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Palazzo Pitti

Verso la metà del ’400, la presa di potere da parte dei Medici era quasi cosa fatta e Cosimo il Vecchio teneva le redini della città dal suo nuovo palazzo di via Larga; Luca Pitti, un tempo amico, guidava la fazione più ostile a lui e poi a suo figlio Pierò. Luca, appartenente ad una ricca famiglia di mercanti, attribuiva un’importanza decisiva per il proprio prestigio al fatto di riuscire ad avere un palazzo ancor più bello di quello che Michelozzo stava costruendo per i Medici. Scelto il luogo (il colle di Boboli) affidò l’impresa al Brunelleschi, chiedendogli di progettare un edificio che avesse le finestre grandi come le porte di Palazzo Medici e dimensioni tali che potesse contenere quest’ultimo nel proprio cortile. Brunelleschi non si fece pregare (il suo progetto per via Larga era stato a suo tempo scartato da Cosimo) e fornì i disegni attorno al 1445. I lavori iniziarono nel 1457 (dopo la morte del maestro) sotto la guida di Luca Fancelli, allievo di Filippo. La fronte sulla piazza comprendeva solo le sette finestre centrali; era a tre piani, separati da sottili balconate e rivestiti di bugnato rustico. Alla morte di Luca Pitti, nel 1473, il palazzo era ancora incompiuto; caduti in disgrazia i Pitti, i lavori furono ripresi, ironia della sorte, proprio dai Medici, nella persona di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, che acquistò l’edificio e i terreni retrostanti nel 1549. Tra ’500 e ’600 i Medici fecero del palazzo la loro reggia, lo accrebbero, sistemarono a giardino il colle di Boboli, ampliarono il prospetto di nove finestre per lato con Giulio e Alfonso Parigi e decorarono sontuosamente l’interno. Nel XV111 secolo Ruggieri e Poccianti costruirono per i Lorena le due ali laterali porticate (rondò) che abbracciano la piazza. E da notare che ogni intervento architettonico rispettò sostanzialmente i motivi originali brunelleschiani, sia nei materiali che nelle forme. Nel periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia (1865-71) nel palazzo dimorò Vittorio Emanuele II. Dal 1919 è possesso dello Stato italiano, con le sue stupefacenti collezioni, frutto di secoli di amore per l’arte e di interesse per la cultura da parte dei suoi occupanti. Ospita ben sette raccolte, la Galleria Palatina, gli Appartamenti Monumentali, il Museo degli Argenti, la Galleria d’Arte Moderna, la Galleria del Costume, il Museo delle Carrozze e il Museo delle Porcellane.
Dalla porta principale si accede al cinquecentesco, maestoso cortile dell’Ammannati (1558-1570) che creò un incomparabile scenario dominato dalla Fontana del Carciofo, sulla terrazza soprastante. Nella parte inferiore due piccole fontane dedicate ad Ercole: al centro la Grotta di Mose, con statue allegoriche in marmo. Dal cortile, per una scala a destra, si sale al primo piano per accedere alla Galleria Palatina.