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Basilica di San Lorenzo

Basilica antichissima, consacrata nel 393 da S. Ambrogio, fu probabilmente la prima chiesa della città. Rifatta già nell’XI secolo, fu radicalmente rinnovata nel XV su iniziativa dei Medici, dei quali costituiva un pò la chiesa di famiglia. L’ampio, luminoso ed elegante interno è un capolavoro del primo Rinascimento fiorentino: dovuto al Brunelleschi, che l’aveva progettato nel 1420 e ne diresse i lavori dal 1442 alla morte (1446), è a croce latina, in tre navate con cappelletto laterali. Numerosissimi i capolavori che vi sono conservati; fra questi: due pulpiti bronzei di Donatel­lo, in fondo alla navata centrale, ultimo lavoro del maestro (c. 1460), completati alla sua morte da allievi; un bel tabernacolo in marmo di Desiderio da Settignano (metà del XV secolo), di fronte al pulpito di destra; lo Sposalizio della Vergine, bella tela del Rosso Fiorentino (1523), nella seconda cappella destra-, una notevo­lissima Annunciazione, con nella predella Storie di S. Nicola di Bari, di Filippo Lippi (c. 1440), nella cappella sinistra del transetto sinistro; e ancora, un grande affresco raffigurante il Martirio di S. Lorenzo, del Bronzino (1565-69), nella navata sinistra, di fronte al pulpito. Infine, di eccezionale importanza architettonica e artistica, la Sagrestia Vecchia, cui si accede dal transetto sinistro; elegantissima, di una semplicità cristallina nella sua concezione spaziale, esprime in pieno l’idea architettonica del Brunelleschi (1420-29). Gli otto bellissimi tondi nei lunettoni e nei pennacchi (4 con storie di S. Giovanni Evangelista e 4 con gli Evangelisti) sono di Donatello, di cui sono pure le due porte bronzee di fianco all’altare e un bel busto fittile di S. Lorenzo, nel centro della cappella, sotto una grande lastra di marmo, è la tomba di Giovanni di Bicci dei Medici e di Piccarda Bueri, genitori di Cosimo il Vecchio, di Andrea Cavalcanti (1434); alla parete sinistra, inquadrata in un grande arco, è la tomba di Piero il Gottoso e Giovanni dei Medici, figli di Cosimo il Vecchio, eseguita da Andrea del Verrocchio, forse con l’aiuto del ventenne Leonar­do da Vinci (1472).