliberavano su guerre e alleanze, la sala è oggi sede del Consiglio Comunale); il Quartiere di Leone X, con una cappella e belle sale affrescate con storie della famiglia dei Medici, di Vasari e aiuti (si possono visitare solo le sale di Leone X, di Lorenzo il Magnifico e di Cosimeli, perché nelle altre hanno sede gli uffici del Sindaco e gli Assessori). Nel secondo piano: il Quartiere degli Elementi, di Giovanni Battista del Tasso (1550 c.), ancora una volta con sale decorate da Vasari e aiuti, alcune con begli stipi intarsiati, e col graziosissimo, panoramico Loggiato di Saturno; il Quartiere di Eleonora di Toledo (moglie di Cosimo I) del quale vanno menzionate almeno la Camera di Gualdrada, con un altro bello stipo in ebano e pietre dure, e la Cappella, interamente affrescata dal Bronzino, di cui è anche la bellissima pala sull’altare [Pietà, 1553); la Cappella della Signoria, la bellissima Sala dell’Udienza, di cui sono notevoli il soffitto cassettonato e il portale marmoreo (ambedue dei da Maiano) e in cui si trova, oltre a un bellissimo bancone ligneo eseguito su disegno del Vasari, il famoso, drammatico gruppo bronzeo di Donatello raffigurante Giuditta e Oloferne (1455 c.), la stupenda e sontuosissima Sala dei Gigli, con adiacen­ti la Sala del Mappamondo e la Cancelleria, qui per vari anni fu segretario della Repubblica Niccolò Machiavelli (busto fittile policromo e ritratto in loco) e qui si trova il bellissimo bronzetto originale del Verrocchio (Putto con delfino, 1476) della fontana del cortile. Nel mezzanino (che si raggiunge dal Quartiere degli Elementi) è una serie di 15 sale in cui è ordinata una cospicua Collezione di opere d’arte recuperate in Germania dopo la II Guerra Mondiale; fra i pezzi più notevoli: Afrodite accovacciata, scultura romana del II secolo d.C.; due bellissimi pannelli policro­mi in opus sedile del 331 d.C.; sculture e rilievi greci e romani di varie epoche; passando poi all’arte medievale e moderna, una preziosa tavoletta [Madonna dell’Umiltà) attribuita a Masolino e un’altra, piccolissima, attribuita a Masaccio; una grande Natività di Antoniazzo Romano; Pigmalione e Galatea, del Bronzino; un frammento, appena sbozzato ma bellissimo, della Pietà Rondanini di Michelangelo; Venere e Mercurio presentano a Giove il figlio Anteros, di Paolo Veronese; Leda col cigno del Tintoretto; Ritratto di Elisabetta di Valois, del Coelho; Giuditta con la testa di Oloferne e grande Ritratto equestre di Giovanni Carlo Doria di Rubens; bellissimo Ritratto d’ignoto di Hans Memling; Estasi di S. Cecilia di Bernardo Cavallino; squisito Ritratto di Felicita Sartori di Rosalba Carriera; paesaggi veneziani attribuiti a Francesco Guardi e alla cerchia del Canaletto; infine, la patetica Maternità, del pittore tedesco dell’Ottocento Friedrich von Amerling. Sempre nel mezza­nino sono anche ospitati il Museo degli Strumenti musicali, che raccoglie pezzi antichi e rari di varie epoche e la Collezione Loeser, importante lascito di sculture e dipinti di artisti toscani dal XIV al XVI secolo; fra le opere maggiori sono, per la scultura: due gruppi in terracotta raffiguranti soldati e cavalieri, di Giovan Francesco Rustici (XVI secolo), una splendida Madonna con Bambino, in legno dipinto, attribuita alla scuola di Arnolfo di Cambio e un Angelo marmoreo di Tino di Camaino; fra le pitture: la Passione di Cristo, curiosa opera di Piero di Cosimo (fine XV secolo; «ingegno astratto e difforme», lo definì il Vasari nella Vita a lui dedicata), una Madonna col Bambino di Pietro Lorenzetti (prima metà del XIV secolo) e il notevolissimo Ritratto di Laura Battiferri (moglie dello scultore Ammannati) di Agnolo Bronzino. Infine, è raccomandata la visita alla torre, da cui è un ampio, bellissimo panorama sulla città e i dintorni.